«Ally! Aspetta!», lo sentii urlare mentre passo dopo passo mi allontanavo da quella stanza.
Corsi giù per le scale, sbattendo contro alcuni studenti, mentre una pioggia di lacrime scorreva imperterrita sul mio viso.
Non riuscivo a credere ai miei occhi, a ciò che avevano visto; non riuscivo a pensare lucidamente, l'unica cosa che volevo fare era andarmene via di lì, lontana da tutto e tutti.
E non mi importava di tutte le persone che mi guardavano come se fossi pazza, non me ne poteva fregare di meno.
Volevo soltanto stare da sola. Solo un po'.
Raggiunsi a grandi falcate la porta d'ingresso, con il cuore in gola e il fiato che cominciava a mancare, ma appena prima di mettere un piede fuori venni afferrata bruscamente per il polso e costretta a voltarmi.
Mi incrociai con un paio di occhi scuri che mi scrutavano seri e curiosi, che poi passarono ad essere preoccupati quando notarono in che condizioni fossi.
«Ally, ma che?» fece per chiedere lui, però lo bloccai ancor prima di cominciare.
Non avevo voglia di prestarmi ai suoi giochetti, non avevo nessuna intenzione di battibeccare con lui, non in quel momento.
Non mentre tutte le certezze che credevo di possedere crollavano come castelli di sabbia, travolti da una furiosa onda.
«Lasciami andare», singhiozzai e, con mia grande sorpresa, mollò subito la presa.
Ci guardammo per un breve, brevissimo istante, ma poi mi voltai e uscii da quel luogo che cominciava ad andarmi stretto.
Prima mi allontanavo da quella confraternita, prima potevo tornare a respirare a pieni polmoni, mi dissi.
E lo speravo sul serio.
Soltanto che, una volta dentro la mia camera, mi concessi di crollare definitivamente.
Mi gettai sul mio letto, strinsi il cuscino al petto e lo avvicinai alla bocca, in modo da soffocare i singhiozzi il cui rumore aleggiava in tutta la stanza.
Silenzio, assordante silenzio era calato attorno a me, peccato che il chiasso si trovasse all'interno della mia testa.
Ogni qual volta che battevo le palpebre, che chiudevo gli occhi per un istante, solo uno, rivivevo la scena di poco prima.
Rivivevo il tradimento e il dolore e la rabbia crescevano sempre di più ad ogni secondo che passava.
Era come se tutto il mondo stesse girando al contrario, come se l'universo intero mi fosse nemico.
Non riuscivo mai a fare andare le cose per il verso giusto perché, evidentemente, forze superiori me lo impedivano.
O forse ero soltanto io il problema.
Il mio cellulare cominciò a squillare, mentre il nome dei miei migliori amici compariva sul display: volevo rispondere, dire loro che andava tutto bene, che ci pensavo io a me, che potevano continuare a divertirsi, che era soltanto un graffio.
Volevo, si, ma non ne avevo la forza.
Quando la suoneria cessò, notai undici messaggi da parte di Will.
Non volevo leggerli, non volevo sentire le sue squallide e banali scuse, ma non riuscii a fare altrimenti, così ne aprii uno, soltanto uno.
"Amore mi dispiace, posso spiegarti... ti prego rispondimi! Io ti amo."
Non appena lessi l'ultima frase, lanciai il cellulare contro il muro, che si schiantò e si ruppe in tanti pezzettini.
Aveva il coraggio di dirmi ancora che mi amava, come poteva?
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STORM HEART
Teen Fiction[IN REVISIONE] UFFICIALMENTE NELLE STORIE DI TENDENZA. Miglior Risultato: 06/05/17➡#1 in Teen Fiction. 13/05/18➡#1 in Storie d'amore. Sequel of "The time of stars". Il primo impatto che Allison Walker da alla gente è quello di essere la classica bra...
