Il Natale nell'area 51 era come festeggiare in una enorme e grande famiglia dove tra i parenti non ci si conosceva neanche tutti. Ci si incontrava nei corridoi annunciando sorridente «Buon natale!» anche a gente mai vista. Quando mi capitò per la prima volta mi bloccai sul posto, mentre due cacciatori superandomi mi augurarono buon natale con un sorriso così complice che credevo mi avessero preso per qualcun altro.
Pian piano iniziai anch'io a proferire «Buon natale!» a chiunque incontravo, se era questa la tradizione era meglio non disubbidire.
«Arn, Jef, Quin, Reg, Eppie» Abe nominò un'altra serie di nomi, tutti della nostra compagnia investigativa, aveva un foglio di carta in mano e una matita sull'orecchio, si agitava in piedi nella saletta spiegando la situazione del pranzo di natale «Amy, Luke e Zavia non sanno ancora cosa fare!» sventò il foglio e agitò la sua manona con fare seccato.
«E' assurdo!» continuò irritato «Il pranzo di Natale è fra due giorni!» disse con aria disturbata.
«Hai voluto fare tu l'organizzatore» biascicò Amber sul divano blu limandosi le unghie «Come ogni anno» gli ricordò.
«Sì perché siete la mia famiglia! E ci tengo al pranzo comune!» dichiarò come se fosse stato molestato.
Entrarono tre cacciatori dalla porta, Abe li assalì chiedendo se avrebbero partecipato al pranzo di natale.
Mi accavallai sul bracciolo del divano dove era seduta Amber,
«Ogni anno la stessa storia» disse Amber con la lima tra le dita «Bisogna decidere se pranzare con tutta la divisione A1 nella sala mensa o pranzare con solo la compagnia qui nella saletta» mi spiegò lei.
A quanto avevo capito Abe voleva il pranzo e la cena intima con le centocinquanta e passa cacciatori della investigation company, ma alcuni dei nostri avevano dato l'adesione per il pranzo nella sala mensa e lui voleva che pranzassero con la propria compagnia.
Il natale in America si festeggiava diversamente dall'Italia: loro non festeggiavano la nascita del messia in per sé, ma festeggiavano una data simbolica del scambiarsi i regali per far pace e per stare insieme festeggiando. Non cenavano la sera della vigilia natalizia con un gustoso cenone, ma si scambiavano solo i regali, ma si festeggiava il giorno dopo con un pranzo e una cenone prelibato e non festeggiavano il ventisei Dicembre.
«Ragazzi! Un po' di collaborazione!» strillò Abe strappandosi la matita da dietro l'orecchio.
Mi veniva da ridere. Non era una famiglia se non c'erano discussioni, dissonanze, pareri diversi, litigi e chi voleva altro invece che quello che si proponeva.
Mi ricordavano la mia famiglia in Italia: ogni volta era un impresa decidere da chi festeggiare e cosa preparare per il pranzo e per la cena. Tra l'altro ci si impegnava a decidere almeno tre settimane prima con un fare così frettoloso che sembrava che il natale sarebbe stato il giorno dopo.
In Nevada nevicava parecchio, il branco mi aveva inviato a sciare nella pista sciistica dell'area, ma non ci tenevo e declinai l'invito.
Ero nella saletta mentre bevevo della cioccolata calda, guardai fuori in giardino e vidi Cloves sotto la neve con un maglione panna enorme sformato mentre annusava il suo solito fiore preferito: il garofano.
Andai da lei intanto che si dondolava su un altalena appesa a un albero. Presi posto sull'altra altalena e la guardai.
Era così minuta e gracile, dondolava con il naso nel garofano bianco mentre lo accarezzava con le dita.
«Garofano vuol dire fiore degli dei» dichiarò Cloves «Ha tanti colori, i miei preferiti sono il bianco e il giallo» disse con la sua vocina flebile.
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Cristallo e Diamante
FantastiqueCreature sovranaturali, magia, cacciatori, angeli e demoni, amore, tradimenti e abbandoni, passati tristi e futuri tragici e pericolosi, il tutto ambientato in Nevada. La protagonista di nome Samantha dovrà fare i conti con un suo io nascosto e div...
