«Walker? Sei forse imparentata con quel Brandon Walker di Chicago?» domandò improvvisamente.
Ed io sbiancai di colpo.
Non capivo come facesse quel ragazzo che poteva avere più o meno la mia stessa età a conoscere mio padre, il suo nome, la sua città natale.
Fui presa alla sprovvista, tanto che non seppi inizialmente come rispondere.
Poi, decisi di parlare solo ed esclusivamente con la verità.
«Sì... è... mio padre», balbettai a bassa voce.
Non riuscivo mai a parlare apertamente di lui, specialmente con degli estranei, perché mi faceva male, davvero male.
«Non posso crederci!» esclamò il ragazzo mentre un sorrisone spuntava sul suo volto.
Si voltò verso la gente e, prima che potessi anche soltanto metabolizzare ciò che stava accadendo, il ragazzo urlò: «Abbiamo la figlia di Brandon Walker qui con noi!»
La gente cominciò a guardarmi quasi sconvolta ma i loro occhi trasmettevano un'emozione strana, diversa, oserei dire quasi ammirazione, ma allo stesso tempo ero sicura che provassero pena per me, che ero nata e cresciuta senza un padre al mio fianco.
Mi sentii una stupida, perché non riuscivo a capire cosa stesse accadendo attorno a me.
Non capivo ancora come facessero a conoscerlo.
Jorge, che sicuramente notò la mia espressione perplessa, spiegò: «Tuo padre è una leggenda, tesoro. Non ha mai perso una gara in vita sua, era l'imbattibile. Tutti lo conoscono!»
Ed io rimasi letteralmente a bocca aperta: non avevo idea che mio padre conoscesse talmente tante persone, che fosse talmente tanto famoso.
Sì, sapevo quanto amasse le moto e correre con esse, sapevo quanto adorasse il pericolo, ma mia madre non era mai entrata in questi dettagli e di conseguenza non avevo idea che dietro ci fosse tutto questo.
Infatti, non seppi cosa dire o cosa fare.
Decisi in quel momento di voler conoscere ogni particolare e l'unica persona che poteva darmi risposte era mia madre, oltre a zio Dylan, il migliore amico di mio padre.
Sharon si avvicinò a me e mi strinse forte la mano, come per darmi conforto e lo apprezzai moltissimo.
Non avevo mai parlato di mio padre con nessuno, fino a quel momento, i miei amici non sapevano nulla.
«Adesso capisco perché sei così brava... ce l'hai nel sangue» continuò Jorge.
Io sorrisi e abbassai lo sguardo.
Quella situazione non mi piaceva, affatto.
Mi sentivo a disagio e, oltretutto, sapevo che non avrei retto ancora per molto tempo.
«Sei la benvenuta qui, tutte le volte che vuoi», disse ancora, avvicinandosi a me e stampandomi un bacio sulla guancia inaspettato.
Lo guardai con sorpresa: era pur sempre uno sconosciuto, non l'avevo mai visto prima di quel momento e lui si era già preso troppa confidenza, per i miei gusti.
«Considerati una di famiglia, per noi, d'accordo?» disse ancora, mentre mi guardava quasi con occhi sognanti.
Mi limitai ad annuire, non seppi fare altro: il fiato mi si era bloccato in gola e sapevo che se avessi provato a pronunciare anche soltanto una parola sarei scoppiata e non sapevo in che modo, quindi era meglio evitare.
Sentivo gli occhi cominciare a pizzicare, oltre a sentirmi addosso quelli di ogni persona presente su quella strada.
Non sapevo nemmeno cosa stessi provando in quel momento esattamente, se dovevo essere sincera.
STAI LEGGENDO
STORM HEART
Roman pour Adolescents[IN REVISIONE] UFFICIALMENTE NELLE STORIE DI TENDENZA. Miglior Risultato: 06/05/17➡#1 in Teen Fiction. 13/05/18➡#1 in Storie d'amore. Sequel of "The time of stars". Il primo impatto che Allison Walker da alla gente è quello di essere la classica bra...
