Inutile dire che me ne ritornai a casa con una totale confusione in testa, da mandarmi al manicomio. Cercai di concentrarmi su me stessa, su ciò che avevo provato nel sentire il suo corpo così vicino al mio, al mio corpo che fremeva a quella vicinanza inaspettata. Una sensazione sconosciuta, una novità che forse non avrei voluto vivere, per paura di non averne mai abbastanza. Soprattutto se si trattava di Rosie, quella dannata ragazza mi stava incasinando la vita, per mio volere. Le stavo permettendo di mandarmi in ossessione, le stavo permettendo di plagiarmi con i suoi sbalzi d'umore. Avrei voluto urlare, contro qualcuno o qualcosa, solo per dare sfogo alla mia frustrazione, mi avrebbe fatto bene. Ma non volevo nemmeno ammettere ad alta voce ciò che mi stava passando per la testa, poiché non apparteneva al mio modo di essere, almeno sotto il punto di vista di chiunque mi circondasse. Anche questo era frustante, nascondere una gran parte della mia personalità per il semplice gusto di tenere tutti alla larga da me e dal mio spazio vitale.
Quella mattina, infatti, non volevo saperne di alzarmi dal mio amato e comodo letto, nascosta sotto il piumone, senza alcun rumore. Volevo affogare nella mia solitudine, almeno per quella mattina. Ma Tom, mio fratello, come un orologio svizzero a mo' di bomba atomica, fece irruzione nella mia camera, urlando e saltando sopra di me, con quei capelli a scodella lisci come uno spaghetto. Roteai gli occhi, sbuffando sonoramente. Se non si fosse trattato di lui, probabilmente lo avrei mandato a fanculo. Ma no, mi limitai a cacciare fuori la testa dalle coperte, guardandolo con un lieve sorriso in volto. "Euforico come non mai."- borbottai, raddrizzandomi con il busto, così da ritrovarmi seduta. "Sono le 7:30, alzati!"- strilló con la sua voce squillante, facendomi ridere e roteare gli occhi. "Dov'è la mamma?"- mi liberai dalle coperte, piantando i piedi nudi sul pavimento, sotto lo sguardo allegro di mio fratello che, in risposta, alzò le spalle. [...]
"Dove cazzo ti eri cacciata? Ti ho cercata per tutta la notte!"- la voce cupa di John mi accolse una volta entrata in classe, gesticolando freneticamente. La mia voglia di ascoltare le sue ramanzine, era pari a zero. "Puoi stare zitto, per un secondo?"- sbottai rifilandogli uno sguardo truce, prendendo posto in fondo all'aula, seguita da lui come previsto. Sbuffò, strofinandosi il viso con una mano, sembrava più frustrato di me. "Non hai ancora risposto alla mia domanda."- incalzò, incrociando le mani sul banco. Roteai gli occhi, passandomi una mano tra i capelli biondi. Perché diamine doveva essere così petulante? "Vuol dire che non ne ho voglia."- innaspai, voltandomi verso di lui mentre l'aula si riempiva di voci stridule e risate esuberanti non adatte al mio umore, almeno non quel giorno. "Sei stata con Marshall, vero?"- continuò, mettendo a dura prova la mia pazienza e il mio autocontrollo. "Rosie, intendi?- lo guardai per un momento, tornando poi a guardare davanti a me- No, per niente."- mentii, tirando fuori dallo zaino il mio quaderno e delle penne buttate distrattamente al suo interno. Lui mi scrutò attentamente, come se non si fidasse e volesse farmi ammettere il contrario ma, l'entrata della professoressa, lo costrinse e lasciar stare. [...]
Ringraziai Dio quando riuscii ad uscire dall'aula, con la scusa del bagno, quando invece avevo bisogno solo di una sigaretta. Difatti percorsi il corridoio con tranquillità, raggiungendo il cortile deserto. Per una volta riuscii ad apprezzare quel posto, grazie al silenzio. Accesi quindi la mia sigaretta, facendo da questa un lungo tiro che mi fece quasi gemere, ne avevo veramente bisogno. Mi dondolai sui talloni, osservandomi intorno. Non un'anima, lì intorno. Poteva mai esserci qualcosa di più bello? No, la solitudine batteva qualsiasi altra sensazione, in quel momento. Ma una figura familiare attirò la mia attenzione, dunque assottigliai lo sguardo per osservare meglio. Rosie, come se mi perseguitasse, s'era fermata dinanzi al cancello della struttura con un tizio che armeggiava una pistola davanti alla ragazza. Quest'ultima sembrava del tutto tranquilla, impassibile, apatica. Come se nulla potesse toccarla. Buttai la sigaretta sull'asfalto, pestandola con la punta delle mie vans. Rimasi immobile, a fissare quella scena con curiosità e anche preoccupazione, a causa di quella fottuta pistola. Che cazzo stava succedendo?
