«L'area 51??» esclamai io.
Come poteva essere? Mi stavano prendendo in giro?
Cosa mi volevano fare? Volevano fare di me un esperimento?
Guardai Curt con ostilità, lui rise tranquillo. Il cancello si aprì.
Difronte a me un enorme edificio triste ma tecnologico si stagliava contro un arancione rovente del deserto circostante. Truppe che marciavano, scienziati in camice bianco che parlavano fra di loro, altri uomini e donne con tute anti radiazioni che passeggiavano per tutta l'area. Alzai lo sguardo e vidi appostati sul tetto a coppie di due, i tiratori scelti con fucili di precisione pronti a sparare a vista; ma il bello sarebbe arrivato una volta dentro.
Mi condusse all'interno, Curt molto tranquillo, io molto nervosa.
Camici bianchi e soldati ovunque, erano tanti, troppi per la mia socio fobia che a sua volta mi aveva fatto sviluppare altre fobie che ne derivavano da lei: tipo la centrofobia, l'agorafobia e la demofobia.
Mi prese l'ansia nascente dallo stomaco e il batticuore: la centrofobia è la paura di un luogo troppo frequentato, l'agorafobia è avere pura dei luoghi affollati e la demofobia è la paura della folla, e io avendo paura dei contati sociali e dei giudizi altri ero a disagio nel stare in un luogo con troppa gente.
Cercavo di tirare profondi respiri e ignorare gli sguardi di tutti che non facevano che peggiorare le cose.
Tutti lo salutavano e guardavano me incuriositi, mentre io abbassavo lo sguardo e mi perdevo dentro la sciarpa.
«So cosa stai pensando. Se lo chiedono tutti i nuovi arrivati. Non faremo esperimenti su di te, ti miglioreremo» mi guardò con un sorriso complice.
Io accennai un sorriso, ma non ero così tranquilla.
L'area 51 era tutta bianca e grigia, luminosa e asettica, con boschi di camici bianchi che mi osservavano.
Le porte erano tutte di vernice bianca lucida, con una scritta nera in inglese che ne indicava l'interno. La maggior parte delle porte era a spinta, mentre quelle a chiusura a battente ero per le stanze più riservate.
Avevo ricevuto diecimila chiamate dai miei durante il viaggio spiegando loro che andava tutto bene.
Cavolo, ero nell'area 51, non sembrava vero. Erano le undici del mattino, ma per il mio corpo erano le due di notte. Ma mi ci stavo abituando, dovevo rimanere sveglia fino a questa sera.
Curt aprì una porta bianca e mi fece segno di entrare per prima.
Entrai in una stanza arancione e blu. Non feci in tempo a guardami attorno che una ragazza insolita mi assalì. Era piena di piercing: uno alla narice, uno al labbro inferiore a destra, uno al centro sotto al labro , uno al centro sopra al labbro, uno al sopracciglio sinistro e tantissimi sulle orecchie oltre che i buchi normali sui lobi. Gli osservai tutti, orecchio destro: un piercing a spirare sul dorso inferiore dell'orecchio, uno sulla cartilagine superiore. Orecchio sinistro: due fori su due parti diverse dell'orecchio oltrepassato da un unico piercing , un trago e uno sulla cartilagine interna.
Una chioma coloratissima la rendeva visibile anche se non la volevi vedere. Capelli lunghi di uno mosso voluminoso, di un colore bruno mangiati da mesh di tutti i colori, dal rosso al verde; un po' rasati su un lato, con dei dreads nodosi e pagliosi sparpagliai per la chioma e stessa situazione per alcune treccine qui e lì. Era vestita in modo diverso, vestiti lacerati a posta, jeans e magliette strappate e le piastrine identificative dei soldati.
«Tu devi essere Samantha» disse afferrandomi il viso senza darmi il tempo di rispondere.
Ecco un'altra cosa che aveva sviluppato la fobia sociale: la afefobia, la paura di essere toccata.
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Cristallo e Diamante
ParanormalCreature sovranaturali, magia, cacciatori, angeli e demoni, amore, tradimenti e abbandoni, passati tristi e futuri tragici e pericolosi, il tutto ambientato in Nevada. La protagonista di nome Samantha dovrà fare i conti con un suo io nascosto e div...
