Sherlock distolse velocemente lo sguardo, sospirando appena: i ricordi lo avevano sommerso fin troppo, in quegli ultimi tempi, soprattutto da quando aveva rivisto James in quella piscina.
Ma non poteva permettersi altre distrazioni: aveva un caso, ora.
Strinse perciò la mano del preside con un mezzo sorriso, accomodandosi poi di fronte alla scrivania, e così fece anche John.
-Credo che siate entrambi già a conoscenza dei recenti avvenimenti in merito al Torneo-esordì il preside, fissandoli al di sopra degli occhiali a mezzaluna, in volto un'espressione seria.-Ma ora vorrei spiegarvi perchè ho bisogno del vostro aiuto.
Giocherellò distrattamente con un strano oggetto, simile a un accendino, che teneva sulla scrivania.
-Leggo sempre il suo blog, dottor Watson-disse improvvisamente, sorridendo, rivolgendosi direttamente
a lui.-Anche quello babbano. Li trovo entrambi incredibilmente affascinanti.
John sorrise, stupito, ma chiaramente orgoglioso: scoccò poi un'occhiatina furba ed eloquente a Sherlock, come per dire: "Visto??".
Lui alzò gli occhi al cielo, ma non riuscì a trattenere un sorrisetto.
-A quanto ho capito lei, Sherlock Holmes, è molto intelligente. Un vero genio- proseguì il Preside, palesemente ammirato.-Ha acciuffato moltissimi pericolosi criminali, persino Mangiamorte. Anche se non dovrebbe stupirmi, visti i suoi trascorsi...
John corrugò la fronte, e vide Sherlock irrigidirsi notevolmente.
-Non siamo qui per parlare del mio passato. Siamo qui perché lei ha richiesto il mio aiuto. La pregherei dunque di venire al sodo-replicò infatti in un tono molto più duro del consueto, che portò il biondo a essere sempre più sconcertato: a cosa si stavano riferendo?
-Mi perdoni.-Silente fece subito marcia indietro.-Andiamo al dunque: sospetto che ci sia un mago oscuro, qui a Hogwarts: qualcuno che abbia potuto mettere il nome di Harry nel Calice.
-Ha qualche sospetto su chi possa essere?-domandò John, serio.
-... Forse. Ma non ne sono cer....
-Il preside di Durmstrang, una delle scuole che partecipano al Torneo, è un Mangiamorte-lo interruppe bruscamente Sherlock.
Il biondo si voltò allibito verso di lui.
-Non essere così sorpreso, John. Ho semplicemente fatto delle ricerche prima di venire qui.-Le labbra del consulente si sollevarono in un sorrisino lieve, davanti all'evidente sorpresa del suo coinquilino.
Silente, invece, non sembrò sbalordito: si limitò ad annuire, mentre i suoi occhi celesti si abbassavano.
-Sì, ne sono al corrente. Ci sono infatti serie possibilità che il mago in questione sia lui. Ma il mio, al momento, è solo un sospetto, in quanto, come lei certamente già saprà, è un "ex" Mangiamorte-sottolineò.
-Nessuno smette di essere un Mangiamorte-ribattè Sherlock, di nuovo con un'insolita durezza nella voce.
Silente fece uno strano e inspiegabile mezzo sorriso.
-Forse ha ragione, signor Holmes. Ma un sospetto non basta: mi servono prove inconfutabili. Ed è qui che entrate in scena voi.
Il preside fissò entrambi, di nuovo serio.
-La vostra fama vi precede, dunque sarà impossibile celare la vostra identità, non senza ricorrere a pozioni polisucco o Trasfigurazione. Inoltre, confido che proprio la vostra presenza potrebbe spingere il colpevole a compiere un passo falso. Dunque, per giustificarla senza insospettirlo troppo, affiancherete due nostri insegnanti, e passerete come ospiti speciali invitati per assistere al Torneo. In questo modo potrete girare indisturbati per la scuola e fare domande senza attirare troppo l'attenzione. Ovviamente vi fornirò le parole d'ordine di tutti i dormitori, in caso ne abbiate bisogno.
Si alzò dalla scrivania, girando per la stanza, assorto, per qualche istante.
-Signor Holmes... so che lei, oltre al resto, è anche un eccellente chimico. È esatto?-gli domandò.
-Non mi definirei "eccellente", ma diciamo che sì, me la cavo-replicò quest'ultimo, con evidente falsa modestia.
John non riuscì a trattenere un piccolo sbuffo, che però l'altro finse di non notare.
-Lei, invece, signor Watson, era un ex Auror, dico bene?
-Esatto-sorrise l'interpellato.
-Perfetto.
Silente continuò a girare per la stanza, le mani strette dietro la schiena, in una posa simile a quella assunta a volte dal detective.
-Lei, signor Holmes, affiancherà quindi il professor Piton, l'insegnante di Pozioni. Mentre lei, invece, signor Watson, affiancherà Alastor Moody, Difesa contro le Arti Oscure-sentenziò infine.-Entrambi sono già stati informati del vostro arrivo. Ovviamente non sanno che state indagando su mio ordine. Sanno solo che siete qui come speciale supporto alle lezioni.
John aggrottó la fronte, poi sgranó gli occhi, sorpreso.
-... Sospettate dunque anche dei vostri stessi insegnanti??
-Al momento sospetto di chiunque, all'interno della scuola -replicò Silente, cupo.
Sherlock si alzò dalla poltrona, probabilmente desideroso di entrare in azione.
-Direi che non c'è nient'altro da aggiungere. Se non è un problema, vorremmo fare un giro di perlustrazione.
Il preside annuì.
-Naturalmente. Quando desiderate ritirarvi per la notte, rivolgetevi al guardiano, il signor Gazza. Vi ho già fatto preparare due stanze nell'ala est del castello. Le lezioni inizieranno domattina alle otto.-Il mago toccò delicatamente con la bacchetta due fogli di pergamena intonsi che, dopo quel tocco, risultarono dattiloscritti con inchiostro nero: li porse poi a entrambi.-Qui ci sono orari e aule, compresi quelli di tutti gli altri professori. Così avrete un quadro completo.
-La ringrazio-replicò John, mentre lo prendeva.-Sherl...
Ma quest'ultimo, dopo aver afferrato il suo foglio, stava già sparendo oltre la porta, senza neppure un ringraziamento o un saluto al preside.
Il medico alzò gli occhi al cielo.
-Chiedo scusa a nome del mio... amico. Non è molto bravo con le persone. O con le faccende umane più elementari. L'educazione, per esempio. Ancora non capisco come faccio a essere suo amico...
-Non si preoccupi-lo rassicuró il preside con un mezzo sorriso. - Da quel poco che lo ricordo ad Hogwarts, non mi stupisce più di tanto. Non sembra molto cambiato, da allora.
Io biondo ridacchiò, ancora imbarazzato, facendo poi un gesto di scuse.
-Sarà meglio che lo segua, non vorrei che si mettesse nei guai...
Ma prima che potesse uscire dalla porta, il preside lo richiamò.
-Sa, dottor Watson, ci sono amicizie che sembrano impossibili, che avvengono tra persone che hanno in comune poco o niente- gli disse, col sorriso sulle labbra.-Ma è proprio questo che le rende uniche. Perché quell'amicizia va a completare entrambi. E credo proprio che la vostra lo sia.
A quelle parole, John si ritrovò a sorridere, e a riflettere su come l'incontro con Sherlock avesse stravolto la sua esistenza.
È vero, spesso era insopportabile: ma, come aveva già avuto modo di notare più volte, sotto quella dura scorza si nascondeva un animo molto più gentile di quello che si potesse pensare. Gli aveva poi dato un nuovo scopo nella vita: e, solo per quello, gli era più che grato.
-Credo proprio che lei abbia ragione...-disse, sempre col sorriso sulle labbra.
E, senza aggiungere altro, uscì dalla porta, mentre il preside accarezzava assorto la fenice che dormiva pacifica sul suo trespolo dorato.
-Altre amicizie, invece, possono rivelarsi distruttive... Vero, Fanny?-mormorò a bassa voce, assorto, accarezzando con dolcezza le piume rosse del volatile, mentre l'immagine di due ragazzi, uno Corvonero, l'altro Serpeverde, si faceva strada nella sua mente.
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The Wizard Detective
Fanfiction~SHERLOCK FANFICTION~ #338 Fantasy #92 Fanfiction Sherlock Holmes: geniale consulente investigatore dotato di poteri magici e di geniale intelletto. John Watson: ex Auror, dipendente al San Mungo, che sente la mancanza della sua vita avventurosa. ...