Rosie spostò la mano del ragazzo dal suo viso, costringendolo a gettare l'arma. Con un gesto veloce, lo fece inginocchiare, accompagnato da una smorfia di dolore. Lei se la rideva, quasi eccitata all'idea di far del male a quell'uomo. Feci un passo in avanti, socchiudendo le labbra quando i suoi occhi, come due saette, si spostarono su di me. Rimase a fissarmi, io non riuscii a muovere un solo muscolo, presa alla sprovvista. Tirò una ginocchiata sul volto di lui, mettendolo k.o., per poi affrettarsi a raggiungermi. Cosa avrei dovuto fare? Scappare sarebbe stato da vere codarde, volevo saperne di più, malgrado il pericolo che avrei corso in sua compagnia. Si piazzò davanti a me, con l'affanno e gli occhi iniettati di sangue. Continuava a guardarsi intorno, freneticamente. "Cazzo, Bels."- si strofinò il viso struccato con entrambe le mani, afferrandomi successivamente per il gomito, senza preoccuparsi di farmi del male. Mi trascinó lontana da lì, spingendomi contro un muretto rovinato. "Mi fai male, dannazione!"- imprecai massaggiandomi il braccio, la guardai male, roteando gli occhi. "Non- prese un respiro profondo, facendo una pausa breve- Non alzare gli occhi al cielo."- mi ammonì, serrando le labbra in una linea dura. Io restai in silenzio, in attesa che dicesse qualcosa quando, forse, nemmeno lei sapeva cosa dire esattamente. Oppure, semplicemente, non voleva dirmelo. "Dovresti smetterla di seguirmi."- parlò, cercando di placare la rabbia che le scorreva nelle vene. "Dovresti, dovresti, dovresti. Dovrei fare tante cose, ma farò sempre di testa mia. Dunque non sprecare fiato."- la fronteggiai, incrociando le braccia contro il petto. Ed era vero, non avrei mai lasciato a nessuno il piacere di dirmi cosa dovevo o non dovevo fare, soprattutto a Rosie Marshall. "E tu non sprecare tempo, dietro di me."- sorrise forzatamente, facendomi indietreggiare contro il muretto. Per qualche strana ragione, quando parlavo con lei, mi ritrovavo puntualmente contro il muro, senza via d'uscita. "Cosa ci faceva quell'uomo con la pistola?"- borbottai, appoggiando le mani sulle sue spalle, per spingerla lontana da me. Ma, prima che potessi farlo, lei le afferrò, bloccandole dietro la mia schiena, premendo inevitabilmente il suo petto contro il mio. Sorrise lateralmente, vittoriosa. "Non credo siano affari tuoi."- sussurrò contro la mia bocca, alternando lo sguardo tra questa e i miei occhi. Di nuovo quella stupida sensazione di nausea nello stomaco, anche se più piacevole. Uno strano formicolio che continuava lungo le gambe e le braccia, rendendomi completamente ubriaca. "Dimmelo."- dissi fermamente, con il suo stesso tono di voce. Lei tornò seria in volto, attaccando però le labbra sulla base del mio collo. Ansimai senza volerlo, spalancando gli occhi. La verità è che, il suo essere così arrogante e scontrosa, era fottutamente eccitante ai miei occhi. Ma ricordai che, la stessa persona che mi stava baciando avidamente sul collo, era la stessa che aveva spaccato la faccia con una sola ginocchiata ad un ragazzo. Fu abbastanza per convincermi a staccarla dal mio corpo, ignorando quello strano senso di vuoto che mi invase subito dopo. "Come se ti dispiacessero le mie attenzioni."- si beffò di me, scuotendo la testa. Lo aveva fatto solo per sviare il discorso, per distrarmi. E mi sentii anche abbastanza stupida, arrabbiata con me stessa per averle concesso di manipolarmi con degli stupidi baci.
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DANGEROUS
Fanfic"Lei era diventata l'unico spiraglio di luce nel bel mezzo della mia vita buia." @Casie.
