Arrivammo davanti casa sua, cercava insistentemente qualcosa, ma che non riusciva a trovare, fin quando non si portò le mani al volto truccato e sbuffò - che succede? - domandai spegnendo l'auto e girandomi verso la sua direzione. - ho scordato la borsetta sul divanetto, cazzo, dentro c'erano le chiavi di Casa- sbuffò -potresti riaccompagnarmi lì? - domandò con occhi dolci.
Restai a guardarla, guardai il suo volto, soffermandomi sugli occhi, grandi e scuri proprio come quelli di Emiliano e le labbra carnose, sulle quali era presente un sorriso.
La stanno cercando
Distolsi lo sguardo, guardandomi attorno, credendo di aver sentito qualcuno che parlasse all'esterno dalla macchina, ma quando mi voltai, vidi solo l'asfalto grigio illuminato dai lampioni. Collegai la voce a quella di Athena, che fino a quel momento era rimasta zitta, in disparte, come se non fosse il momento appropriato per comparire nella mia testa. - ehi, Fabio.... - disse la mora accanto a me, muovendo la mano davanti ai miei occhi, scossi la testa - si... Dimmi- dissi girando lo sguardo verso di lei - andiamo? - domando riallacciando la cintura - no, ti porto a casa mia. Ti prometto che non ti tocco- dissi ridendo mentre riaccendevo l'auto - sicuro? - domandò - certo, non te lo avrei detto sennò - dissi sorridendo e partendo nuovamente verso casa mia.
Arrivammo e fermai l'auto, slacciai la cintura e scendemmo contemporaneamente dalla macchina, nel più completo silenzio della notte. La presi per mano, aumentando il passo. Avevo paura a portare qualcuno con me, non volevo accadesse qualcosa a lei, non volevo.
-piano Fabio- disse lei appena entrammo nell'androne delle scale - scusa - sussurrai mentre chiamavo l'ascensore, portai un braccio attorno al suo collo e la strinsi a me, lei lentamente si lasciò andare posando la testa sul mio petto, le sorrisi, anche se ero consapevole che non mi potesse vedere. Il vecchio ascensore si apri, entrammo e schiacciai il numero del mio piano. Lentamente salimmo, appena le porte si aprirono la tirai verso la porta di casa mia, le sorrisi. Ero felice. Era andato tutto beme
Presi le chiavi dalla tasca e apri la porta di casa mia - era da molto che non mettevo piede qua... - sussurrò entrando quasi in punta di piedi. - ti capisco... - risposi chiudendo la porta a chiave - non è cambiato niente vedo- rise - non riuscirei, anche volendo - dissi, lei annui e si sedette sul divano - vuoi qualcosa? - domandai - si... - sussurrò - dimmi - vorrei andare a dormire- disse ridendo, annuì e andai nella mia stanza, presi le prime cose comode che potessero andarle bene e gliele portai. Lei sorrise e le prese - grazie- disse allontanandosi verso il bagno. Mi sedetti nello stesso posto che poco prima era occupato da lei e sbuffai, passando le mani sul volto.
Questa sera è quella buona.
Alzai un sopracciglio, buona? Cosa doveva succedere
Baciala.
Scossi la testa.
Non era possibile. Non avrei mai potuto farlo, nonostante le volessi bene, non potei fare questa cosa, era come tradire la persona per la quale sono tornato. La mora rientrò in sala e mi guardò - dai, vai a dormire anche te.- disse - vieni? - domandai alzandomi in piedi, lei alzò un sopracciglio e sorrise - non posso dai, dormo qua. - disse indicando il divano sul quale ero seduto - non se ne parla! - dissi - vieni con me dai- dissi prendendola per le mani sorridendo, entrammo in camera e lei si mise sul letto. Presi il mio pigiama e andai a cambiarmi.
Ritornai in camera, mi misi a letto e restammo per un po' distanti in silenzio, erano quasi le tre di notte. E nessuno dei due sembrava volesse addormentarsi. Mi girai, fissando il soffitto, proprio come lei - nemmeno te riesci a dormire- dissi sorridendo - no, come sempre- rispose girando la testa - quindi, che si fa? - domandai imitandola e trovandomi i suoi occhi fissi nei miei, lei alzò le spalle e sorrise, ricambiai il sorriso e ritornai nella stessa posizione di prima.
Senti che si avvicinò a me, potevo sentire la sua pelle calda quasi al contatto con la mia - tu dici che sarebbe felice se sapesse che siamo qua assieme? - domandò, ci pensai un'attimo e mi girai, la guardai e le sorrisi ricordando tutto ciò che mi aveva detto fin dal primo momento in cui l'avevo rivista. - si, ne sarebbe felice- conclusi senza distogliere lo sguardo da lei. Mi avvicinai lentamente, prendendomi quei pochi centimetri che ci separavano. Non sentivo nessun senso di colpa, non sentivo di star sbagliando a baciare quella che era la migliore amica della mia ragazza. Non c'entra niente di sbagliato.
Le nostre labbra si sfiorarono, lentamente le feci congiungere, lei rimase ferma, mentre le mie mani finirono sulle sue guance calde, le sue fredde finirono sul mio petto. Mi girai portandola su di me, senza staccare le nostre labbra. Era quello che desideravo, mi serviva una persona come lei.
Ci staccammo e restammo in silenzio, lasciando un ultimo bacio a stampo per poi addormentarci così, abbracciati.
