Capitolo trentasette

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Sento l'aria iniziare a farsi più pesante e di conseguenza fatico a respirare, le lacrime mi annebbiano la vista e quella foto mi passa davanti agli occhi ripetutamente, nonostante voglia capacitarmi del fatto che non è successo davvero.

Alzo gli occhi al cielo per impedire che altre lacrime scendano dai miei occhi, mentre un singhiozzo colma il vuoto e il silenzio delle quattro mura in cui mi sono rinchiusa, e ciò descrive esattamente il mio stato d'animo: vuoto nel petto, silenzio incolmabile.

Non voglio crederci. Non voglio credere a quello che ho visto, non voglio credere che sia successo realmente. Non mi aspettavo affatto un gesto simile da parte sua, in realtà non mi aspettavo proprio che fosse un ragazzo del genere.

Beh, al solo pensare che quando stavo con Harry ci provava con me.. posso anche crederci.

Forse sto cercando una scusa, forse ho immaginato che lui fosse davvero innamorato di me e che non sarebbe mai arrivato a tutto questo, forse mi sono illusa, annebbiata dalle emozioni che provo nei suoi confronti.

E mi sento una tale stupida in questo momento. Ho sprecato i giorni della mia permanenza lì a Los Angeles - ma anche qui a Bradford - a pensare costantemente a lui, a pensare se lui in quel momento stesse pensando a me, a pensare se in qualche modo sentisse la mia mancanza, se anche lui si perde nei pensieri o nei ricordi che abbiamo condiviso insieme.

E mi ripeto che sono solo una stupida, che devo aprire più gli occhi e vedere la verità, guardare la realtà con altri occhi, con quegli occhi da non innamorata persa di lui. Ma soprattutto mi chiedo, da quanto va avanti questa storia?


Dopo aver passato un'ora abbondante chiusa in bagno per terra e con le spalle contro la porta a rimuginare su ciò che mi è successo nell'ultimo periodo, decido di alzarmi e finalmente andare a dormire, sapendo che non ci sarei riuscita.

Apro delicatamente la porta nel caso Ally si fosse addormentata e, non appena attraverso la soglia, mi accorgo che è cosi, date le luci spente e lei stesa sotto le coperte nella metà del mio letto.

Attraverso la stanza silenziosamente e, prima di spostare le coperte, noto il mio cellulare sul letto, lo schermo leggermente rotto forse a causa della caduta di qualche ora prima. Lo prendo in mano e sblocco il cellulare, non prima di aver visto l'ora: 01.47 am.

Quando lo sblocco, con mio dispiacere, noto che ho ancora aperta l'app di instagram con ancora quella foto. Chiudo gli occhi e faccio un respiro profondo per non ricominciare a piangere e con un gesto rapido chiudo l'applicazione, focalizzandomi sull'arrivo di un messaggio da parte di Josh, in cui mi da la buonanotte. Per quanto sia buono non ho voglia di rispondergli, ancora scossa per l'accaduto di poco fa.

Lascio il cellulare sul comodino e prima di fiondarmi sotto le coperte, osservo con malinconia la felpa che ho indosso e, a malincuore, la tolgo, scaraventandola in un angolo buio della camera.

Indosso una semplice t-shirt e finalmente poggio la testa sul cuscino, coprendomi con le coperte fino alla testa e chiudo gli occhi, sentendo una calda lacrima scivolare sul cuscino, e un'altra, e un'altra.

***

Il mattino dopo mi sveglio a causa dei rumori provenienti da fuori, staranno facendo dei lavori nelle vicinanze alle.. 8.30 del mattino.

Dopo aver controllato l'orario mi lascio cadere nuovamente sul letto a peso morto, pensando alla notte precedente e al fatto che non abbia chiuso occhio, troppo impegnata ad asciugare le lacrime che costantemente scivolavano sul cuscino fino a bagnarlo, e costringermi a girarlo un paio di volte.

Sono rimasta sveglia fino alle quattro e dieci del mattino; fissavo il telefono, indecisa se mandargli un messaggio per dirgli che avevo visto la foto e mandarlo letteralmente a fanculo o chiamarlo direttamente, e mandarlo a fanculo allo stesso modo.

Pledge || z.m ||La tua prossima ossessione. Scoprilo ora