L'edificio indicato da Lestrade si trovava in un quartiere residenziale di Londra che John conosceva: era infatti poco distante dalla casa dove conviveva con Mary.
Una volta scesi dal taxi e superato il cordone della polizia, si trovarono di fronte a uno spettacolo a dir poco assurdo, tanto che persino il detective non riuscì del tutto a celare la propria sorpresa, di fronte a quella devastazione: il marciapiede di fronte all'abitazione era quasi completamente sollevato, come se una qualche entità ci fosse passata sotto, il cemento attraversato da una profonda crepa.
Ma fu l'abitazione stessa, a far accapponare la pelle di entrambi:
l'intera parete frontale mancava, e così anche parti delle sue fondamenta; ovunque, vi erano pezzi di intonaco e muri disintegrati.
Per non parlare del piano superiore: era rimasta solo la scala, intatta solo per alcuni scalini, mentre cassettiere, credenze, tavolini e un letto giacevano capovolti e spaccati in mezzo ai calcinacci.
Anche le due dimore vicine erano state colpite, ma fortunatamente riportando danni minori.
Intorno alla scena del crimine si affacendavano Lestrade e alcuni Auror, in volto un'espressione cupa e dubbiosa.
-...Davvero i babbani si bevono la storia della fuga di gas?-borbottò Sherlock alla fine, volgendo lo sguardo intorno a quella devastazione, gli occhi cerulei a carpire ogni dettaglio.-Devono avere un Q.I più basso di quello di Anderson...
John soffocò una risata e fece un cenno con la testa.
-Parli del diavolo...
L'amico seguì il suo sguardo: Lestrade e Anderson si stavano proprio in quel momento avvicinando.
-Allora... Fuga di gas, giusto?-esordì il detective, sarcastico, non appena li ebbe davanti.
L'ex Auror sbuffò.
-Lo so da solo che è una spiegazione ridicola, ma per ora non abbiamo trovato di meglio!-bofonchiò, stroppiacciandosi il volto, che John notò essere profondamente stanco e preoccupato.-E avrebbe retto ancora meno, se qualche babbano avesse visto com'era ridotto il corpo del padrone di casa.
Sherlock agrottò la fronte.
-Dov'è?-domandò a Lestrade, tornando ad assumere un tono serio.
-Per ora l'abbiamo caricato su un'ambulanza, in attesa di ulteriori accertarmenti-rispose Anderson per lui, conducendoli verso il veicolo in questione, e sorridendo a entrambi, ma soprattutto a Sherlock.
John lo osservò di sottecchi, trattenendo a stento un sorriso, ancora stupito da quanto l'agente della scientifica fosse cambiato nei confronti dell'amico.
Proprio come aveva detto quel giorno al cimitero, Anderson era cambiato drasticamente nei confronti di Sherlock: quando lo incontrava sulle scene del crimine, non gli si rivolgeva più in tono sprezzante, nè lo insultava, anzi! Ora era proprio lui a fare domande al consulente detective, invece di evitarlo o cercare di allontanarlo, come era solito fare prima.
Anche Sherlock era cambiato nei suoi riguardi: non che avesse smesso di lanciargli battute pungenti o commenti sarcastici, ma vi era una nota decisamente più affettuosa e scherzosa in essi, più che disprezzo.
John ripensò con divertimento e una punta di dolcezza al loro incontro poco dopo l'intervista in tv, svoltasi dopo l'annuncio ufficiale della "resurrezione" di Sherlock.
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John versò lentamente il liquido profumato nella tazza: la strinse poi tra le mani, godendo del confortevole calore della bevanda, e scrollandosi di dosso la tensione provata quella mattina.
L'intervista ai babbani si era finalmente conclusa: e, nonostante i suoi timori, nessuno aveva sollevato dubbi sulla spiegazione data da Sherlock su come fosse scampato alla caduta dal Barts, sorprendendolo non poco: faticava ancora a credere lui stesso che fosse tutto vero, che conosceva la versione reale della storia!
Le prime mattine dopo il suo
"ritorno", si svegliava infatti spesso col battito accelerato e col timore che, se fosse tornato al 221B, l'avrebbe trovato vuoto, i mobili coperti di polvere e avvolto solo dai ricordi del passato.
Ma, come a volerlo rassicurare e distogliere da quei tristi pensieri, sentì, proprio in quel momento, le dolci note di un violino, e sorrise, rincuorato.
Era tutto reale, grazie al cielo.
Bevve un piccolo sorso di tè, sempre con quel leggero sorriso sulle labbra, lasciandosi cullare da quella melodia; all'improvviso, però, un bussare violento e frenetico alla porta interruppe quella quiete, seguito dal campanello.
E, a giudicare dal tipo di suono- continuo e ripetuto, e con insistenza, anziché singolo e breve- non poteva essere un cliente.
Sbuffò, posando la tazza sul tavolo; si alzò poi di malavoglia, dirigendosi alla porta, e augurandosi che non fossero altri giornalisti: per quel giorno, ne aveva decisamente avuto abbastanza.
Enorme fu la sua sorpresa quando, una volta che l'ebbe aperta, si trovò di fronte... Anderson, rosso in volto, ansimante e con gli occhi fuori dalle orbite.
-... Anderson?? Cosa ci...??
-È tutto vero???-lo interruppe precipitosamente lui, ansimando, una mano appoggiata contro il muro, la voce rantolante, il volto paonazzo, come se avesse fatto di corsa la strada sin lì, invece di Materializzarsi semplicemente, e parlando a raffica, tanto che John non riuscì a spiccicare una sola parola.-Ne parlano tutti i giornali... e quell'intervista in televisione... Ma era davvero lui??? Perchè finché non me lo assicurerai tu, non ci crederò!!
John, seppur sbigottito dalla sua foga, avvertì, insieme all'incredulitá, un senso di tenerezza: conosceva infatti perfettamente il motivo di tutta quell'agitazione; Anderson era stato uno dei primi a insinuare il dubbio su Sherlock, insieme a Donovan, riguardo al rapimento della bambina.
E, dal giorno del suo "suicidio", si era colpevolizzato al punto da fondare in rete quella comunità di sostenitori del "Detective col cappello"-come era stato definito dai media babbani e maghi- e non aveva mai voluto credere alla sua morte.
... Ma di certo non si aspettava anche questo!
Aprì dunque la bocca per rispondergli, approfittando di un momento in cui l'altro stava riprendendo fiato: ma "qualcuno" gli risparmió la fatica.
-... Mi sembrava di aver sentito abbassarsi drasticamente il Q.I, da queste parti.
Anderson sbiancò, e John sorrise leggermente, scostandosi appena dalla porta, mentre Sherlock passava di lì tranquillissimo e noncurante, una tazza di tè in una mano, il naso sepolto nel giornale, con indosso la sua vestaglia color cammello.
-Credo che questa sia una risposta suffic...
Ma il detective non potè finire la frase: perchè fu proprio a quel punto che l'agente della scientifica superò l'ingresso e gli si buttò addosso, cingendogli la vita e praticamente mettendosi in ginocchio, lasciando sia lui che John completamente allibiti e senza parole.
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The Wizard Detective
Fanfiction~SHERLOCK FANFICTION~ #338 Fantasy #92 Fanfiction Sherlock Holmes: geniale consulente investigatore dotato di poteri magici e di geniale intelletto. John Watson: ex Auror, dipendente al San Mungo, che sente la mancanza della sua vita avventurosa. ...
