Rientrai in casa, ero poco convinta di tutto quello che stava succedendo in quel momento, c'era dell'altro.
-che ti prende?- domandò Cosimo notando il silenzio -non lo Cosimo...- sussurrai -parla dai, ormai ci conosciamo.- sorrise sedendosi sul divano -ho paura.- ammisi -ho paura che ci sia ancora dell'altro, con Fabio in ospedale sono un bersaglio abbastanza facile, e non so...- continuai -sono qua a posta.- disse alzando le spalle con tono quasi offeso -lo so, lo so, ma non lo so...mi esplode la testa.- dissi sedendomi accanto a lui -ti avrei già proposto una bella canna, ma sappiamo già la tue condizioni, quindi penso sia meglio di no.- disse ridendo, gli sorrisi.
-direi di no.- risposi -ma sapete cos'è?- chiese accendendosi una sigaretta, scossi la testa -dovremmo saperlo tra poco, se Fabio ci arriva.- dissi -perché non dovrebbe, dai oh.- disse quasi annoiato della mia negatività -ho le mie ragioni.- dissi accarezzando la mia pancia -Marghe, ti giuro che ci arriverà salvo, te lo prometto per te e mio nipote.- sorrise posando una mano tatuata sulla mia -mi fido di te, lo sai.- dissi alzando le braccia.- lui sorrise fiero -dai, a dormire, penso che per oggi sia abbastanza.- disse alzandosi in piedi -ti va bene qualcosa di Fabio?- domandai -sì, vai.- disse seguendomi verso la mia stanza.
[...]
Un rumore improvviso fece sobbalzare sia me che Cosimo, ci guardammo senza sapere che cosa fare. -stai qua, vado io, qualsiasi cosa non uscire.- disse alzandosi e prendendo qualcosa da dentro il cassetto di Fabio. Rimasi ferma senza sapere che rispondere. Cosimo uscì dalla stanza.
Non si sentiva alcun rumore, niente di niente. Un senso di ansia mi allarmò, c'era qualcuno era impossibile che fosse stato qualcosa a rompersi da solo, era impossibile.
Cosimo rientrò.
-dobbiamo andarcene.- disse -e dove?- domandai -andiamo a casa mia, prendi qualcosa, su dai.- disse prendendo i suoi vestiti e infilandoseli sopra il pigiama. Presi una tuta e lo raggiunsi dopo aver messo le scarpe. -posso sapere che succede?- domandai -prega prima che riusciamo ad arrivare in macchina senza rotture di coglioni.- disse guardando attentamente all'esterno della porta, facendo attenzione a qualsiasi cosa potesse muoversi nell'ombra. Mi prese per mano ed uscimmo.
-stai attenta...- sussurrò mentre apriva la piccola porticina che dava sulle scale, posto che secondo lui poteva dare meno nell'occhio.
Cosimo aprì lentamente la porta principale del grande palazzo, era tutto tranquillo, così tranquillo che per qualche istante si poteva pensare che fossero tutte paranoie. Si sporse verso l'esterno e una lama gli colpì il braccio, successe tutto in un attimo. Qualcuno dietro alle mie spalle mi prese attaccandomi al suo corpo e puntandomi una lama fredda sul collo. Cosimo prese dalla tasca della felpa quell'oggetto che aveva recuperato prima dal cassetto di Fabio, e solo lì mi ricordai che lui aveva un coltello, che aveva utilizzato dopo la morte di Athena, terrorizzato che potessero fargli qualcosa.
Riuscendo a liberarsi dalla presa dell'altro, colpendolo al centro del petto, si accasciò a terra continuando a lamentarsi. -sta fermo non ti muovere!- disse l'altro facendo una leggera pressione sul mio collo, Cosimo lo guardò per qualche istante per poi fissare me. -fai un...un altro passo e ti giuro che...che...che l'ammazzo!- urlò, Cosimo inclinò la testa di lato, era poco convinto di quello che stesse dicendo, e se fosse stato giorno avrebbe potuto vedere il suo sguardo sarcastico -non sei nato per fare questa vita, lo sai?- disse -sta fermo!- urlò nuovamente -senti, facciamo così, tu la lasci, dì al tuo capo o chiunque sia di smetterla di rompere il cazzo e tu ritorni alla tua noiosa vita da pusher fallito, che ne pensi?- propose, l'altro rimase in silenzio -non ho scelta! Non ti avvicinare, o ammazzo lei e...e...e il bambino!- disse dopo avermi lanciato un'occhiata e notando il rigonfiamento del mio ventre. -non ne saresti capace.- disse avvicinandosi nuovamente, il ragazzo andò in panico -avanti.- continuò Cosimo avvicinandosi, era ormai faccia a faccia con lui. Lentamente la sua presa si fece più debole, mi liberai -porta via il coglione là dietro, che è già con un piede nella fossa. Sta attento, potresti esserlo anche te.- disse per poi afferrarmi per la mano e andare via.
[...]
-stai bene?- domandò quando ormai eravamo abbastanza lontani dalla Barona -sì, sto bene...- dissi -mi dispiace.- continuò -non ti preoccupare Cosimo, l'importante è che sia finita bene.- disse -ma cazzo, un ragazzino di vent'anni immischiato in sta roba per qualche euro in più. Assurdo.- disse scuotendo la testa adirato. -non dovresti stupirti, hanno poco da perdere.- dissi posando il volto sul dorso della mano e fissare fuori dal finestrino. Milano notte aveva un altro aspetto, non sembrava la classica e caotica Milano, era quella tranquilla, quella che nasconde qualcosa, perché sotto ogni città si nasconde qualcosa di segreto, che nessuno rivela, gente che lavora di notte e si comporta normalmente di giorno, era così strana questa città.
-come mai sei così silenziosa?- domandò -mi piace guardare Milano.- rivelai girandomi verso di lui, sorrise -è bella ma anche stronza.- disse -mh, sì, dipende da come la prendi. Non sempre è così.- risposi -dipende come la vivi e quando la vivi.- chiarì, non risposi, infondo lui ne sapeva più di me.
Gli occhi si fecero lentamente più pesanti, e mi contrinsi a chiuderli -buonanotte allora.- rise Cosimo al mio fianco quando oramai ero quasi persa nel mondo dei sogni.
