«Sì mamma, tranquilla, è tutto perfetto», le dissi, tentando di fermare il suo senso implacabile di protezione verso di me.
Le raccontai che il mio dormitorio era misto e cominciò a dare di matto, inutilmente a parer mio.
«Me lo diresti se ci fosse qualche problema, vero?», la sua voce sembrava piuttosto allarmata e mi arrivava forte e chiara dall'altoparlante del mio cellulare.
Alzai gli occhi al cielo, perché tanto non poteva vedermi.
«Sì mamma», risposi.
La sentii sospirare. «D'accordo, fa attenzione e ricordati che se vuoi posso chiamare personalmente la segreteria per farti cambiare di stanza. Adesso devo andare a lavoro», dichiarò.
Io scossi la testa divertita. «Non ce ne sarà bisogno, mamma. Buon lavoro», tentai di concludere il discorso, ma lei sembrava non voler cedere.
«Mai dire mai, tesoro», disse ancora.
Lottai contro l'istinto di chiuderle la telefonata in faccia. Odiavo quando era così apprensiva, sapeva benissimo che ero in grado di cavarmela da sola.
Nonostante ciò, però, ero contenta di averla sempre al mio fianco. Per questo motivo cercavo di trattenermi.
«Ciao mamma», dissi soltanto.
La sentii ridacchiare ed io sorrisi d'istinto, poi chiusi la telefonata, misi il blocco al mio cellulare e lo infilai nella tasca posteriore dei jeans.
Stavo camminando lungo il cortile, con lo zaino su una spalla che sobbalzava ad ogni mio passo, andando a sbattere contro la mia esile schiena.
Le lezioni erano appena finite per me e per il resto della giornata avrei potuto rilassarmi, grazie al cielo.
Avevo intenzione di sedermi sotto la grande quercia e leggere nuovamente il mio amato libro.
Peccato che le mie intenzioni andarono a farsi benedire, quando improvvisamente sentii qualcuno infilare la mano nella tasca posteriore dei jeans e sfilarmi il cellulare.
Mi voltai di scatto e mi ritrovai faccia a faccia con colui che aveva il potere di far scattare i miei nervi nel giro di pochi minuti.
I suoi occhi erano duri e profondi, come sempre, il suo sorriso irritante perennemente dipinto sul suo volto.
«Ehi, angelo, devi stare più attenta. Se fossi stato un ladro ti avrei già rubato il cellulare», dichiarò scrutandomi in volto, in cerca di un qualche indizio.
Lo guardai male e gli diedi un pugno sul bicipite, che ero convinta avesse provocato più dolore a me che a lui.
«Innanzitutto, non sono affari tuoi! E adesso dammelo», esclamai.
Un sorriso pervertito fece capolineo sulle sue labbra e non appena colsi il doppio senso lo guardai con disgusto.
«Sei un maiale», borbottai incazzata.
«Mi hanno detto di peggio», replicò ridacchiando.
Non risposi e tentai di riprendermi il telefono.
Tentativi vani, oserei dire, poiché lui sollevò il braccio verso l'alto e per quanto mi potessi sforzare non sarei mai riuscita a raggiungerlo, dato il mio misero metro e sessanta.
«Ti diverti a darmi fastidio, non è così?», sbuffai incrociando poi le braccia sotto il petto, consapevole di essere impotente.
«No, era solo un modo per riuscire a toccarti il culo», rispose tranquillamente, con un'alzata di spalle.
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STORM HEART
Fiksi Remaja[IN REVISIONE] UFFICIALMENTE NELLE STORIE DI TENDENZA. Miglior Risultato: 06/05/17➡#1 in Teen Fiction. 13/05/18➡#1 in Storie d'amore. Sequel of "The time of stars". Il primo impatto che Allison Walker da alla gente è quello di essere la classica bra...
