Kapitel dreißig.

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Maledetti, trafitti dalla passione, l'Amore ci sopravvive e l'Arte ci rende immortali. Johann Wolfgang von Goethe. (una delle mie frasi preferite di tutti i tempi)

Nel ristorante si udivano tante voci e vari rumori, ma sicuramente il tavolo occupato da Leandra e Manuel era in perfetto silenzio. Sinceramente quei due non sapevano cosa dirsi. Lea stava cercando le forze per non gettare il piatto di risotto ai funghi in faccia al portiere e lui, stava cercando un modo per riconquistare la ragazza.  Aveva forse solamente quest'opportunità per far ritornare il loro rapporto ad un paio di anni fa circa, quando stavano insieme e sembrava che niente potesse dividerli. Manuel rivoleva quei momenti, Leandra e il suo amore. Non era capace di accontentarsi e non era neanche capace di tornare a casa a mani vuote.

-allora, com'è il risotto?- chiese all'improvviso il ragazzo, facendo alzare di scatto la testa di Lea.

-buono, un classico risotto- rispose atona lei.

Manuel sperò in un inizio di conversazione, peccato che la sua prima speranza cessò con l'arrivo del cameriere che portò a lui il piatto.
Il cameriere sorrise amabilmente a Lea, che ricambiò il sorriso in modo gentile. Manuel impazzì vedendo quella scena.
Lei gli sorrise beffarda. -rilassati, non flirterò con il cameriere come fanno le tue ex ragazze-

-ti ricordo che una delle mie ex ragazze è tua sorella- disse Manuel innervosito dalla scena di prima e dalla frase di Lea.

-sorellastra grazie-

Dopo qualche altro minuto di puro silenzio, dove Manuel aveva cercato un modo per riattaccare bottone con Lea, decise che sarebbe stato meglio raccontare qualcosa di blando per poi dirle quello che lui stava pensando.

- qui ci siamo già stati insieme, quel giorno in cui c'era stata la partita di Champions-

-già, avevi trovato te il posto, nonostante io viva qui da circa tre anni- disse Lea portandosi una ciocca dei capelli dietro l'orecchio.

Faceva così ogni volta che era nervosa, pensò Manuel sorridendo. Infondo la conosceva meglio di chiunque altro.

-ma quindi pensi di restare qua alla Juventus per sempre? Ti trovi così bene?- chiese il portiere.

Era un argomento che lui le aveva sempre chiesto, d'altronde era stata una batosta per lui quando venne a sapere dell'addio di Lea.

- non resterò qua per sempre, ma comunque non ritornerò a Monaco se è questo che vuoi sapere-

- ma potresti ritornare in Germania? Tipo al Borussia o allo Schalke?-

-certo che potrei ritornare lì, vedrò cosa mi offriranno. Di solito un medico si cambia per estreme necessità di uno dei due- rispose la ragazza.

- quindi saresti più propensa a un campionato come la Liga o la Premier?-

-probabilmente-

- ma almeno rimarrai in nazionale?- almeno, se Manuel non fosse riuscito a riappacificarsi e tornare con lei, avrebbe potuto vederla al ritiro nazionale o magari a qualche partita per tifare Thomas.

-ovvio, rimango più patriottica di quel che pensi Manuel-

- mi odi?- ecco, l'inizio delle vere domande che avevano spinto Neuer a venire fin lì, tutte quelle domande che lo perseguitavano giorni e notte, domande che solamente Lea sapeva la risposta.

- non sono capace di odiarti e questo mi dà parecchio fastidio. Vorrei essere capace di vederti e provare disgusto, ma non ne sono capace- disse lei non fissando il portiere negl'occhi. Quello sguardo era troppo per lei, non sarebbe riuscita a resistergli, l'unico modo era non guardarlo, cercando almeno di mantenere un comportamento adeguato.

