42. Finalmente si parte

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Tornammo a casa dopo non so quanto tempo

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Tornammo a casa dopo non so quanto tempo. Notte e giorno si erano mischiati, così come le ore.
Avevamo viaggiato di notte, dormito di giorno, poi riposato alla sera e viaggiato di mattina, e così finché non eravamo arrivati a destinazione e il mio fuso orario si era fuso. Letteralmente.

Quando arrivammo fummo accolti dai vampiri decisamente felici del ritorno di Andrea. Renesmee lo abbracciò e Alice disse che avrebbe potuto aiutarci a trovarlo più in fretta, imbronciandosi. Però sapevo che Jasper non era della stessa idea; notavo come stava guardando male il vampiro neonato.
Mentre salutavano Andrea, andai nella mia camera e mi buttai sul letto. Erano stati dei giorni pesanti e volevo solo rilassarmi.
Sentivo le voci provenire dal piano di sotto, leggermente attutite dalle pareti della casa, ma ancora distinguibili.
Chiusi gli occhi e lasciai vagare la mente. Alle voci reali dei vampiri si aggiunsero quelle mentali, più soffuse, più confuse ma leggermente simili a quelle reali. Mi era possibile non coglierle, ma ero interessata ai loro pensieri.
Aggrottai le sopracciglia.
C'era qualcosa che non andava: praticamente tutti cercavano di non pensare a qualcosa... Ma cosa?
Quando qualcuno si distraeva leggermente e arrivava un pensiero, immediatamente pensava ad altro, a cose che non c'entravano assolutamente nulla. Ed era lo stesso pensiero, o almeno così sembrava dalle poche cose che riuscivo a cogliere. 
Indagai meglio, iniziando a fare caso a tutti i pensieri, ma ben presto mi annoiai. Sospirai e tornai a concentrarmi sul bianco del soffitto, mentre lasciavo che i pensieri e le voci mi raggiungessero per poi scivolare via. Forse stavano solo organizzando qualche strana festa e non volevano dirmelo, sapendo che odiavo le feste.
La porta si aprì e non ebbi bisogno di voltarmi per sapere che era Andrea che stava entrando. «Cosa c'è?» chiesi a bassa voce.
«Nulla, volevo vedere dov'eri» rispose stringendosi nelle spalle, sedendosi vicino a me, sul bordo del letto. 
«In camera» dissi guardandolo, accennando ad un sorriso.
Mi sentivo strana, ma non sapevo a che cosa era dovuto. Sapevo di dover stare con Andrea e mi faceva piacere averlo qui con noi, ma, allo stesso tempo, avrei preferito che non ci fosse, che fosse restato un umano a Forks.
Non sarebbe successo tutto questo se lo avessimo rimandato a casa, o se non fossi mai tornata a Forks e non mi fossi rimessa con lui. Pensai.
Andrea sorrise per la risposta e annuì. «Sì, lo avevo notato» disse accennando ad una risata.
Sorrisi anch'io, seppur con un velo di incertezza negli occhi.
«Tutto ok?» sussurrò guardandomi e io annuii, mentendo.
«Sono solo stanca» mormorai.
«Mi dispiace» sospirò per poi alzarsi. «Forse era meglio se restavi qui... credo che Alistair e Carlisle avrebbero potuto trovarmi anche da soli».
«Volevo venire» risposi stringendomi nelle spalle.
Andrea sorrise e poi si mise di nuovo seduto vicino a me, restando in silenzio. «Non ho ucciso nessuno mentre ero via» ammise dopo un attimo «La tentazione era alta, con il paesino lì vicino e tutti quei turisti, ma ho cacciato solo animali. Pochi, in verità. Forse... Due, in realtà». 
Lo guardai.
«Ok» dissi infine. Non era una vera risposta, ma non sapevo che altro dirgli. Mi sentivo in colpa per la morte di quegli umani e non mi interessava se ne aveva uccisi altri o no; aveva comunque già ucciso qualcuno.
«C'è qualcosa che non va?» chiese poi, con un sopracciglio alzato. Si avvicinò leggermente a me e mi spostai, per fargli spazio.
«Sono solo stanca» ripetei mentre si sdraiava al mio fianco.
«Vuoi che vada di sotto? Così puoi dormire» .
«Non voglio dormire» risposi.
«Com'è andato il viaggio?» chiese poi, ancora dopo un attimo di silenzio.
Mi voltai verso di lui. «Mi hai appena chiesto com'è andato il viaggio che abbiamo fatto per cercare di trovarti? Beh, non ho visto granché, ero molto in ansia» dissi un po' acida, fulminandolo con lo sguardo. 
Andrea sospirò «Dai, era solo per parlare» .
«Beh, parliamo di altro» sbuffai girandomi su un fianco per dargli la schiena. 
«Chiara, mi dispiace di essere scappato» disse dopo un attimo «Davvero. Però non riuscivo a stare qui, non dopo quello che avevo fatto. Non sai quante volte, mentre ero via, tornavo con la mente a quel giorno. Rivedevo tutta la scena, sentivo di nuovo il sapore del sangue... Poi mi veniva sete e, a quel punto, avevo solo voglia di scappare ancora e ancora, ma i ricordi ritornavano. Avrei dato oro per tornare indietro nel tempo e non farlo, o per non diventare un vampiro.
All'inizio credevo che fosse figo, ma non lo è» sospirò.
Strinsi forte gli occhi. Sapevo benissimo che non avrei dovuto farlo trasformare, non serviva che me lo ricordasse anche lui. Ero stata egoista, perché non volevo perdere Andrea, e molto altre persone ci avevano rimesso. 
Posò una mano sulla mia spalla e sussultai, sia per il contatto inaspettato che per l'ondata di freddo che ne derivò. «Chiara» mormorò, ma mi spostai. Lo sentii sospirare ancora e si alzò.
Aprii gli occhi giusto in tempo per voltarmi e vederlo uscire da camera mia. A quel punto lasciai andare il fiato, che non mi ero accorta di star trattenendo, e ripresi a respirare normalmente.
Rotolai sdraiandomi a pancia in giù e nascosi il viso nel cuscino, restando così per molto tempo, finché non caddi in un sonno senza sogni.

It's my lifeLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora