14. Lo sei?

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«Grazie, signor Holmes. Ciao Mycroft»
«A presto, figliolo»
«Arrivederci, Gregory».
Lo studente del quarto anno dell'Accademia di polizia è sceso dalla pulita familiare degli Holmes (che non era più la prima volta che avevano insistito per accompagnarlo), e si è diretto a lunghi passi verso la cancellata del giardino che circondava il palazzo in cui sua zia era riuscita, già tempo prima, a sistemarlo. Aveva da poco messo in ordine tutto nel suo monolocale, e non vedeva l'ora di riposarsi da quello sforzo.
Mentre saliva le scale, però, era concentrato - e completamente - su un altro argomento: e cioè quel che stava organizzando per Mycroft insieme ai suoi genitori, ma all'insaputa di lui stesso. Tra pochi giorni, infatti, il suo amico avrebbe compiuto 19 anni; e la sua intenzione era di festeggiarli con una intera giornata insieme. Aveva già deciso chi invitare, del gruppo, e senza dubbio Hill non sarebbe mancato; ora stava solo definendo il piano della giornata intera nei minimi dettagli.
Quanto contava, comunque, era che il "peggio" fosse stato superato.
Il compleanno cadeva di sabato, e il colpo di fortuna era che quel giorno Mycroft non aveva lezione; quindi, seppure lui invece l'avesse, aveva deciso di sacrificare quelle ore per stare con lui.
Arrivato in cima alle scale ha aperto la porta, è entrato nella casa stranamente ordinata e si è affrettato a preparare il pranzo - la scuola metteva fame -; e, mentre attendeva che il forno si scaldasse, si è seduto al tavolo unendo le mani dietro la testa. Sabato sembrava così lontano...

°•°•°

Il giorno successivo è arrivato a scuola tranquillissimo. Quel pomeriggio era libero, e aveva programmato di usarlo tutto per ripassare diritto, quindi sarebbe tornato a casa in motorino e avrebbe preso ogni cosa con calma - come già aveva iniziato a fare, nonostante le lezioni fossero già iniziate da cinque minuti.
Era quasi ovvio che una giornata del genere non fosse possibile nella sua vita, però.
«Greg!»
La voce di Joseph l'ha raggiunto un attimo prima che la sua mano si appoggiasse sulla maniglia della porta della sua classe; e lui, riconoscendo all'istante la sua voce, si è voltato di scatto per andargli incontro e suggerirgli di non urlare il suo nome, la prossima volta, se intendeva tenerlo fuori dall'aula durante le lezioni. La sua espressione devastata, però, ha fatto sì che sulle sue labbra prendesse posto ben altra frase.

«Hill, che c'è? Cos'è successo?»
L'alto giovane lo ha preso per le spalle, stringendo forte.
«Non ascoltare Arthur» ha mormorato, guardandolo negli occhi. «Non ascoltare quello che dice, perché io credo che nemmeno lui si renda conto di quello che sostiene».
Lestrade ha sgranato gli occhi. Arthur era sempre stato per Joseph quello che a lui era stato Chris; cosa poteva avere spinto quei due a litigare così violentemente, se questo era quant'era accaduto?
«E cosa dice?»
«E cosa dice!» Gli ha fatto eco l'altro, che era molto esitante sul se dirlo o meno. Naturalmente, a Greg la sua insicurezza non è affatto sfuggita.
«Sarà poi più facile, per me, ignorare una tesi che una persona intera» ha sibilato quindi, aggrottando le sopracciglia. Hill ha annuito.
«È convinto che io sia... Finocchio, Lestrade». L'altro ha riso; non ci vedeva nulla di preoccupante, anzi immaginarsi Arthur che andava dalle persone per annunciare che il suo capobanda era omosessuale lo divertiva. Non faceva assolutamente lo stesso effetto anche sull'interessato, però. «Non ridere, per piacere: non stai capendo quale è il nodo della questione! Se quello riesce a instillare nella mente di ogni membro del gruppo che sono...» Si è bloccato un momento, in cerca di un termine che potesse rendere l'idea di quanto stava accingendosi a spiegare. «... Poco autoritario, gli altri potrebbero decidere di non volermi più come capo. Perderei il mio posto, e non sono affatto disposto a farlo - ma ancora più, mi interessa che tu non mi abbandoni come loro, perché penso che... Tu valga più di loro, ecco tutto».
Il ragazzo dagli occhi neri ha serrato le labbra.
«Ma non eravate amici, fino a poco tempo fa?»
«Fino a prima che iniziassi a preferirgli la tua compagnia, già». Era la stessa, identica situazione che lui stava vivendo con Chris; e accorgendosene all'istante, non è riuscito a trattenersi dal dirgli che lo poteva capire perfettamente.
«Ne sono lieto» ha borbottato l'altro in risposta, lasciandolo andare. Sono rimasti in silenzio, con le voci di tutti i professori che giungevano a loro attutite, attraverso le porte chiuse delle aule, e rimbombanti.
«Da quanto tempo sta cercando di screditarti?»
«Tutte le persone con cui ha parlato mi sono venute subito a cercare, stamattina. Ma sono arrivato in ritardo, per una volta, e li ho incontrati solo in gruppo. Erano cinque o sei, ma ormai l'avrà detto quasi a tutti». Mycroft escluso, ovviamente: lui era l'unico a studiare al College, e sicuramente Arthur non contava su di lui per la "rivolta" che stava architettando.
«Cosa hai detto ai ragazzi, stamattina?»
Una domanda del genere serviva a tastare bene il terreno su cui stava accingendosi ad appoggiare i piedi per lottare: Gregory avrebbe fatto di tutto per aiutare l'amico, e proprio per questo non intendeva perdere tempo a stare in equilibrio su una tavola galleggiante sul vuoto. Sostenere la verità era la mossa più sicura da fare; come aveva fatto quella volta per sfuggire al perseguitatore di Mycroft, il suo piano era quello di usare il problema come strategia e come vantaggio, ma avrebbe potuto farlo solo alla condizione di disporre di delle basi solide - come quelle che solo la verità assoluta può fornire - su cui fare affidamento.
«Ho ascoltato e sono caduto dalle nuvole, Greg! Secondo te potevo anche ribattere qualcosa?! Arthur è sempre stato il mio amico più vicino!»
Personalmente l'ho visto, e lo vedo ancora, come nulla più che un leccacu**... Ha pensato, senza però dir nulla. Già il fatto che Joseph non avesse detto frottole agli altri faceva acquietare il quadro della situazione, che inizialmente gli era parso molto più critico.
«Lascia Artie da parte per un attimo, Hill. Il tempo utile per rimediare è breve, quindi se vuoi riuscire a concludere qualcosa ti consiglio di fare una cosa soltanto: rispondere veramente sinceramente alla domanda che sto per porti». Pur assumendo un'espressione affranta, Joseph ha annuito. Sapeva perfettamente quale domanda stava per essergli rivolta.
Il più piccolo ha fatto schioccare la lingua, ha spostato il peso da una gamba all'altra, e infine ha portato le mani sui fianchi.
«Lo sei?» Ha detto, pianissimo; e quando ha visto che il suo amico ha chiuso gli occhi e alzato il capo, ha già intuito la risposta che lui non avrebbe probabilmente mai avuto il coraggio di dare.
«Anch'io», si è risolto a dire infine Greg, in un soffio.

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