La Stanza delle Necessità

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Due anni dopo...

John, seduto alla sua scrivania, scosse la testa, assalito da una profonda stanchezza. Si sfregò gli occhi e passò però, imperterrito, ad esaminare l'ennesima cartella clinica: ma un bussare improvviso alla porta lo distrasse.
-Avanti-disse, con un sospiro. Ma, nonostante tutto, gli sfuggì un leggero sorriso, quando vide entrare Ted Harper, il suo praticante, un ragazzo sulla trentina dai capelli rossi e il volto amichevole.
-Dottor Watson, mi dispiace disturbarla, ma...
-Ted, ti ho già detto che puoi darmi del tu-lo rimproverò bonariamente lui, sempre con quello stesso sorriso stanco.
Era almeno un anno che aveva preso quel ragazzo sotto la sua ala, e trovava piacevole la sua compagnia: a volte andavano a bere insieme una birra, o semplicemente chiacchieravano; aveva altresì scoperto, con sua grande sorpresa, che era un fan sfrenato del suo blog da sempre. Non che lui ci scrivesse più.
Non da quando...

Scosse la testa, ricacciando indietro le lacrime: aveva del lavoro da svolgere, non era il momento.
Ted annuì, stropicciando nervosamente una manica del camice con la mano, gli occhi verdi bassi.
-... Ehm... ok, John... È solo che... lei è il mio superiore, perciò mi trovo un po' in imbarazzo...
-Allora consideralo un ordine!-replicò l'altro, scherzosamente imperioso, facendolo ridere.-Comunque, cosa volevi dirmi?
-Ne è arrivato un altro-rispose Ted, stavolta con un'espressione seria in volto.-Maledizione Cruciatus.
Il biondo si irrigidì.
-È cosciente?
-Sì, ma non sappiamo se abbia già perso le sue facoltà mentali. Potrebbe ridursi come... gli altri...
Il Guaritore emise un piccolo sospiro, voltandosi per qualche istante e guardando fuori dalla finestra: il cielo era plumbeo, grigio e invernale; come se volesse riflettere anch'esso la cupezza che aveva avvolto il mondo, magico e non, in quell'ultimo periodo.
In quell'ultimo anno, infatti, la gente pareva impazzita: aggressioni ai nati babbani, ma anche a maghi e streghe, erano all'ordine del giorno, ormai.
Era infatti stato promosso, suo malgrado, al reparto delle ferite da Maledizioni.
Come diavolo faceva la gente a essere così cieca?? Era ovvio che dietro ci fosse...
Sospirò di nuovo, ricordando il suo ultimo incontro con Albus Silente, poco dopo la morte di Sherlock...

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-Allora... Moody era in realtà Barty Crouch Junior?? Il figlio di uno dei membri più illustri del ministero??
-Proprio così.
Silente sospirò: un sospiro che esprimeva una stanchezza morale, oltre che fisica.
John lo conosceva bene: era lo stesso che faceva lui ogni mattina da quel maledetto giorno.
-Purtroppo, la verità non è mai venuta a galla, dato che quest'ultimo non è più in grado di confessare: ha subìto il Bacio del Dissennatore.
John lo guardò incredulo.
-Senza che venisse prima interrogato dal Ministero? Perchè?? -domandò, allibito e furioso al tempo stesso.
L'espressione del preside si incupì.
-Mi creda, è meglio che non lo sappia. Non vorrei aggiungerle altri pesi sulle spalle-gli rivolse un dolce sorriso, ma pieno di rammarico.-Il suo amico, Sherlock Holmes, ha salvato la vita di Harry Potter. È giusto che lei lo sappia. Se non mi avesse avvisato per tempo riguardo a Moody, lui sarebbe riuscito ad uccidere Harry. Perciò, gli sarò sempre grato. E non crederò mai che fosse un Mangiamorte, un impostore o chissà cos'altro hanno scritto sui giornali. Se la può consolare, il suo amico non è l'unico vittima della Stampa. Sebbene lui abbia pagato, purtroppo, il prezzo più alto...

John si trovò a dover trattenere, a fatica, le lacrime: da quel giorno, i giornalisti non avevano fatto altro che gettar fango sulla memoria del suo migliore amico, appostandosi addirittura fuori da Baker Street per costringere lui, John, a fare una dichiarazione in merito.
Trattenne suo malgrado anche una risata, al ricordo di quella volta in cui la signora Hudson ne aveva scacciato uno animando le scope: l'incauto giornalista era fuggito a gambe levate, inseguito da tre scope e un mocio che lo picchiavano sulla testa...
Purtroppo, anche i giornali babbani avevano rincarato la dose...
Perciò, sentire quelle parole da parte del preside di Hogwarts allentò, almeno in parte, quel grumo di risentimento, rabbia e tristezza che da quel giorno non l'aveva mai abbandonato.
E che, probabilmente, non l'avrebbe fatto mai...
-E quindi, lei crede che Voldemort sia davvero...
Lasciò volutamente in sospeso la frase.
Silente annuì con aria grave.
-Sì. E temo che il peggio debba ancora venire...

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