Capitolo 38 - L'amore con te.

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In questo capitolo sono presenti contenuti un po' più forti rispetto al solito. Niente di particolarmente esplicito, ma è comunque giusto avvertire.
Quindi, per chi non volesse leggerli, può direttamente passare al capitolo successivo senza problemi.
Un bacio.











«Dove siete stati?» ci domandò Alex quando varcammo la soglia della cucina, dove i ragazzi erano seduti attorno al tavolo e le due ragazze impegnate nel preparare il pranzo per tutti.

Non sapevo se rispondere con la verità oppure inventare una scusa, ma quando sentii la voce roca di Kyle dire: «Abbiamo fatto un giro, le ho fatto visitare un po' Los Angeles», capii che era meglio rimanere in silenzio.

Naturalmente quella scusa suscitò parecchie sorprese da parte di tutti.

«E pensare che fino a ieri non vi rivolgevate neppure la parola», osservò Trevor divertito.

Mi trovai in difficoltà, così come Kyle, ma questa volta fui io quella che tentò di ribattere con qualcosa di convincente.

«Ebbene, siccome siamo in vacanza ed è capodanno abbiamo deciso di concederci una tregua».

«Una piccola tregua», precisò Kyle.

Vidi Sharon regalarmi un sorrisetto complice ma feci finta di nulla, ignorandola.

«Scommetto che non riuscirete a durare fino a questa sera senza scannarvi a vicenda», commentò Brian.

«Se si impegnano forse fino alla mezzanotte ci arrivano», continuò ridacchiando Paul.

Vidi Kyle lanciarmi un'occhiata strana.

Sapevo benissimo che non gli erano andate giù le mie parole dette fuori dall'ospedale, che non le aveva affatto digerite e che, con ogni probabilità, era arrabbiato con me.

Ma mi stupii il fatto che riuscii a non darlo a vedere agli altri.

Poco dopo, i ragazzi decisero di recarsi nella salagiochi che si trovava nel seminterrato di quella stratosferica villa.

Rimasi molto sorpresa nello scoprire che ci fosse addirittura una stanza del genere, con tanto di biliardo.

Ma dovevo immaginarlo date le dimensioni e il proprietario che era pur sempre un uomo scapolo e ricco sfondato.

Io rimasi con le ragazze in cucina, con l'intenzione di dare una mano, ma ormai avevano quasi già fatto tutto, dato che mancava poco per mettere nel forno anche la seconda teglia di lasagne.

Così, alla fine, diedi una mano nel pulire.

Le mie due amiche chiacchieravano di argomenti semplici e piacevoli, ma io che semplice non lo ero per niente non stavo partecipando ai loro discorsi.

Bensì, la mia mente aveva preso una strada totalmente opposta, piena di curve e ostacoli, una strana nella quale andarsi ad ammazzare sarebbe stato facile come bere un bicchiere d'acqua.

Una strada che portava ad un paio di occhi scuri come la pece, un paio di occhi nella quale perdersi avrebbe provato la stessa sensazione di cadere nel vuoto, dentro ad un burrone.

Nella quale due occhi scuri mi scrutavano, investigavano su ogni più piccolo particolare, riuscivano a scalfirmi all'interno, in profondità.

Nella quale due occhi scuri, sempre spenti, riuscivano a brillare alla vista della donna che più amava al mondo.

Nella quale due occhi scuri, seppur così belli, portavano dentro sé così tanto odio da distruggere l'intera città in cui mi trovavo.

Due occhi che mi facevano paura, ma allo stesso tempo riuscivano a farmi provare delle sensazioni straordinarie, nuove ed estranee.

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