Quella disgraziata. Robert era livido di rabbia mentre usciva dalla stalla a grandi passi. Sabrina gli aveva teso un agguato in piena regola: l'aveva seguito e trovato solo, approfittandone per cercare di parlargli della faccenda. Era l'ultima cosa che avrebbe desiderato, e non voleva più starla a sentire.
Non avrebbe ascoltato altre confessioni amorose. Aveva rischiato di prenderla a schiaffi. Era questo che voleva? Portarlo al limite? Be', lui non sarebbe stato al suo gioco.
Che se la veda con Jonathan. Il fratello prendeva sul serio il ruolo di sostituto del capo famiglia e sapeva fare la voce grossa quanto bastava per rimetterla in riga. Lui invece rischiava di ammazzarla di botte senza ottenere niente.
Proprio lei, sua sorella, la persona che aveva sempre difeso e protetto da tutti contro tutti, l'aveva tradito così, per il primo maschio bianco celibe che probabilmente si era preso il disturbo di corteggiarla. Disinteressandosi del parere della sua famiglia, del suo nome... di lui in primis. Non poteva sopportarlo.
Avrebbe chiesto a Jonathan di intervenire ancora e rincarare la dose. Sì, lui l'avrebbe fatta ragionare... o l'avrebbe messa sul primo treno per il Nord. A questo punto era lo stesso. Ma di colpo fu costretto a fermare i suoi passi furiosi. Una certezza lo colse alla sprovvista: Sabrina l'aveva scoperto...
Chiaro! Quella doveva aver capito che non era Jonathan quello da convincere... Era lui il mandante... il geloso... il fratellino che sempre l'aveva appoggiata e che adesso si era messo di traverso... Lei l'aveva intuito! Per questo era andata da lui a supplicarlo.
Questa consapevolezza lo colpì come un pugno. La sorella chiedeva il suo aiuto, sperava di fare breccia nel suo buon cuore, di superare l'intoppo...
No. Non avrebbe ascoltato una parola di più. Quando gli aveva rivelato la storia del bacio, aveva dovuto faticare per dominare l'istinto di prenderla a sberle. Non poteva ascoltare altro. Non voleva.
Era geloso. Se ne rendeva conto. Ma quello era un Sudista e non c'era nemmeno da discuterne. Peggio sarebbe stato se gli avesse presentato un ragazzo per bene, alla sua altezza, a cui non avrebbe potuto opporsi... ma con un Sudista, no. Poteva opporsi e l'avrebbe fatto.
Rimase di pessimo umore tutto il giorno e la sera decise di abbandonare la cena a metà, infastidito dall'espressione affranta della sorella. Aveva bisogno di sfogarsi.
Jonathan lo vide allontanarsi in direzione del confine del campo e scosse la testa. Quello stupido aveva voglia di farsi del male, ma rimase zitto e lanciò un'occhiata di puro disprezzo alla ragazza che se ne stava in un angolo con l'aria da vittima. Quale vittima? Appena un giorno prima aveva disobbedito ai loro ordini e Robert l'aveva colta sul fatto mentre all'ospedale faceva gli occhi dolci a quel tizio. Ed era toccato a lui rimetterla in riga, inutile che adesso sfoggiasse quell'aria da cane bastonato. Doveva aver combinato qualcos'altro per rendere tanto furioso il fratello.
«Com'è andata?»
Lo intercettò al suo ritorno tendendogli un po' di tabacco. Robert fece per tirare dritto poi sospirò e accetto l'offerta. Si fermarono accanto al fuoco.
«Niente di memorabile, avevo solo bisogno di sfogare un po' di rabbia.»
«Hai fatto in fretta.»
Robert non rispose. Si vergognava di se stesso: non era nel suo carattere trattare le donne come oggetti, nemmeno se le pagava. Le altre volte aveva cercato più la tenerezza di un abbraccio, l'illusione di essere ancora con Emily, la dolcezza della scoperta della carne un pollice alla volta. Non quella sera. Un atto puramente animale, forse un po' brutale.
«Comunque non mi riferivo alle tue avventure d'alcova.»
Robert gli lanciò un'occhiata.
«Che intendi?»
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Polvere alla polvere
Historical FictionUtah 1854. Due fratelli decidono di lasciare la sicurezza della casa materna per seguire il padre, capitano dell'esercito. Giovani e scanzonati, alle prese con mille difficoltà per adattarsi alla vita militare mentre inseguono i loro sogni e cercano...
