30. Bulletproof Love - Epilogue.

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«Dio, non credevo di poter arrivare a questo punto ancora tutto intero.» Ammise Frank passandosi una mano nel ciuffo, io ridacchiai annuendo.
«Hai ragione...» Mi voltai appena in tempo per vedere Ray correre verso di me, aveva il fiatone ma sorrideva tenendo in mano il suo cappello nero.
«È fatta!!» Esclamò, e io subito lo abbracciai fortissimo, complimentandomi con lui.
Brendon si era laureato un anno prima - dopo essere stato bocciato per la... terza volta?
E l'avevamo fatto studiare noi. Era così testardo... e avevano cercato anche di farlo ripulire, ma su quello ci stavamo ancora lavorando.
Comunque sia, Brendon era venuto quel giorno, a vedere il nostro grande momento.
E ovviamente c'era anche mio fratello, a lui però mancavano ancora tre anni.
Io tremavo da quando ci eravamo raggruppati lì nel cortile. Ero uno degli ultimi a salire su quell'impalcatura di legno, visto che il mio cognome inizia con la lettera W.
Okay, quindi, mi avevano appena chiamato.
Io mi girai a guardare tutti i miei amici, e il mio ragazzo, allarmato, e Frank mi spinse dalla spalla. «Dai, vai!» Esclamò con un sorrisetto, e io misi il broncio borbottando qualcosa.
«Dai Gee, vai a mettere fine a questa storia.» Disse ridacchiando, e mi avvicinò a se prendendomi delicatamente dal colletto della maglia, dopo mi baciò a stampo dolcemente. «Muoviti.»
A quel punto il mio cuore batteva più per lui che per l'ansia, quindi annuii velocemente e corsi fino al palco, salendo a prendermi quel titolo.
Fatto quello, mi fecero segno verso l'asta col microfono.
Ma che dovrei dire? Pensai, lamentandomi mentalmente mentre mi mordevo il labbro, come un bambino capriccioso.
Avevo venticinque anni, andiamo, qualche cazzata la potevo pure tirare fuori.
«Mi congratulo con tutti voi, spero vi vadano bene anche i colloqui di lavoro.» Dissi accennando una risata, che per un istante si diffuse per via del microfono.
Una volta sceso e tornato dal mio gruppo, Frank mi battè una mano sulla spalla destra e Ray su quella sinistra.
«Gerard cresce a vista d'occhio.» Dissero all'unisono, e io li guardai scioccati, prima Ray e poi Frank.
«Ma tu... tu sei quello più basso e anche più piccolo d'età, che hai da prendermi per il culo?!» Esclamai indignato con un sorriso sul viso, e gli picchiai un braccio.
«Ho solo un anno in meno di te!»
«Rimani sempre basso! Tanto basso.»
«Ehi, stronzo!» Disse rubandomi il cappellino nero con il ciuffetto rosso e se lo mise dietro la schiena. Io risi.
«Puoi anche bruciarlo.»
«Gne gne» Me lo lanciò indietro e io lo presi al volo, mettendomelo in testa con fare fiero.
«Non sembro una guardia della regina?»
«Ehm... sì...» Bob mi squadrò, dopo guardò Frank. «La regina è Frank?»
«Ehi tu, brutto sacco di merda» Disse Frank dandogli dei calcetti ai piedi, giusto per contenersi.
Bob ridacchiò in modo perverso e io gli lanciai il cappello addosso, quindi quel povero cappello iniziò a volare in giro e schiantarsi contro gli altri.
«Frank è una principessa al massimo!» Ed ecco Brendon, che disse la cosa in effetti più giusta.
«Uhm... ci sta. Ehi Frankie vieni qui» Mi avvicinai a lui e Frank stava già cominciando a indietreggiare, mettendo le mani avanti.
«Sta' alla larga maniaco» Disse, ridendo.
Scattai in avanti e, prendendolo dai fianchi, lo sollevai da terra, mettendo poi le mani sotto al suo bel sedere per sostenerlo. «Buongiorno principessa» Dissi con il viso spiaccicato sul suo petto, mettendomi a ridere.
Lui mi strofinò un pugno sui capelli e io per evitarlo quasi lo feci cadere, così Frank pensò fosse meglio stare fermo.
«Lasciamii!! Gerard fottutissimo Way» Il suo tono disperato mi fece tenerezza, così finsi di metterlo giù, invece lo feci posizionare proprio a mo di principessa. Quindi steso orizzontalmente tra le mie braccia.
Ridacchiai potendolo vedere in viso, ed era un po' rosso.
«Manca una coroncina rosa» Disse Ray, mettendosi una mano sotto il mento con fare serio, poi vidi mio fratello allontanarsi un po' e prendere il telefono.
«Fermi così.»
Io risi alle sue intenzioni, e cercai di non fare vedere a Frank che però iniziò a muoversi come un dannato per guardare Mikey.
«Frank sorridi»
«Mikey non ti azzard-»
Abbassai il capo verso di lui e posai le labbra sulle sue, spostando con tanto di coraggio una mano per metterla sulla sua tempia, tenendogli i capelli lontani dalle guance.
Lo baciai per pochissimo, giusto per attirare la sua attenzione, e quando mi staccai da lui avevo proprio i suoi occhi nei miei. Incatenati, attratti.
Era così bello, Frank.
Era bello tenerlo tra le mie braccia, vederlo avere quelle reazioni alle mie azioni.
I suoi occhi erano una delle cose che durante il mio cammino non mi avevano fatto cadere, perché io mi sono fidato quasi subito di loro e forse quegli occhi erano un rischio, perché mi distraevano, ma mai avevano osato portarmi sulla brutta strada. Mai.
Frank era cambiato, da quando ci eravamo messi insieme. Da quando pian piano aveva imparato a conoscere gli altri, a diventare più intimo con me. Frank non era più quello scorbutico e scontroso, ma giusto com'era si comportava in quel modo con chi invece meritava.
Da quando capii che Frank poteva essere molto di più di quello che mostrava, me ne innamorai ancora di più.
Mi ricordai di quella volta...

