«Come ti hanno già anticipato, per restare qui dentro ed essere una buona cacciatrice dovrai imparare a essere tante cose. Non temere non sarai sola, ci sarà qualcuno che ti seguirà passo passo. Sarà come essere suoi banchi di scuola, solo con materie universitarie e contemporanee» spiegò Chris.
Il mio nuovo fratello mi guidò in un aula super tecnologica. Pareti bianche tappezzate da schermi e lavagne interattive. Sedie blu ergonomiche confortevoli dietro banchi muniti di notebook apple grigi.
Ah però, quanti soldi spesi per un aula scolastica.
Ad aspettarmi in fila c'erano delle persone, adulte, eccetto Tisha, che si distingueva da tutti e spiccava in modo originalmente singolare.
«Loro sono i tuoi insegnanti» me li esibì con una mano.
L'area 51 era piena di professori e con la maggior parte di loro avrei lavorato in lezioni singole.
Ecco altre due fobie che si erano sviluppate a causa del bullismo della fobia sociale: l'ergofobia, paura del lavoro di compiti e incombenze; e la didascaleinofobia la paura di andare a scuola comparsa appena ho iniziato ad essere vittima del bullismo. Ricordo l'ansia e il nervosissimo appena varcato i cancelli della scuola e la paura di entrare di nuovo dentro quella classe ed essere la vittima di un altro atto di bullismo con il giorno prima, il giorno prima ancora e l'altro ancora. Poi la scuola è finita è stata una liberazione, ma la fobia restava pure al lavoro, tra i compiti che mi assegnavano e i contatti con i colleghi.
I miei nuovi insegnanti mi guadavano interessati e incuriositi. Assomigliavano così tanto alla materia che insegnavano che giurerei l'avessero scritta in fronte.
Una delle professoresse venne da me sorridendo dietro i suoi occhiali a punta bianchi. Camminava in modo aggraziato e professionale, come i suoi abiti; dichiarerei che il suo armadio avesse solo tailleur, questa volta ne indossava uno grigio con una camicia bianca, collant color carne su delle gambe sottili e delle decolté professionali con tacco a spillo ai piedi di caviglie strette.
Doveva essere qualcuno legato a qualcosa di molto professionale, psicologia o medicina pensai: quello chignon biondo tirato in modo perfetto e quegli occhi azzurri me lo confermavano.
«Darla Gracefule» si presentò. Notai subito le sue dita sottili con un solitario all'anulare.
«Sarò la tua insegnate di psicologia» proferì, voce calma, vellutata e professionale. Bingo, psicologia.
Io mi sentivo osservata, ovvio mi stavano guardando tutti, ma mi sentivo osservata in continuo.
I miei occhi si posarono una signora appoggiata alla cattedra che mi guardava fissa, mi studiava con i suoi occhi. Non riuscivo a identificarla, aspetto poco curato, capelli marroni con un taglio naturale, una giacca marrone elegante con una maglietta semplice di colore grigio e dei pantaloni giallo paglierino. Aveva la braccia conserte, notò che l'avevo scoperta e si fece avanti con un'andatura sgraziata. Era anonima. Ma certo, doveva esserlo, doveva far parte del suo lavoro.
«Renee Butche» mi strinse la mano in modo forte. La sua corporatura era spessa, non grossa, ma nemmeno esile, la stretta di mano era la prova, mani belle spesse e niente anelli.
«Sono una criminologa ed investigatrice esperta» spiegò, quasi volesse chiarire il motivo del suo modo di essere. Ecco perché era così anonima.
Un entusiasta professore di Alchimia e delle materie scientifiche mi strinse la mano con tutte e due le mani.
Capelli ramati corti e ricci, occhiali rotondi, camicia arcaica, giacca di velluto color marrone altrettanto primitiva e pantaloni color panna dell'era preistorica. Si chiamava Alberic Geek. Un po' inciampava nelle sue parole, sembrava un tizio che aveva passato troppo tempo dietro le provette e poco a parlare con la gente.
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Cristallo e Diamante
ParanormalCreature sovranaturali, magia, cacciatori, angeli e demoni, amore, tradimenti e abbandoni, passati tristi e futuri tragici e pericolosi, il tutto ambientato in Nevada. La protagonista di nome Samantha dovrà fare i conti con un suo io nascosto e div...
