Capitolo nove

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-Ne ho abbastanza- quella voce suonava dura nella sua mente, un frammento di un ricordo le stava sorgendo.

Era la voce più bella che avesse mai udito: era calda e rassicurante, ma allo stesso tempo pareva nascondere qualcosa.

Quell'espressione era dura, però subito dopo aveva sentito il proprio cuore battere con velocità; per la prima volta era stata baciata con amore, era un sentimento così meraviglioso come non mai era sorto in lei.

Si svegliò soprassaltata, guardando al suo fianco e trovando il ragazzo dall'occhio bendato.

Giocò con i suoi capelli castani, sentendoli morbidissimi, cercando qualche sensazione familiare.

-Victoria?- l'occhio verde si spalancò sorpreso.

La giovane lo strinse fra le sue braccia, non sentiva nulla di ciò che aveva provato nel sogno:

-Ho iniziato a ricordare, John. Penso che ti ricorderò presto- la sua voce era commossa, ma non per la ragione che credeva il suo sequestratore: era felice di star recuperando la memoria e che avrebbe presto saputo chi fosse l'uomo che aveva baciato in sogno.

-Ne sono contento...- mentì il giovane.

Se avesse ricordato qualcosa su di lui, su Gerard, avrebbe dovuto cambiare i suoi piani per l'ennesima volta.

Doveva fare di tutto per evitare che recuperasse la sua memoria prima di farsi trovare dal suo nemico; non poteva permettersi di ucciderla così facilmente, doveva essere presente anche lui.

Voleva vederlo soffrire al togliere ciò che lui amava.

-Cos'é quel tatuaggio? Ha qualcosa a che vedere con il mio?- gli indicò un serpente che aveva tatuato sul collo, era attorcigliato su sé stesso e recava una F nel centro.

Allora anche lei aveva una marca?

Lei si abbassò la manica della camicia abbastanza da mostrargli lo scorpione.

"È della Gens?" comprese immediatamente.

La Fraternità era stata l'organizzazione che gli aveva permesso di scovare Gerard, non avrebbe potuto fare la sua uscita da Ugarth senza di loro.

Aveva trovato anche il modo di ripagarli: avrebbe giustiziato quel piccolo piccione albino della Gens, un membro in meno a ostacolizzare i piani che potessero avere quei soldati.

-Quei tatuaggi marcano il luogo dove lavoravamo da bambini. Gli scorpioni erano le ragazze, i serpenti i ragazzi.

Vi era uno specchio in camera, il cui riflesso della schiena di Rori le rivelò le marche che recava in esse degli abusi ricevuti dal padre per tanto tempo; si portò la mano alle labbra per lo stupore.

-Non avrei voluto che ti rendessi conto di quello... hai subito una serie di abusi da parte del nostro padrone.

Aveva inventato tutto al momento, ma aveva certa curiosità sull'origine di quelle cicatrici, che ora erano più lievi di come fossero in un'origine, che adornavano la sua schiena.

-Ho bisogno di prendere aria un attimo.

John si fidò: sicuramente non si sarebbe allontanata.

La condusse fuori dalla baracca di legno e tornò all'interno di essa, sedendosi sul letto e riflettendo.

Si ricordava la sua impressione quando aveva rivisto la sua nemesi: lo aveva trovato mentre recava addosso abiti eleganti, accompagnando una principessa dai capelli rossi, con tutte le possibilità delle quali viene privilegiato un principe.

Aveva sentito tanto odio in quel momento.

-Giuro che ti farò soffrire, Gerard.

All'esterno della capanna, Rori si strinse le braccia e rabbrividì per il vento mattutino: sul serio lei era nata in quel luogo? Perché le sue caratteristiche erano così diverse a quelle di John, allora?

Perché i suoi capelli erano quasi bianchi quando sapeva che a Ugarth la maggior parte della popolazione era mora.

Le parve di udire un lamento dagli alberi, senza preoccuparsi della sua sicurezza prese un accia che giaceva lì vicino e si approssimò.

Il gemito si convertì in un urlo ben presto, era una donna con un occhio coperto anch'essa, pareva disperata mentre provava ad arrampicarsi su un albero.

Un immenso cane lupo nero era davanti a lei.

Il sangue di Victoria si gelò: non era capacitata per lottare contro quella bestia, ma non ebbe altra scelta perché era diventata il suo obbiettivo.

Provò a indietreggiare abbastanza da scappare, senza averne occasione e coraggio: non poteva lasciare quella donna alla sua sorte.

Aveva l'accia in mano, appena la bestia prese la rincorsa per azzannarla, la interpose fra loro e lottò disperatamente per elevare quell'animale che era così grande in confronto alla sua misera altezza e corpo.

In un urlo riuscì a sollevarlo abbastanza da sfuggire dalle sue grinfie, per poi decidere di colpirlo alle spalle.

Alzò il braccio, sapendo di star difendendosi, ma gli occhi dorati del cane lupo la fecero cambiare idea.

-Occhi dorati? Perché mi fa male vedere degli occhi dorati?

-Smettila!

Afferrò l'animale con forza, sostenendolo per evitare che la ferisse.

Pian piano questi iniziò a tranquillizzarsi, pareva contento persino di vederla.

-Dove ho imparato a lottare così?- si domandò, sorpresa dalla propria forza fisica al sollevare il cane inferocito.

Il cane lupo si accovacciò e, come per miracolo della natura, restò nella stessa posizione anche quando la principessa lo abbracciò sotterrando il proprio volto nei folti peli neri.

Quello le risultava familiare, più di ogni altra cosa.

Un cane lupo.... Chi poteva mai ricordarle un cane lupo?

I peli neri erano lisci e morbidi, come quelli di un umano; Rori chiuse gli occhi e restò immobile: sperava vivamente che potesse tornarle la memoria.

La donna scese dalla pianta che la rifugiava, la osservò con attenzione e si portò una mano all'occhio.

-Tu....

-Signora, si sente bene?- si preoccupò Rori, alzandosi dal suolo e provando ad approssimarsi alla donna.

-Non puoi restare qui....

Detto questo iniziò a correre, per quanto la principessa di Wari e Castiglia provasse a chiamarla e seguirla, ben presto perse la traccia.

Il cane non si allontanò nemmeno un istante da lei, restò al suo fianco anche quando giunse John, preoccupato per lei, e le intimò di tornare a casa.

E il lupo, come se fosse stato più saggio di chiunque altro, ringhiò.

Gerard di UgarthLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora