Capitolo 22 - Una serata diversa.

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Non mi aveva più rivolto la parola.

Non mi aveva più rivolto la parola da quella notte.

E a me, sinceramente, non andava bene affatto.

Anche quella mattina, come tutte le altre, nonostante fossero passati giorni interi, non appena mi avvicinai al tavolo dove i miei amici stavano sgranocchiando qualcosa e sorseggiando delle bevande, compreso lui, non appena mi vide si alzò e si dileguò nel giro di pochi attimi.

Di cattivo umore presi posto al fianco del mio migliore amico, sbattendo il mio carpettone che conteneva tutti i miei sacri appunti in modo abbastanza brusco sul tavolo, facendo sobbalzare tutti quanti e attirando anche l'attenzione delle persone sedute nei tavoli vicini.

Non riuscivo a capire il suo comportamento, non concepivo il suo atteggiamento nei miei confronti perché, alla fine, non avevo fatto niente di male.

«È possibile che non riusciate ad andare d'accordo, voi due, per più di una settimana al massimo?» osservò Brian ridacchiando.

Io, per tutta risposta, lo fucilai con lo sguardo.

Odiavo il fatto che potessero pensare che il mio umore dipendesse da lui, perché non era affatto così.

In più, erano anche passate a trovarmi le mie amiche e compagne di disavventure mestruazioni, dunque il mio stato d'animo non era proprio al massimo dell'allegria.

«Sarei proprio curioso di sapere cos'hai combinato per ridurlo in quel modo, è scontroso con tutti», commentò Alex, che ricevette un'altra delle mie occhiatacce.

Non avevo proprio voglia di parlare di lui, sul fatto che fosse facilmente irascibile e che se la prendesse per ogni minima cosa, così mi alzai e salutai nuovamente i ragazzi per poi allontanarmi.

Margaret mi seguì fuori dalla caffetteria del campus e mi prese a braccetto.

«Sono maschi, non capiscono niente», mi disse ed io mi trovai ad essere d'accordo con lei, come sempre d'altronde.

Non mi chiese se mi andasse di raccontarle esattamente cosa fosse accaduto, non insistette, semplicemente tentò di farmi ridere e di tirarmi su di morale con i suoi commentini acidi su qualsiasi essere vivente che incontravamo lungo la nostra strada.

Era davvero unica e, se si impegnava, sapeva essere perfida!

Mi chiese di farle compagnia in bagno, poiché le scappava la pipì ed io accettai.

Prima di varcare la soglia della porta, sentimmo delle voci fastidiosamente acute e riconobbi tra quelle proprio Diana Milton.

«Oh, sì, Will e il suo migliore amico Omar sono davvero sexy, ma nessuno di loro batte Kyle Hunter. Insomma, oltre ad essere il figlio del rettore ed estremamente ricco, è un figo da paura e sa fare cose meravigliose con la lingua...» la sentimmo dire e quasi sentii l'acido salirmi su per la gola.

Margaret assunse un'espressione disgustata, ma nonostante ciò non si fece indietro, anzi... aprì la porta del bagno con violenza e le ragazze si zittirono non appena ci videro.

Tra loro, riconobbi anche quella con i capelli rosso fuoco.

Mentre aspettavo che Margaret uscisse dalla porticina e finisse di fare i suoi bisogni, notai le ragazze fissarmi dall'alto verso il basso, cosa che provocò in me un fastidio immenso.

Incrociai le braccia al petto e le sfidai con lo sguardo, socchiudendo appena le palpebre.

E, per loro fortuna, non dissero nulla, anzi guardarono da tutt'altra parte.

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