- ti amo Leandra, so che sono stato un ignorante, o qualsiasi altro aggettivo tu riesca a metterci vicino. Ma rimango follemente innamorato di te. Ho combinato milioni di cazzate, ho fatto tutto quello che un buon fidanzato non dovrebbe mai fare, ma non sono capace di mettermi il cuore in pace e rendermi conto di averti perso per tutta la vita, sei troppo preziosa per essere perduta- disse lui tutto d'un fiato.
Ecco, aveva detto tutto, tutto quello che pensava, che secondo lui valeva, tutto. Ora non rimaneva che sperare.
Leandra, durante tutto quel discorso non aveva proferito parola. Era rimasta zitta a fissare il piatto davanti a lei, staccando alcune volte, fissando le sue braccia, ornate sul polso da bracciali e da qualche piccolo tatuaggio o addirittura sullo schermo del telefono, dove aveva ancora come schermata blocco "Il Bacio" di Hayez.
Inevitabile era soffermarsi sul tennis di Paulo, sul fatto che lei non aveva più il suo anello di fidanzamento, su tanti piccoli cambiamenti per gli altri ma grandi per lei.
Rimase a riflettere per qualche secondo, per pensare cosa dire al portiere davanti a lei.
Manuel ogni volta le riservava una sorpresa, bella o brutta qual'era, ma pur sempre una sorpresa. Un arrivo improvviso, una dedica d'amore, un tradimento. Quell'uomo nonostante dopo molti anni, era ancora un mistero per lei.

Lea prese un forte respiro.

- quindi, riassumendo tutto. Tu hai preso un permesso per farti saltare la partita del campionato per venire qui, con la stessa quantità di fiordalisi presenti nella Città del Vaticano sperando di riuscire con qualche buona parola a farmi scorrere addosso tutto quello che hai fatto?- chiese la ragazza mantenendo la calma. Sapeva perfettamente di doversi controllare e si complimentò con se stessa per il tono deciso che aveva usato.

- non so quanti fiordalisi ci siano nella Città Del Vaticano Leus, ma quelli sono i tuoi fiori preferiti da sempre, soprattutto per il significato- disse ridendo Manuel.

- e allora tu saresti la persona che preferirei vedere con un mazzo di fiori destinato a me, ma questi sono dettagli Manuel-

- comunque i fiordalisi nella Città del Vaticano sono pochi, forse non cene sono neanche- continuò lei facendo comparire sulle labbra tinte da un leggero rossetto nude, un sorriso.

- non conosco il Papa, però essendo argentino potrebbe conoscerlo quel pischello che oggi è entrato nel tuo ufficio e ci è rimasto per un bel po' di tempo- il sorriso di Manuel era sparito, pure quello di Lea, che aveva lasciato il posto ad un espressione sgomenta.

- sei serio Man? Pensi davvero che io possa avere una qualsiasi cosa con Paulo? Potrei avere una relazione segreta con il fidanzato di mia sorella, che inoltre aspetta un figlio da lui?- chiese sgomenta Leandra, cercando di nascondere la reazione che Paulo aveva creato su di lei.

- Antonella non aspetta un figlio, ne sono sicuro, basta anche solamente vedere come si comporta, l'altro ieri si è scolata con le sue amiche una bottiglia di Tequila, sai meglio di me che non bisognerebbe in gravidanza- disse Manuel sorpreso dalla precedente frase della tedesca.

A queste parole Lea crollò. Se Antonella non era incinta questo voleva dire molte cose, ma una cosa ancora più importante era capire da dove provenisse quel misterioso biglietto che era comparso in casa sua.

- e quindi il biglietto? Quello che ho trovato in casa mia? Cosa vuol dire tutto quello?- chiese lei alzando il tono di voce.

- un caffè a casa tua e saprai pure da che zone dell'Amazzonia proviene l'albero che è stato usato per creare quel foglio- disse con un sorriso beffardo sulle labbra chiare.


Non posso dire più "Buon halloween" ma ve lo farete andare bene.

Salve bellissimi raggi di sole, sono tornata dopo un lunghetto periodo di riflessione( se certo, non ci crede nessuno. A parte tutto, ho avuto molte verifiche) ma sono tornata con questo signor capitolazzo pieno di Manuel, Lea e donne ingravide, che "24h in sala parto" levati. A parte tutto mi sembra un capitolo interessante, anche se l'ho fatto tutto in questa serata mentre guardavo Roma-Chelsea. Che giornata di Champions orrenda. In più sono incazzata per il Gran Premio del Messico di domenica, provo sentimenti non positivi verso Max Emilian Verstappen. Comunque spero abbiate passato un Halloween bello e in generale un periodo bello. Spero di avervi lasciato un po' sulle spine con un finale così, tanto dato che ho un'immaginazione normale credo che potiate immaginarvi tutto. Auspico( che linguaggio forbito...) che il capitolo vi sia piaciuto e ci vediamo alla prossima.

Cecilia senza finalmente il collare.

skyfall;; P.DLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora