Capitolo ventinove

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I raggi del sole mi finirono direttamente sul viso, seguiti dal suono della sveglia.

Svogliatamente mi voltai dall'altra parte e la spensi, sospirando e stropicciando gli occhi.

La settimana ricominciava da capo, solita routine: scuola, casa dei ragazzi e casa mia.

Non vedevo l'ora che Summer mi chiamasse per dirmi se era disponibile quel posto di lavoro.

Avevo bisogno di quei soldi, so che probabilmente avrei dovuto aspettare anche io il fine settimana, ma qualcosa potevo farla.

Avrei anche chiamato mia madre nel pomeriggio, per avvisarla che non appena avrei avuto dei soldi sarei tornata a Bradford e - con il suo contributo - avremmo aiutato Trisha e Zayn.

Mi alzai sbadigliando dal letto, dirigendomi direttamente al bagno. Mi soffermai qualche secondo davanti allo specchio, la sera prima avevo dimenticato di togliere il trucco e ora sembravo peggio dei panda.

Presi le salviette struccanti e tolsi il trucco, sciacquando subito dopo la faccia.

Feci i miei bisogni e tornai in camera per cambiarmi. Aprii l'armadio e optai per un jeans nero ad alta vita con una t-shirt bianca messa dentro, una camicia verde a quadri e - per sicurezza - la giacca nera dell'adidas, con le scarpe dell'adidas.

Mi truccai e notai che mancavano già dieci minuti alle otto, così di fretta presi lo zaino, le cuffiette col cellulare e le chiavi dell'appartamento e uscii di casa, dirigendomi verso la scuola.

Infilai le cuffiette nelle orecchie e misi la riproduzione casuale, ascoltando diverse canzoni.

Mentre camminavo pensavo a come avrei fatto per nascondere a Zayn che sarei andata a Bradford per aiutare sua madre.

Passavamo la maggior parte del tempo insieme, avrebbe sospettato qualcosa.

Però potevo benissimo dirgli che stavo andando a trovare mia madre a Londra, quindi non ci sarebbero stati problemi.

Si, avrei fatto decisamente cosi.

Anche perché volevo aiutarli a tutti i costi. Trisha mi ha cresciuta come una figlia e avrei fatto di tutto per aiutarla, anche se nel mio piccolo.

Passai dal bar Mondrian's Skybar, dove lavorava Josh e mi soffermai, entrando per andare a salutarlo.

Aprii la porta del bar e l'aria calda e accogliente - e soprattutto l'odore dei pasticcini appena sfornati - mi accolse non appena entrai, facendo suonare il piccolo campanellino che si trovava sopra la porta, segnando l'arrivo dei clienti.

Mi girai intorno e notai che questo bar non sembrava per niente un pub come lo aveva definiti Josh.

Era troppo accogliente per essere un pub, anche se notai delle insegne a led - momentaneamente spente - delle luci e la palla da discoteca sul soffitto, pensai che sicuramente la sera era tutt'altra storia.

Feci due passi avanti e chiusi la porta dietro di me, camminando verso il bancone, sperando che ci fosse il ragazzo dagli occhi chiari.

Notai un piccolo campanello posto sul bancone e lo premetti, facendo riecheggiare in quel posto accogliente il suono stridulo di quell'aggeggio.

Un ragazzo dai capelli familiari uscì da dietro una porta, sorridendo non appena mi vide.

"Jess!" Quasi urlò, facendo il giro del bancone e venendomi incontro, avvolgendo le braccia intorno al mio busto e stringendomi a se.

Ricambiai l'abbraccio e, con un sorriso sul volto, mi allontanai per guardarlo.

"Sei tornata dal campeggio a quanto vedo" sorrise, portando lo sguardo lungo tutto il corpo, soffermandosi poi finalmente sul mio viso.

Pledge || z.m ||La tua prossima ossessione. Scoprilo ora