Kapitel vierundzwanzig

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È certo che nel mondo degli uomini nulla è necessario, tranne l'amore.     Johann Wolfgang von Goethe.

Paulo aveva passato una giornata all'insegna delle chiacchiere della sua ragazza, delle notizie sulla sua famiglia e degli sguardi fra Lea e Marco, che lasciava trasparire quasi tutto.

Odiava quella situazione, la situazione in cui si era cacciato oramai anni fa, ma in questo momento, avrebbe voluto più di altre volte portarsi via Lea e scappare da qualche parte con lei, vivere finalmente la loro vita insieme, quella che davvero entrambi volevano. Svegliarsi con i suo profumo addosso, vederla girare per casa sua liberamente, poterle dire quanto l'amava, poterla baciare: soprattutto quello, quanto gli mancavano i loro baci. Quelli in cui Lea le sorrideva fra le labbra, quei baci sinceri, che venivano dal cuore, senza un motivo, solamente perché si amavano.

Si sentiva davvero una persona orrenda, gli era passato per la testa di far cessare tutto, ma sarebbe stato troppo doloroso per chiunque gli stesse accanto, soprattutto per la persona che lui amava più al mondo.

Ogni giorno che passava, si rendeva sempre più conto della pesantezza e dell'importanza dell'amore per Leandra. In questi giorni era sempre stata accompagnata da Verratti a lavoro, andavano in giro insieme, Instagram era pieno di scorci delle loro giornate, sembravano davvero fidanzati. E questo Paulo lo temeva molto, temeva che Lea fosse riuscita completamente a dimenticarlo, fosse riuscita a smettere di averlo come primo pensiero al mattino e come ultimo alla sera. Paulo non era riuscito a dimenticarla, non ne era capace.

Paulo non riusciva a non pensare a lei. Mentre si allenava la vedeva lì, seduta di fianco all'allenatore a parlare animatamente. Ogni gol che faceva li dedicava segretamente a lei nonostante non dovesse farlo.

Tutta la sua vita, per quel periodo, girava sul quell'amore impossibile e desiderato: l'unica cosa che Paulo voleva davvero.

Quella mattina Paulo si svegliò da solo, Antonella era partita ieri sera,  per il capoluogo lombardo per lavoro, subito dopo di essersi fermata a casa della sua sorellastra. Era incredibile mettere insieme in uno stesso periodo i sostantivi "Antonella" e "lavoro", però anche la modella è un lavoro.

L'argentino si alzò noiosamente dal letto e migrò verso il divano per guardare qualcosa in tv, anche se essendo le cinque e mezza del mattino, non ci poteva essere chissà che cosa.

Poi pensò subito a Lea, che si alzava quasi ogni giorno alle cinque per lavorare, in modo da tornare a casa prima o per avere meno lavoro per il futuro.

Quanto avrebbe voluto vederla, oggi era uno dei giorni liberi, la sua ragazza non era presente e i due "sventurati amanti" avrebbero potuto parlare da soli. Così Paulo raggiunse velocemente la cabina armadio e prese le prime cose che trovò per poi scendere rapidamente le scale del condominio e corse verso la casa della tedesca, a non molti isolati dalla sua.

Raggiunse il moderno condominio e citofonò. Qualche secondo dopo la porta si aprì e Paulo scivolò dentro.

Salì rapidamente le scale e bussò alla porta di Leandra. La porta si aprì e ne sbucò una Leandra in tuta da lavoro: la classica maglia di qualche giocatore, i pantaloni dell'Adidas, per completare il tutto, occhiali sul naso e i capelli che cercavano di esplorare ogni centimetro in aria.

- Paulo? Che diavolo ci fai qui? è successo qualcosa?- chiese con voce roca Lea, si era capito che non era sveglia da molto, forse era stato addirittura Paulo a svegliarla.

- Ekaterina, dobbiamo parlare subito, non ho tempo per le domande sul perché sono qui- esclamò l'argentino entrando nella casa.

Diede un rapido sguardo all'abitacolo: non era certamente l'inno all'ordine.

skyfall;; P.DLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora