Sherlock fissò per un lungo momento la villa di campagna in rovina, mentre le squadre di Auror radunate dalla forze congiunte di Mycroft e di Lestrade si organizzavano per perlustrare la casa e il territorio circostante.
Mary era, su richiesta dello stesso detective, tornata al 221B: doveva rimanere al sicuro, per un'ovvia ragione. Ragione che aveva dedotto non appena gli si era parata davanti nell'ufficio di Mycroft. Ma non poteva indugiare troppo su quel pensiero.
Era passata più di mezz'ora da quando era stato informato della scomparsa di John, e non contando il tempo che lei ci aveva messo ad arrivare per riferirglielo, o le condizioni di John... o cosa sua sorella gli stesse facendo...
Sentì una paura profonda attraversargli il cuore, mentre le sue mani, inconsciamente, si stringevano a pugno.
Mycroft, poco dietro di lui, gli posò una mano sulla spalla.
-Lo troveremo, Sherlock.
Ma lui annuì appena. Non gli bastava trovarlo.
Doveva essere vivo.
Il consulente avanzò tra le macerie della sua casa d'infanzia: ricordò che era stata ridotta a quel modo a causa di un incendio; tuttavia, a parte i muri anneriti e molte pareti crollate, alcune stanze e gran parte della struttura erano ancora intatte. Non che la cosa lo toccasse minimamente, in quel momento: per salvare il suo migliore amico avrebbe camminato anche in mezzo alle sabbie mobili.
Sentì intorno a sé gli Auror perlustrare con lui la casa, e usare magie per rivelare la presenza di forme di vita, concentrandosi prima sul pianterenno.
Lui, invece, salì con cautela la scala che portava al piano superiore, sfiorando appena il corrimano polverso e scheggiato, e si irrigidì, una volta giunto di fronte a una porta sulla destra.
La mia vecchia stanza...
La spinse delicatamente, ed essa si aprì cigolando.
Si guardò intorno: i pochi mobili scampati all'incendio-compresa una cassettiera, un piccolo letto e un vecchio armadio di legno scuro-erano anneriti e ricoperti di polvere.
Alcuni giocattoli giacevano, abbandonati, sul pavimento: una vecchia palla ormai sgonfia, un orsacchiotto di peluche dall'aria vissuta-buffo, non ricordavo di possederne uno, pensò il detective, sorridendo appena-e... in un angolo, un cappello da pirata.
Lo raccolse, togliendogli via la polvere con un lieve gesto della mano, quasi un sorta di carezza, sentendo nascere nel cuore una profonda tristezza: le avventure con Barbarossa avevano, ormai, assunto un significato del tutto diverso...
All'improvviso, un gemito lo fece sobbalzare; il cappello gli cadde dalle mani, mentre si voltava di scatto: veniva dall'armadio...
Rapido, corse verso di esso e ne spalancò le ante; subito, i suoi occhi si colmarono di orrore.
John era riverso sul fondo, il volto solcato da innumerevoli tagli sanguinanti, e mortalmente pallido-esattamente come il cadavere trovato in quella casa-il respiro ridotto a un sibilo.
---
-JOHN!!-urlò Sherlock, cingendogli il petto con entrambe le braccia e trascinandolo sul pavimento della stanza, mentre lui continuava a emettere quel respiro sibilante.-Sta' tranquillo!! Andrà tutto bene!! Ora chiamo aiu...!!
Ma John non gli lasciò finire la frase.
-Sherlock... mi dispiace ma... sei arrivato... t-troppo tardi...
s-stavolta...-singhiozzò.
-Non dire fesserie!-Sherlock si accucciò al suo fianco, afferrandogli la mano e stringendogliela con forza, il tono volutamente aggressivo.-Tu non stai morendo! Mi hai capito bene??... John? Mi hai sentito?... JOHN!!?
Ma lui non poteva rispondergli: aveva smesso di respirare.
I suoi occhi erano ancora spalancati, ma vitrei, fissi nel nulla.
E il polso era assente.
John Watson, il mio migliore amico... è morto...
Sherlock scosse ancora il corpo ormai senza vita di John, chiamandolo ripetutamente, nella voce una disperazione infinita.
Ma lui non rispose: e non l'avrebbe fatto mai più.
Chinò il capo, mentre innumerevoli lacrime gli scivolavano sul viso.
Le volte in cui aveva pianto nella sua vita si potevano contare sulle dita di una mano: ma quel pianto era la somma di tutta la sua disperazione.
Evidentemente qualcuno doveva aver sentito le sue grida, perchè avvertì dei passi dietro di sè.
Li riconobbe immediatamente.
Mycroft.
STAI LEGGENDO
The Wizard Detective
Fanfiction~SHERLOCK FANFICTION~ #338 Fantasy #92 Fanfiction Sherlock Holmes: geniale consulente investigatore dotato di poteri magici e di geniale intelletto. John Watson: ex Auror, dipendente al San Mungo, che sente la mancanza della sua vita avventurosa. ...
