Sentimenti

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Una settimana dopo

L'elicottero sobbalzò a causa di una turbolenza, portando John a stringere entrambe le mani sul sedile, un pelo nervoso: anche se probabilmente il suo nervosismo era dovuto più al luogo in cui si stavano recando, che non a quel sobbalzo improvviso.
Gettò un'occhiata a Sherlock, seduto al suo fianco, gli occhi cerulei fissi fuori dal piccolo finestrino, ma la mano posata con fare protettivo sulla custodia di pelle del violino poggiata vicino ai suoi piedi.
-...Non sapevo che avessi anche una tua... prigione segreta, fratello-commentò improvvisamente il detective, lo sguardo però sempre rivolto fuori dal finestrino, la voce carica di sarcasmo.-Ma, d'altro canto, fino a poco tempo fa non sapevo nemmeno di avere una sorella. Cos'altro scoprirò? Che tieni scheletri di ex mogli in soffitta? Che fai parte di una setta che venera gli ombrelli?
John si appoggiò una mano a pugno sulla bocca, nel vano tentativo di frenare la fragorosa risata che premeva prepotentemente per uscire dalla sua gola.
Mycroft sospirò, guardando il minore con un'espressione corrucciata ed insieme esasperata sul volto.
-Te l'ho già spiegato, non è la mia prigione. È una struttura atta a ospitare coloro che vengono da noi definiti "gli intrattenibili": quelli il cui potere magico o indole sono troppo pericolosi per essere controllati. Per questo c'è un particolare campo antimagia intorno ad essa, e per questo non possiamo raggiungerla con mezzi magici ma babbani. Fu lo stesso zio Rudy a consigliare ai nostri genitori questa soluzione. Io ho solo continuato quello che lui aveva iniziato. Anche se le protezioni, a quanto pare, non sono bastate a fermarla... Credo che questa alternativa fosse comunque decisamente più preferibile per nostra sorella che non Azkaban, non credi?-concluse, sollevando ironico ma amaro un sopracciglio.
L'espressione di Sherlock si incupì, e John lo fissò preoccupato: gli ultimi giorni erano stati duri per entrambi; nonostante fosse stato lui stesso a rischiare di morire annegato in un pozzo, sapeva che il dolore dell'amico era più profondo, poiché affondava le sue radici nell'infanzia.
La morte del suo migliore amico, da lui sempre creduto un cane.
La scoperta di una sorella, che aveva inoltre cercato di ucciderlo.
E tutto ciò gli era crollato addosso in poche ore.
E, per quanto lui si ostinasse ad affermare che le emozioni non erano altro che un"difetto chimico", John sapeva perfettamente che tutti quegli eventi lo avevano segnato nel profondo, penetrando la sua gelida corazza.
Per questo ora lo stava accompagnando: voleva che Sherlock sapesse che, in qualunque momento, avrebbe potuto fare affidamento su di lui.
Che non era solo.
Volse anche lui lo sguardo fuori dal finestrino, tornando con la mente agli eventi di quella sera.

Dopo che Sherlock l'aveva tirato fuori dal pozzo, Mycroft e Lestrade li avevano raggiunti-grazie ad un incantesimo di recupero lanciato dal detective- e portati di nuovo verso Musgrave, dove erano stati entrambi accuditi da Guaritori, e assistito alla cattura di Eurus.
Sempre che di cattura si possa parlare... si trovò a riflettere John: gli Auror, infatti, l'avevano trovata in una delle stanze della casa, seduta a gambe incrociate su un materasso malconcio, indosso un paio di pantaloni e una camicetta sgualciti: e non aveva opposto alcuna resistenza o pronunciato una sola parola, mentre la portavano via, limitandosi a fissare il vuoto...

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-Accadeva spesso, dopo uno dei suoi scoppi d'ira-spiegò Mycroft a entrambi, mentre Sherlock fissava da lontano la donna che veniva caricata su un furgone blindato, e Guaritori e Auror si affaccendavano intorno a loro.-Era come se si... estraniasse... da ciò che aveva fatto. Sembra addirittura incapace di provare davvero dei sentimenti. Perciò non siamo mai riusciti a definire quanto dipenda dalla sua indole, e quanto dall'Obscuros.
Un Auror richiamò Mycroft, e lui, dopo un cenno di scuse, si allontanò, lasciandoli soli.
John, avvolto in una coperta termica e con tra le mani un bicchiere di carta con del tè caldo, si sedette sull'ambulanza, vicino all'amico: rimasero entrambi in silenzio, e anche lo sguardo del medico era rivolto nella medesima direzione, verso il blindato, mentre beveva un sorso.

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