Dopo essersi preparato in fretta e furia, prestando quel poco di attenzione che gli è risultata accessibile alla sistemazione perfetta dei capelli e del colletto della camicia, Greg ha sceso le scale incespicando a un passo sì e l'altro pure, e si è lisciato di nuovo l'abito prima di aprire la porta e raggiungere Mycroft che lo stava aspettando nella sua solita auto grigia, in garage. Per quanto la BMW non avesse i vetri oscurati, infatti, era sempre ad un livello di sicurezza ulteriore rispetto alla Bentley che avevano usato fino a quel momento.
Dopo essersi scambiati dei sorrisi davvero larghi, quindi, Mycroft si è lasciato guidare fino ad un ristorante nelle vicinanze che, a sentire il detective, doveva essere una delle cose più carine del mondo; hanno preso un tavolo, e si sono seduti sotto un lampadario che emanava una luce decisamente fioca e giallastra, che valorizzava quella un po' più traballante derivante dalla candela posta in mezzo al tavolo esattamente a metà tra i loro visi.
«Adorabile, questo posto» ha commentato Mycroft, appoggiando il mento sui palmi spalancati delle mani e guardando ora il soffitto dal quale pendevano degli eleganti lampadari bianchi, ora le pareti dalla tappezzeria a strisce chiare e piene di finestre scure e quadri d'autore in stile die brücke, ora i tavoli larghi coperti da tovaglie color crema e la gente che li occupava, ora - ma solo di volata - quel viso che faceva su di lui lo stesso effetto che fanno i palloncini con i capelli. Il salone era rallegrato dalle chiacchiere e dalle risate di tutto il resto della numerosa clientela: c'erano famiglie con bambini educati che si tenevano occupati sbriciolando il pane dentro i piatti, coppie di ogni età e qualche persona che, ancora sola, aspettava.
«Lo è. Ci sono stato diverso tempo fa, l'ultima volta, ma non è affatto cambiato da allora»
«Non sarà stato poi molto, quindi». Gli occhi di ghiaccio del ministro ora si sono rivolti a lui con meno fuggevolezza.
«Beh... Non ero ancora ispettore»
«Capisco. Allora sì, in effetti è passato un po'».
Silenzio.
«Dimmi un po', da quanto sei... Da quanto fai il tuo lavoro?»
Riconoscente dello sforzo fatto per trovare un argomento sul quale disquisire, Mycroft ha iniziato a spiegargli come avesse raggiunto una posizione come quella che ora lo identificava tramite tutta una serie di metafore per non rischiare di cadere in un elenco di nomi impronunciabili di luoghi, persone e cariche alte o meno in Buckingham Palace.
Il sorriso sulle labbra di Gregory, divertito e cordiale, indicava bene come gli stesse piacendo l'idea che aveva avuto di usare tale metodo innovativo quanto efficace, e come fosse affascinato da quella vicenda che mai nessuno prima aveva voluto ascoltare. Ha incominciato a sorridere anche il più giovane, mentre raccontava di come il Primo Ministro fosse antipatico e di come l'avesse scelto a sorta di "consigliere" dopo veramente pochissimo tempo.
Quando finalmente il cameriere ha deciso di mostrare il suo volto ai due clienti, i due nemmeno si sono accorti che erano nel locale da già tre quarti d'ora - e il ragazzo, che non era ottuso, ha fatto finta di nulla. Hanno ordinato l'offerta del giorno e un buon spumante, e senza degnare di un briciolo di attenzione in più del necessario il dipendente hanno continuato a parlare di mille cose. Ad un tratto sono incappati in un discorso diverso da tutti gli altri: un discorso che non riguardava solo la vita da adulto di chi raccontava, ma che aveva a che fare con entrambi e, ovviamente, con il loro passato. Al contrario di Chris, infatti, Mycroft ha dimostrato di sapere alla perfezione la fine fatta da Hill e persino la persona a cui risaliva il merito di tale situazione.
«Uno skinhead... Certo si vedeva che non era proprio un ragazzo come tutti gli altri, ma ci sono un po' rimasto anch'io quando l'ho scoperto» ha detto Mycroft, tenendo lo sguardo incollato al piatto ancora vuoto. Non era vero quanto aveva appena detto, lui lo aveva sempre saputo e alla perfezione, ma dato che ai tempi non aveva avuto il coraggio di guardare Gregory in viso, si era sempre limitato a dare per scontato che anche lui lo sapesse, pur essendo consapevole che con ogni probabilità non era così.
«Sapessi quanto mi ha fatto male, Mycroft. Soprattutto per come me lo ha detto. Era consapevole di stare sbagliando... Particolarmente perché sono stato io il primo a cercare di fargli capire seriamente che la violenza è sempre sbagliata». Holmes si è morso il labbro.
«La violenza... Gregory, le parole non cambiano le persone». Quest'ultimo si è allungato sul tavolo con un'espressione di acceso dissenso in viso; ma non ha detto nulla, preferendo lasciargli la possibilità di continuare il discorso che aveva appena incominciato. «Se una persona è violenta rimarrà così per sempre, fino a quando la sua stessa violenza lo disintegrerà. Se è sensibile concedo che potrebbe cambiare - ma non per le parole, quanto per gli atti, per le conseguenze concrete che possono scaturire da affermazioni che siano state proferite indifferentemente da o per essa. No, potrai dire quello che vuoi, ma le parole non possono cambiare proprio nulla; e io conosco bene la burocrazia».
Greg ha abbassato lo sguardo. Non aveva il coraggio di ribattere nulla a quelle parole, e ha realizzato quasi subito che probabilmente tale freno derivava dal fatto che le affermazioni di Mycroft fossero state evidentemente pronunciate su una base empirica ma su un piano astratto-generalizzato; il che escludeva a priori qualsiasi tentativo di smontarle. Eppure sentiva di aver bisogno di capirle, prima ancora che di smentirle.
«Non c'è più bisogno di metafore per esemplificare» ha quindi pronunciato, con un tono così serio da procurarsi da solo un sentimento simile alla paura che l'atmosfera tranquilla di pochi attimi prima fosse terminata per chissà quanto. Sul viso del suo vecchio amico è comparsa, però, un'espressione di nostalgia.
«Le parole che non si possono pronunciare: queste sono le prime a diventare fatti. Gesti, espressioni, azioni... Sentimenti. E le loro conseguenze, credo lo sappia anche tu, sono quello che c'è davvero da temere. Descrivere a parole un'emozione non avrà mai il medesimo effetto di...»
«Esprimiti, Myc» ha mormorato, schioccando la lingua per fermarsi dal dire cose che sarebbero potute risultare sbagliate.
L'altro ha preso un respiro.
«Un... S-sentimento...»
No, decisamente quello era l'argomento nel quale si trovava ad essere meno ferrato che in tutti, proprio tutti gli altri.
«Sono queste le cose che uccidono, Gregory. Non le frecce che si possono tirare con la voce, ma il fuoco che si spegne... Dopo aver arso tutto».
Una lacrima è scesa lungo la sua guancia, sotto lo sguardo incredulo dell'ispettore che non ha trovato il coraggio di aggiungere alcunché.
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Orfano e ateo || Mystrade ||
FanfictionIl passato non passa, non passa mai. Ritorna a stravolgere e a cambiare quello a cui esso stesso ha fornito le basi, e talvolta con conseguenze positive; talaltra, distruggendo e rovinando tutto. Chi può dire da cosa dipenda? «So cosa stai pensando...
