John si aggiustò il colletto della veste da cerimonia, riponendo poi con cura la bacchetta al suo interno, mentre Sherlock, di fronte allo specchio, faceva lo stesso.
-È carina l'infermiera su cui vuoi far colpo?-chiese Sherlock improvvisamente, lanciandogli un'occhiata attraverso lo specchio.
John arrossì.
-Di chi parli??
-Di quella che hai ovviamente conosciuto in infermeria giorni fa-replicò Sherlock, le labbra increspate in un sorrisetto ironico.-È da quel giorno che hai un'espressione che definirei ebete. O da innamorato, che è praticamente la stessa cosa.
-...Ah, grazie!-protestò John, lievemente offeso.
Ma Sherlock non rispose: era troppo impegnato a togliere con un Diffindo alcuni merletti obsoleti dalla sua veste, con una chiara smorfia di disappunto sul volto.
Non l'avrebbe mai neppure indossata, se non vi fosse stato costretto; ma, dopotutto, per andare in battaglia serviva l'armatura...
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La Sala Grande, quella sera, pareva davvero un regno incantato: dal soffitto scendevano leggeri fiocchi di neve, ad ogni angolo vi erano alberi di Natale riccamente addobbati; sculture di ghiaccio adornavano i tavoli, e nell'aria risuonavano melodie suonate da un'orchestra invisibile.
Sherlock sorseggiò la sua burrobirra-tanto per aver qualcosa da fare-scrutando nel frattempo gli invitati; quel momento era perfetto per indagare: forse il loro bersaglio, chiunque fosse, avrebbe abbassato la guardia.
John, al suo fianco, osservava anche lui i ballerini in pista.
-L'oggetto del tuo interesse è a quel tavolo-lo informò Sherlock,
indicandogli una donna dai capelli biondi legati in una pettinatura alta, e con un semplice ma elegante abito lilla.-È da almeno dieci minuti che la fissi: pensi di deciderti, prima o poi?
John arrossì, di nuovo.
-Sherlock, sai bene che come ballerino sono scarso...
-Poco male. Qui nessuno sembra un grande esperto-ribattè lui caustico, rivolgendo un'occhiata agli studenti, che in effetti non parevano dei ballerini provetti.-Puoi sempre dar la colpa alla caviglia, no?-Aggiunse poi, con un sorrisetto.
John si ritrovò a ridacchiare: poi, finalmente, parve decidersi, e si diresse verso la donna.
Sherlock ricominciò a scrutare la sala, e l'occhio gli cadde improvvisamente sull'insegnante di Difesa Contro le Arti Oscure, seduto a uno dei tavoli: proprio come aveva detto John, benché vi fossero bevande di ogni tipo, Moody beveva esclusivamente dalla sua fiaschetta.
Semplice paranoia... o
qualcosa di più?
In quella, notò qualcun altro,
poco distante dall'ex Auror: il professor Piton.
Era seduto su un divanetto il più lontano possibile dalla pista da ballo: e, a giudicare dalla sua espressione arcigna, era felice quanto lui di essere in quella sala.
Sherlock gli si avvicinò con nonchalance.
-...Dalla sua espressione deduco che preferirebbe essere da qualsiasi altra parte, tranne che qui.
Piton gli rivolse uno sguardo carico di sarcasmo, mimando un lento applauso.
-Sono queste le sue tanto decantate deduzioni? Allora andiamo proprio male...
Sherlock si ritrovò a ridacchiare, suo malgrado: doveva ammettere che quell'uomo, in quanto a sarcasmo, era un valido avversario.
Si sedette al suo fianco, lo sguardo però rivolto alla sala.
-...Comunque, io so.
Piton trasalì, e si voltò di scatto verso di lui, l'espressione di pietra.
-Sa cosa, esattamente?
-So che lei era un Mangiamorte. Uno dei più fedeli, tra l'altro.
Indicò con un cenno del capo il braccio del professore.
L'espressione dell'insegnante di pozioni non era mutata di un millimetro, lo sguardo sempre rivolto alla sala circostante; ma non potè trattenersi dal portarsi una mano sul braccio sinistro, strofinandolo, come se gli facesse male.
-Perchè Silente glielo ha riferito?-sibilò, la voce talmente bassa da esser quasi inudibile.-Non ne aveva alcun diritto!
-Lo aveva, dato che, a quanto pare, perseguiamo il medesimo scopo: scovare il mago oscuro che sta dietro a questa storia-replicò Sherlock, in tutta tranquillità.-Anche se ignoro la sua motivazione: quella non mi è stata riferita. Credo però che, proprio per questo, dovremmo collaborare. Perciò, se ha qualche sospetto, la pregherei di informarmi.
Sherlock vide la rigida postura del professore rilassarsi appena, come se fosse sollevato: a quanto pareva, essere un ex Mangiamorte pentito non era il segreto più grande che nascondeva...
Voldemort era morto da anni, ormai: almeno, questo era quello che tutti pensavano.
Ma gli eventi degli ultimi mesi l'avevano portato a domandarsi se davvero fosse così.
Compresa la successiva entrata in scena di Moriarty e dei suoi amici Mangiamorte in quella piscina.
Quei due eventi erano accaduti troppo vicini per essere casuali...
-Sono spariti alcuni ingredienti dalla mia dispensa personale-disse Piton improvvisamente, voltandosi a guardare Sherlock per la prima volta.-Uno studente non avrebbe potuto in alcun modo. Viene sigillata ogni notte da potenti incantesimi.
Sherlock assunse un'espressione pensierosa.
-Erano per una pozione specifica?
Le labbra del professore si tesero in una linea sottile.
-Oh, sì. Pelle di Girilacco. Formicaleoni. Credo che un pozionista esperto come lei sappia a quale pozione mi sto riferendo-aggiunse, con ironia.
Le labbra di Sherlock si tesero in un ghigno appena accennato: certo che lo sapeva.
Erano gli ingredienti della pozione Polisucco.
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-L'avevo avvertita che non sapevo ballare!-si scusò John, dopo aver inavvertitamente pestato i piedi a Mary per l'ennesima volta.
Ma lei sorrise, scuotendo il capo.
-Non importa, davvero. E poi, balla molto meglio di quanto immaginassi.
-È gentile a dirlo. Anche se non è vero-ridacchiò lui.
Anche Mary rise; improvvisamente, però, si fece seria, bisbigliandogli nell'orecchio.
-Avete scoperto qualcosa?
John la fissò interdetta.
-... Come, scusi? Di che sta parlando?
-Non deve fingere con me, dottor Watson-replicò lei, sempre sussurrando.-Lavoravo per il Macusa, prima di diventare un'infermiera qui.
Il medico fissò la donna, sempre più allibito.
-...Oh santo...! lei è... era...??
-Sì. Ero un Auror. Ufficio indagini rilevanti- sorrise appena.-Poi, ho deciso di smettere: quella vita non faceva più per me. Così sono venuta a Londra, e ho trovato lavoro come infermiera qui, a Hogwarts.
-Il preside sa che lei è...?
-Ovviamente.
-Anch'io sono un ex Auror-precisò John, con un pizzico di orgoglio nella voce.
-L'avevo intuito, fin da quando l'ho vista-sorrise di nuovo la donna, ma con una punta di malizia.-Ha la faccia di chi è stato sul campo di battaglia.
Lui ridacchiò, a quelle parole: lavorando fianco a fianco con Sherlock, era come esserci ancora...
-Le ho rivelato chi ero perchè sappia che, per qualsiasi cosa, io ci sono-disse Mary di nuovo, accennando nel frattempo una giravolta, seguendo le musica.
-Al momento, non siamo approdati a molto-dovette ammettere John, nella voce un palese disappunto.-Ma se vedesse qualcosa di strano o sospetto, ci metta immediatamente al corrente.
Il suo sguardo corse di nuovo al professor Moody. Non poteva dire di essere allo stesso livello di Sherlock, in quanto a deduzioni; ma, come Auror, aveva imparato a non ignorare le intuizioni: era stata proprio una di esse a salvarlo dalla Maledizione che l'aveva colpito alla spalla.
E, forse, quella lo stava anche conducendo verso la risoluzione di quel mistero...
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The Wizard Detective
Fanfiction~SHERLOCK FANFICTION~ #338 Fantasy #92 Fanfiction Sherlock Holmes: geniale consulente investigatore dotato di poteri magici e di geniale intelletto. John Watson: ex Auror, dipendente al San Mungo, che sente la mancanza della sua vita avventurosa. ...
