7° capitolo

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C'era un casino assurdo. Chi urlava davanti alla playstation, chi beveva davanti al tavolo del biliardo, chi leggeva libri o conversava sui divani. E la cosa più importante, non capivo una mazza. Tutti che parlavano in inglese.

«Vieni che te li presento» mi sorrise Chris facendosi largo tra la folla.


Ecco che l'ansia mi prendeva di nuovo, maledetta fobia sociale.

Ero lì ferma tra la folla e mi guardavo attorno con un espressione sottomessa chiudendomi nella braccia mentre vedevo Chris che scompariva nella folla come un'ancora che scompare negli abissi del mare, ma al contrario della nave che era sicura della legame tra lei e l'ancora io credevo di aver perso Chris.

Mi guardavo attorno tra tutti questi qui che sbicchieravano, bevano, urlavano, giocavano e ridevano.

Oddio ero in una situazione che avrei evitato volentieri come la peste.

Mi sentì afferrare le braccia da dietro e mi scossi velocemente per togliermi dalla presa: era Chris.

«Ehi» disse lui con le mani in alto «Sono io» disse tranquillizzandomi «Seguirmi».

Mi presentò tutta la saletta, erano più di ottanta persone e guardavano solo me.

Io avevo il cuore a mille, il nodo allo stomaco dall'ansia ed ero diventata tutta rossa.

La fobia sociale mi faceva soffrire da ansia da pubblico e ansia da prestazione: per me stare in pubblico, avere attenzioni e parlare ad una folla era come le formiche con la pioggia. 

Assurdo, parlavano italiano. Appena Chris raccontò loro la mia storia loro iniziarono a formulare frasi in italiano; ovvio con i loro vari accetti, ma li capivo e loro capivano me.

La cosa che li accomunava era la loro sofferenza passata, un evidente passato travagliato, lo vedevo nei loro occhi e un po' mi ci rivedevo io.

Mi presentò il suo branco. Abe, Amber, Cloves e mi indicò un altro suo fratello che amoreggiava con una strana ragazza sul divano, Freddie.

Fui colpita dalla fratellanza che li univa, si amavano come una famiglia, alla follia. Rimasi anche colpita da come mi avevano accolta, mi sentì già parte del loro branco e della famiglia: senza saperlo per loro ero una nuova sorella non lupo mannaro.

A dire il vero tutti i cacciatori mi avevano accolta benissimo, nessuno sguardo strano, nessuna arroganza, nessuna superiorità, solo gentilezza e fraternità. Mi sembrava surreale: e lo era eccome. 

Per la prima volta mi sentivo a casa.

Finalmente sapevo dove era il mio posto.

Abe era una ragazzone robusto, non aveva nulla di speciale se non la stazza. Capelli castani cortissimi, occhi di un castano chiarissimo che sembrava quasi giallo, denti perfetti e postura da combattente. Era portato a imbracciare le armi, sembrava un ragazzo cresciuto soldato fin da piccolo, era un cecchino.

Amber, era bella: capelli marroni, occhi verdi leggermente all'ingiù e denti perfetti. Leggermente più alta di me, ma più magra.

Mi sorrise, ma aveva uno sguardo diverso, di una ragazza altolocata fuggiasca.

Cloves era bionda e occhi castani, denti perfetti e molto magra. Anche lei aveva qualcosa, in lei si vedeva la sofferenza lasciata dietro. Sembrava un fiore quasi appassito, che era stato slavato proprio mentre stava appassendo e nonostante le cure non si era ripreso de tutto.

«Freddie, lascia Holly per un secondo e vieni qui. Mi hanno affidato una nuova recluta. Sarà mia sorella, quindi pure tua» lo chiamò Chris.

Holly mi guardò furtiva, aveva movenze animalesche e sinuose.

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