La primavera del 1861 era ormai alle porte, quel marzo prometteva bene e Jonathan era soddisfatto della sua nuova relazione: Lizzie era divertente e insaziabile. Però dopo appena un mese era giunto alla conclusione di non essere davvero innamorato e forse nemmeno lei: nessuno dei due desiderava abbandonarsi fino in fondo e trovavano più appagante godere di quei momenti senza promettersi nulla.
In quei tempi incerti era meglio non prendersi impegni seri, pensava Jonathan, ma forse era solo una scusa per non ammettere a se stesso che oltre a una breve infatuazione non avrebbe potuto esserci molto altro con quella ragazza. Una volta soddisfatto l'impeto iniziale il rapporto non aveva conosciuto una vera evoluzione. Si divertivano insieme, punto. Il giovane non anelava a possedere la sua mente e il suo cuore: gli bastava affondare il viso in quella massa di boccoli biondi e dimenticare il resto per qualche ora. E la ragazza non sembrava dispiacersene: voleva andarsene da quella città e raggiungere la California, ma non con un soldato, diceva scherzando, anche se pareva più seria di quello che dava a intendere.
Quel pomeriggio si era recato a Leavenworth in licenza, ma dopo qualche effusione fugace con la sua bella si era dedicato ad altro: desiderava regalarsi un bagno vero e farsi sistemare la scarsa barba e i capelli incolti da un barbiere. Si era dunque concesso una lunga sosta in una vasca degna di quel nome in un bagno comune. Al riparo di un bel separé decorato con motivi floreali, aveva goduto dell'acqua calda e si era crogiolato con la schiuma prodotta da un sapone decente. Pago, aveva apprezzato il morbido telo che gli era stato fornito per asciugarsi e se n'era andato dal barbiere. Aveva fatto colpo su una bella prostituta nello stallaggio dove aveva ricoverato il cavallo e aveva rifiutato il suo invito con cortesia e intima soddisfazione.
Tirato a lucido, era appena rientrato nel forte e si stava rimirando nel piccolo specchio appeso vicino alla sua branda, quando fu raggiunto da Robert nella camerata.
«Hai incontrato Sabrina in città?»
Jonathan sollevò appena un sopracciglio, girandosi a guardarlo.
«Sabrina?»
«Sì! Non l'hai incrociata?»
Robert sembrava nervoso.
«In città?»
«La vuoi smettere di ripetere quello che ti dico? Sì, Sabrina è andata in città. Da sola.»
«Da sola?»
Poi, vedendo che suo fratello stava per tirargli un calcio, si riscosse.
«Scusami. Ho capito...» disse alzando le mani in segno di resa. «Anzi, no, non ho capito affatto. Spiegami un po' che è successo.»
Robert si scostò una ciocca ribelle e iniziò a raccontare, parlando sottovoce come se temesse che qualcuno potesse ascoltarli.
«Non lo so di preciso, ho incrociato due soldati della compagnia che stavano tornando dal turno di lavoro in stalla e ho colto uno stralcio di conversazione, qualcosa tipo "Quella sfacciata se l'è meritato" e ho avuto un presentimento. Sono corso là e l'ho trovata che stava sellando Ella: aveva un faccia terribile... e si muoveva con una certa rigidità, non so se capisci cosa intendo.»
«Che nostro padre le aveva dato una buona dose di frustate.»
«Già, ma stavolta deve essere stata una cosa seria: non l'ho mai vista così.»
«E non ti ha dato spiegazioni.»
«No. Continuava a sistemare i finimenti come se non esistessi e quando ho tentato di fermarla è montata in sella con aria sprezzante. L'ho avvertita che nostro padre gliel'avrebbe fatta pagare ancora più cara se avesse scoperto che era uscita senza il suo permesso e lei per tutta risposta mi ha sfidato. "Perché non vai a dirglielo tu, così gli risparmi la fatica". Questo ha detto.»
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Polvere alla polvere
Historical FictionUtah 1854. Due fratelli decidono di lasciare la sicurezza della casa materna per seguire il padre, capitano dell'esercito. Giovani e scanzonati, alle prese con mille difficoltà per adattarsi alla vita militare mentre inseguono i loro sogni e cercano...
