Due anni dopo
La piccola dai capelli biondi e gli occhi blu gattonò decisa sul pavimento: aveva una meta precisa, da raggiungere.
Ecco, finalmente era arrivata. L'oggetto che tanto agognava era proprio lí, su quel tavolino, che per fortuna sua era basso; tendendo appena il piccolo braccio, infatti, riuscì ad afferarlo. Tenendolo stretto in mano, lo agitò in aria, provocando, chissà come, una pioggia di petali: felice del risultato, emise alcuni strilli di apprezzamento.
Ma ecco che due mani decise ma dolci la sollevarono da terra, e cercarono di portarle via con delicatezza il suo nuovo giocattolo.
-Rosie, ne abbiamo già parlato...
Sherlock sorrise, cercando di riappropriarsi della bacchetta: ma la piccola la strinse in una mano con tutta la sua forza, testarda.
-Sei ancora troppo piccola per fare magie. Da brava, ora restituisci allo zio la sua ba...
All'improvviso, Rosie la puntò con troppa foga verso il muro: dalla bacchetta partì un raggio, che andò a bruciare una delle foto appese: erano del caso a cui il detective stava lavorando negli ultimi tre giorni.
Scese un totale silenzio: persino la piccola taceva, come se avesse paura di aver fatto arrabbiare lo zio; ma lui, invece, sempre tenendola tra le braccia, si avvicinò al muro, scrutando la foto carbonizzata per metà, prima assorto, poi incredulo.
-Ma certo... MA CERTO!-esultò, pieno di entusiasmo, gli occhi cerulei brillanti.-Il colpevole è il maggiordomo di famiglia! E ha fatto ricadere la colpa sull'elfo domestico! "Il colpevole è il maggiordomo"... Chi mai darebbe credito a un tale cliché?? Diabolico. Machiavellico. Assurdamente geniale!! Rosie, hai sicuramente il talento per diventare come me!
Mentre diceva ciò, piroettava nella stanza, esaltato, provocando gridolini di entusiasmo da parte della piccola.
Il detective approfittò della sua momentanea distrazione per sfilarle la bacchetta magica dalle piccole dita, la cui presa si era ormai allentata; la baciò poi delicatamente sulla testolina bionda, sorridendo.
Quando lei lo fissò sorridente con quei suoi occhi blu oceano si ritrovò a sorridere di nuovo. Non avrebbe mai pensato di poter amare a tal punto un "essere umano di dimensioni ridotte", come era solito un tempo definire i bambini. E se qualcuno gli avesse detto che avrebbe provato piacere a fare addirittura da babysitter a uno di essi, gli avrebbe semplicemente riso in faccia. Ma Rosie Watson, chissà come, gli aveva decisamente rubato il cuore. Aveva compiuto la più grande magia di tutte.
E senza bisogno di nessuna bacchetta.
In quella, sentì delle risate e un rumore di passi sulle scale, e si voltò.
-John. Mary. Vostra figlia ha appena risolto il suo primo caso!-declamò, senza lasciare alla coppia nemmeno il tempo di varcare del tutto la soglia del piccolo salotto, un'espressione inequivocabilmente orgogliosa e compiaciuta in volto.
-Davvero?-John sorrise, mentre Sherlock passava la piccola tra le braccia di Mary.-Allora dovremo procurarle un cappello come il tuo.
-Assolutamente no!-Sherlock si rabbuiò, le braccia incrociate sul petto, fissandolo torvo.-Quel cappello è ridicolo!
-Ma alle persone piace!-protestò John, ridacchiando.
-...E i bambini, poi, lo adorano!-rincarò la dose Mary, sorridendo, inginocchiandosi poi a terra insieme alla bimba, e facendola giocare con alcune marionette.
-Uff... vedremo-borbottò Sherlock, con un mezzo sorriso: afferrò poi il cellulare, scrivendo rapido un sms a Lestrade con la risoluzione del caso.
John osservò quella scena della loro quotidianitá domestica con un sorriso che Sherlock avrebbe sicuramente definito "ebete": per sua fortuna, era troppo impegnato per accorgersene.
La sua famiglia era decisamente fuori dal comune, si ritrovò a pensare.
Sì, perché ormai anche quel folle, incredibile e assurdo uomo di nome Sherlock Holmes-meglio conosciuto come "Unico consulente investigativo al mondo" -faceva parte della sua famiglia.
All'improvviso, si udì l'ennesimo rumore di passi sulle scale, e Mycroft Holmes fece il suo ingresso, seguito da Mrs.Hudson.
-Hey, fratello, non si usa più suonare il campanello?-lo apostrofò Sherlock, sarcastico.
Quest'ultimo rispose con una smorfia sdegnosa.
-Ma... Sherlock, caro, non ricorda? Il campanello ancora non funziona, dall'ultima volta che l'ha fatto esplodere. Ha bussato-intervenne però la Hudson in sua difesa, con un accenno di rimprovero nella voce.
-Ah, già.-Il detective fece spallucce, indifferente.-A cosa dobbiamo, dunque, il piacere della tua visita?-aggiunse, rivolto di nuovo al fratello.
-Potrei aver bisogno della tua assistenza per un caso-replicò lui, altèro, sedendosi poi sul divano, tra le mani l'onnipresente ombrello.
Il corvino sbuffò.
-... Non riguarderà di nuovo il contrabbando di calderoni, vero?-esclamò, annoiato, mentre prendeva il violino.-Quello è un caso da sei. E io non mi muovo per meno di un sette.
-Mi dispiace, fratellino, ma al momento non ho di meglio da offrirti. Tuttavia, se si presentasse qualche mago oscuro improvvisamente risorto dall'oltretomba, sarai il primo a saperlo-ribattè il politico, con un sorrisetto sarcastico.
Sherlock roteò gli occhi e gli fece una linguaccia, sedendosi poi sulla sua poltrona, pizzicando svogliatamente le corde dello strumento.
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The Wizard Detective
Fanfiction~SHERLOCK FANFICTION~ #338 Fantasy #92 Fanfiction Sherlock Holmes: geniale consulente investigatore dotato di poteri magici e di geniale intelletto. John Watson: ex Auror, dipendente al San Mungo, che sente la mancanza della sua vita avventurosa. ...