«Frank?»
«Che c'è, Gerard? È da mezz'ora che mi chiami ma non dici mai nulla.»
«Scusa, è solo che... vorrei dirti qualcosa, però non so come reagiresti»
«Prova ad immaginare. È una cosa brutta?»
«Beh, ecco... per me no, assolutamente»
«E pensi che per me lo sia?»
«È questo che non so»
«Dillo.»
«Uhm...»
«Voglio sentirtelo dire.»
«Huh...» ... «Ti amo»
«Grazie a Dio. Per un momento ho pensato che non fosse quella la cosa che volevi dirmi», «Anche io ti amo, Gee.»

Lasciai Frank giù, dopo essermi assicurato che mio fratello avesse scattato la foto.
«Perché mi guardi così?» Mi chiese Frank, la fronte leggermente aggrottata e le labbra sollevate in un piccolo sorriso.
«Stavo... ricordando qualcosa» Spontaneamente si formò un sorrisetto all'angolo delle mie labbra, e poi ridacchiai.
«Sono felice, Frank. Di aver superato con te tante cose, di essere arrivato fino a qui con te»
Frank mi prese le mani, sorridendo.
«Ehi... a chi lo dici.» Mi abbracciò e accarezzò la mia schiena gentilmente.
Io sorrisi probabilmente a trentadue denti al suo abbraccio, così lo stritolai fortissimo.
«Gee mi fai soffocare- »
«Ops, scusa» Ridacchiai scollandomi da lui, dopodiché diedi uno sguardo intorno. I miei amici parlavano tra loro, tutti gli altri studenti stavano fischiando e battendo le mani a quello che era stato appena chiamato.
Così ne approfittai del piccolo momento per chinarmi e baciare Frank sulle labbra, dolcemente, prendendo il suo mento con due dita. Lo avvicinai a me e lo abbracciai come poco prima, tenendo salda la mano che teneva ancora il cappellino nero sulla sua spalla.
Frank ricambiò il bacio altrettanto dolcemente e lo sentii sorridere sulle mie labbra, cosa che fece sorridere anche me.
Stavamo insieme da due anni e mezzo e ne avevamo passate di cose in quel lasso di tempo. Il nostro percorso era pieno zeppo di ostacoli. Pieno.
A vederci così sembrava essere stato tutto rose e fiori, e invece no, adesso eravamo felici ma per stare insieme abbiamo dovuto combattere.
I bulli, persino i professori, gli insulti che ti danneggiavano dentro, alcuni amici di Frank che l'avevano presa male e si erano messi contro di lui e me per rendergli la vita un inferno.
Un sacco di botte erano volate tra me e i suoi amici, ma ero sempre riuscito a proteggere Frank.
Frank diceva sempre che non aveva bisogno di aiuto, ma lo faceva solo per non mettermi in mezzo e farmi fare del male. Una volta persino litigammo perché due dei suoi vecchi amici erano arrivati da dietro ed erano riusciti a pestarmi, e mi avevano ridotto male, e quando Frank finii le lezioni e tornò in stanza mi guardò male e quasi pianse dalla rabbia.
Non voleva che ferissero me per colpa sua, secondo lui.
E io me la presi a mia volta per quello, perché si stava dando la colpa di amarmi.
E un paio di giorni passarono così, senza nemmeno guardarsi in faccia. E poi vedevamo le facce degli altri godere, e a me veniva rabbia, e così cercai quei bastardi che mi avevano picchiato e mi vendicai.
Oh se lo feci.
Da quel giorno ci lasciarono stare.
Io e Frank ci scatenammo in un bacio animalesco e bisognoso - dopo solo una settimana di "distanza" - e finimmo per stare attaccati l'uno all'altro per tutto il giorno fino ad oggi.
Avevamo legato più che mai, e niente e nessuno ci avrebbe più ostacolato, infastidito.
Non lo avrei permesso più a nessuno, nemmeno per sbaglio.
Frank era la ragione per cui all'alba di ogni giorno pensavo di essere felice, per cui mi svegliavo con il sorriso, e i giorni passavano così veloci che l'università mi sembrava così leggera nonostante i corsi che riempivano i pomeriggi alla metà del quinto anno e tutto lo studio.
Frank era la ragione per cui avevo smesso di essere triste, e avevo aperto un nuovo orizzonte davanti a me, mi ero dato la possibilità di andare avanti, di iniziare un nuovo capitolo, anzi, un nuovo libro, che partiva solo con me e Frank.

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𝐘𝐨𝐮'𝐥𝐥 𝐑𝐞𝐛𝐞𝐥 𝐭𝐨 𝐀𝐧𝐲𝐭𝐡𝐢𝐧𝐠Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora