Capitolo 5

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La vita era imprevedibile, in un attimo, tutto sarebbe potuto cambiare. Ogni certezza, ogni convinzione, avrebbe potuto sciogliersi come neve al sole.

E Camila lo sapeva. Lo sapeva davvero bene.

Aveva sempre vissuto nel suo piccolo mondo fatto di sicurezze, dove tutto, era sempre stato programmato o pensato in anticipo. Nulla era mai stato lasciato al caso: un compito, una visita, un appuntamento, per Camila, la precisione e l'ordine in tutto ciò che faceva, era fondamentale.

Per questo oggi, il suo piccolo mondo fatto di schemi e regole, stava cambiando piano piano direzione e Camila, non era pronta ad affrontarlo. Quella chiamata, ricevuta nel bel mezzo del suo lavoro, davanti al suo capo, l'aveva destabilizzata leggermente, soprattutto per il messaggio che aveva letto di sfuggita, prima di essere costretta a spegnere il cellulare.

Era sua madre, che come era solita fare, la informava sullo stato di salute della sorella mentre lei era lontana da casa. Non doveva sicuramente essere una buona giornata vista la preoccupazione che aveva sentito in quelle poche parole lette sullo schermo. Ed ora, la sua mente si era focalizzata proprio lì e Camila non poteva permetterselo. Oggi era il giorno più importante della sua vita, non poteva fallire. Per lei, ma anche e soprattutto per Sofia.

Aveva già ricevuto un ammonimento dalla dottoressa Jauregui che l'era sembrata molto infastidita nei suoi confronti, d'ora in poi, non doveva fare altro che rimanere concentrata su ciò che stava facendo e sull' obiettivo da portare a casa. Sapeva comunque che Sofia era in buone mani e questo la tranquillizzava leggermente.

Il tirocinio era comunque arrivato alla sua terza fase, l'ultima, prima della pausa pranzo che avrebbe dato a tutti un po' di respiro. Camila ed il suo gruppo avevano già affrontato il reparto di neurochirurgia, che sicuramente, era stato il momento peggiore, nonostante, lavorativamente parlando, avesse fatto del suo meglio. Le era toccato poi scegliere uno dei reparti in cui le sarebbe piaciuto fare un'esperienza e Camila aveva optato per cardiochirurgia. Quella specializzazione l'aveva sempre affascinata, sapere come un cuore riusciva a battere e se non fosse stato per tutto ciò che ci stava dietro, si sarebbe lanciata sicuramente in quel ramo della medicina. Anche studiare e capire un organo complicato come il cervello le dava le sue soddisfazioni e non si lamentava certamente di ciò che stava facendo.

A cardiochirurgia tutto era andato per il meglio, anzi, era riuscita anche a capire un sintomo che era sfuggito allo strutturato principale, così da aiutarlo nella diagnosi definitiva. Il primario si era congratulato con lei, che nonostante fosse solo al primo anno, era già pronta a fare cose più complicate. In quel momento si era sentita veramente fiera ed orgogliosa di sé stessa.

Camila era pronta per affrontare la prossima fase con tutto l impegno e la determinazione possibile, per dimostrare ancora una volta, che quello era il suo ambiente e non se ne sarebbe andata molto facilmente.

Al pronto soccorso c'era stata fino ad ora, solamente come paziente o meglio, come accompagnatrice della sorella quando soffriva delle sue crisi. Entrarci da medico specializzando faceva tutto un altro effetto. Sapere di avere pieno accesso agli strumenti, di essere responsabili della vita di qualcuno, la rendevano nervosa ma allo stesso tempo carica. Poter aiutare le persone era stato sempre il suo sogno più grande, non avrebbe voluto fare altro sin da quando era piccola. Il medico era sempre stata la sua sola ed unica opzione.

"Ragazzi oggi il pronto soccorso è stra pieno, quindi anche voi dovete fare la vostra parte. Mi raccomando però non esagerate e non fate le diagnosi da soli perché credete di sapere. Ogni paziente dovrà essere visitato anche da uno strutturato. Sempre. Ora prendetevi una cartella ed andate al letto corrispondente. Vi manderò poi l'aiuto. Forza!!" - spiegò un'infermiera che sul cartellino portava il nome di Mel -

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