Premetto che sarebbe il sequel della trilogia de "I Cullen e i Quileutes", PERÒ non è obbligatorio leggere quelle tre storie per capire questa.
I personaggi e i fatti de "I Cullen e i Quileutes" saranno reintrodotti qui ^.~
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Appena suonò la campanella, Chiara si alzò in piedi. «Non vieni?» mi chiese dolcemente, vedendo che rimanevo seduto. Sorrisi e scossi leggermente la testa. «Aspetto che vada via un po' di gente per poter parlare al prof con tranquillità». «Non farlo, andiamo» rispose immediatamente, posando una mano sul mio braccio. «Fidati» mormorai sfiorandogli la sua mano con la mia. Lei mi guardò negli occhi, per poi sospirare e uscire dalla classe. Sfortunatamente Brian ed Alexis non avevano anche la seconda ora in comune con noi, avrei preferito che tenessero d'occhio Chiara per evitare che facesse qualche pazzia -come restare ad orgliare ed intervenire per sbranare il professore con la scusa di difendermi. Chiara sapeva passare dall'essere fin troppo riflessiva all'essere impulsiva in una frazione di secondo. Mentre gli ultimi ritardatari abbandonavano la classe, mi alzai e raggiunsi lentamente il professore, che mi stava osservando incuriosito. «Non ha lezione, signor... Seyer, giusto?». «Sì, Andrea Seyer, il cognome è di mia madre» risposi «E sì, avrei lezione, ma dovrei farle una domanda importante». «Non poteva farmela durante la lezione?». «No perché è... strana, diciamo». «Cosa vuole sapere?» domandò incerto, alzando un sopracciglio grigio. «Ha presente l'argomento dei lupi mannari?» chiesi andando dritto al punto. Se era davvero lui il cacciatore, era decisamente inutile girarci intorno. «Sì, era solo un esempio, non so molto riguardo» rispose stringendosi nelle spalle. «Ah, ehm, perché volevo chiederle qualche informazione...» mormorai fingendomi un po' deluso. Ero convinto che sapesse molto, invece. «Del tipo?» chiese lui, analizzandomi con sguardo indagatore. Forse stava iniziando a sospettare anche di me. «Crede davvero che esistano?» domandai passandomi una mano tra i capelli, con tono tra lo scettico e il curioso. «Era solo un esempio, non mi prenda per matto» rispose lasciandosi sfuggire una mezza risata divertita. «No, certo che no...» sorrisi scuotendo la testa «Era un po' di curiosità...». «Potrebbero esistere, non lo so. Il mio era solo un esempio. Però mi fa piacere che abbia scatenato tanto interesse» sorrise. Ricambiai il sorriso e annuii. «Sì, mi piacciono queste storie. Sa, licantropi, vampiri e cose del genere. Molto... gotico, molto fantasy... Sarebbe figo se fosse vero». «Sfortunatamente non so dirle molto, mi dispiace» tagliò corto, allungando una mano per prendere il suo portapenne. Era cilindrico, ma fatto di un tessuto marrone che assomigliava a del vecchio cuoio sgualcito. «Non importa, grazie comunque» risposi cordialmente, facendo un passo indietro. «Ho delle informazioni...» iniziò a dire, ma venne interrotto dalla porta che si aprì. Chiara entrò nella classe. Strinsi gli occhi, tentato di insultarla per il tempismo decisamente sbagliato. «Scusate il disturbo, stavo cercando Andrea» disse tenendo la mano sulla maniglia della porta. «Penso che abbiamo quasi finito» disse l'uomo, guardando prima lei e poi me. «Posso aspettare qui?» chiese Chiara titubante, guardandomi. «Se al signore non da fastidio». «No, certo, nessun problema» risposi accennando un sorriso e facendo l'occhiolino alla mia ragazza. Già che sei qui, ascolta i suoi pensieri. Aggiunsi mentalmente, sperando che Chiara fosse "in ascolto". "Lo stavo già facendo" rispose stizzita, facendomi sobbalzare. Non ero ancora del tutto abituato a ritrovarmela così nella testa. Si spostò vicino alla lavagna affissa al muro, fingendo di non ascoltare. «Stavo dicendo...» continuò il professore e notai che il suo tono sembrava leggermente irritato o forse ansioso. Magari, da bravo cacciatore, aveva paura della sua preda pericolosa, soprattutto adesso che l'aveva quasi alle spalle. Chiara prese a giocherellare con la polvere dei gessetti che si era accumulata in un angolo di legno. Intinse il dito e disegnò degli smile sulla superficie nera. «Tutto ciò che so, l'ho appreso da libri, fascicoli, documentari e cose di questo genere. Non so quanto siano reali e, come ho già detto, i licantropi li ho usati solo come esempio. Ma, se vuoi, posso darti i nomi». Annuii, sorridendo. «Sì, sarebbe figo. Grazie». Chiara sembrò distrarsi e urtò un gessetto, che cadde proprio nella borsa del professore, appoggiata sotto alla lavagna. Era stato un enorme colpo di fortuna o lo aveva fatto apposta? Non riuscivo a capirlo. «Scusi» mormorò lei rivolgendosi al professore. L'uomo sospirò, irritato. Probabilmente voleva semplicemente godersi la pausa in santa pace, invece che con noi due. «Lo recuperi senza riempirmi di gesso la borsa e senza curiosare fra le mie cose» ordinò. «Sì» rispose lei imbarazzata. Capii subito che stava fingendo, la conoscevo troppo bene, e sorrisi. Quando era imbarazzata arrossiva e non aveva quel tono. La ragazza si inginocchiò vicino alla borsa di cuoio marrone e iniziò a cercare il gesso dentro ad essa. «Ha altre domande?» mi chiese il professore. Chiara mi lanciò un'occhiata e annuì. «Ehm, sì...» mormorai. Aiutami. Pensai. "Chiedigli qualsiasi cosa!" rispose Chiara allarmata. Rabbrividii. Era così strano averla nella mente, soprattutto se questo significava che poteva leggere i miei pensieri. «Ehm, volevo sapere... come ha sviluppato questa... "passione" per i licantropi?» azzardai. Era la domanda più stupida dopo: "che bello il cielo oggi! Vero?". «Curiosità giovanile» rispose stringendosi nelle spalle «Alcune informazioni mi sono rimaste impresse e ho capito come fare colpo su voi giovani con esempi strampalati» sorrise. Abbozzai anch'io un sorriso e annuii, pensando ad un'altra domanda. L'uomo si girò verso Chiara. «Ha trovato il gesso?» chiese infastidito. «Sì, eccolo» rispose lei «Si è incastrato sotto un libro». Quando tirò fuori il piccolo gesso bianco, mosse qualche libro e una strana polvere viola si alzò dalla borsa. Chiara si alzò ed iniziò a tossire. Posò il gesso sulla cattedra e si girò, tossendo violentemente. «Tutto bene?» chiese l'uomo e vidi l'ombra di un sorriso accennarsi sul suo volto. «Sì» rispose la ragazza «Sarà solo un po' di polvere. Esco a prendere un po' d'aria». Chiara uscì dalla classe continuando a tossire. «Beh, ho finito con le domande» risposi sbrigativo. «Posso andare? Probabilmente la professoressa mi ucciderà se non andrò in classe, la lezione è iniziata da così tanto tempo...». «Certo, certo» ridacchiò l'uomo. «Arrivederci e scusi ancora per il disturbo» dissi dirigendomi verso la porta. «Arrivederci» rispose l'uomo. Raggiunsi in fretta l'uscita e mi chiusi la porta alle spalle. Iniziai a correre per il corridoio, cercando Chiara, per poi trovarla nel bagno delle ragazze. «Chiara!» dissi allarmato vedendola accasciata contro il muro.