Il telaio aveva sempre avuto un effetto rilassante su di lei. Quando tesseva, pensava solamente alla tela e a nient'altro; ogni pensiero diventava evanescente, privo di sostanza, scompariva nei recessi della sua mente. Fu quello il motivo per cui quel pomeriggio trovò estremamente snervante non riuscire a concentrarsi: continuava a confondere i fili ed era stata costretta a disfare la tela più di ogni volta. Non le era mai successo che la sua fonte primaria di distrazione fallisse, neanche nei giorni più bui.
Con un ringhio, disfò tutto il lavoro, spezzando anche qualche filo nel frattempo. Si alzò di colpo dallo sgabello. Camminò fino al tavolino e si versò una tazza d'acqua, cercando di calmarsi e di liberare la mente dalla guerra imminente. Da tre giorni non riusciva a far altro che pensare a quello, alla concreta possibilità di poter tornare a casa: sapeva che era esima, che i Romani erano feroci come belve, la loro determinazione pari solo alla loro arroganza. Essere additati come fecce, reietti, aveva acceso la loro voglia di rivalsa; essere riusciti a rapire le donne dei nemici aveva causato l'incendio, l'esplosione del risentimento verso tutti gli altri popoli. Sapeva che immaginandosi il caloroso abbraccio di sua madre non si stava facendo altro che del male, ma era diventata dipendente da quel tocco immaginario, la nostalgia reale e non finzione nella sua testa.
Restò in piedi di fronte al telaio, contemplandolo con uno sguardo cupo, tra il malinconico e il rassegnato. Con un sospiro, iniziò a mettere in ordine i tessuti e i pesi, proponendosi di ricominciare da capo il giorno dopo.
Tra l'altro, Cetego sarebbe arrivato a breve: le aveva promesso di passare nel tardo pomeriggio per darle la sorpresa di cui si era vantato tanto. L'umore le impediva di esserne estasiata, ma le lodi tessute l'avevano sicuramente incuriosita: il marito non si era mai risparmiato con i regali, non badando a spese e ingaggiando trattative folli con i commercianti. Il traffico dei volumi era diminuito, l'alleanza anti-romana del Latium Vetus avevano tagliato i Romani da numerosi commerci, ma nonostante ciò, tanti mercanti non avevano rinunciato alla possibilità di poter trarre vantaggiosi profitti e i prodotti non mancavano nel mercato cittadino.
Si chiese cosa le avrebbe portato in quell'occasione. Gioielli? Nuovi tessuti? Magari qualcosa proveniente da Oriente o dalle isole a occidente.
Stava sistemando il telaio, preparandolo per il giorno seguente, quando il marito bussò e si annunciò.
«Arrivo!» urlò lei.
Si diresse a passo veloce verso la porta e la spalancò. Cetego era appoggiato al muro, un mazzo di ciclamini rosa in mano e un sorriso ruffiano in volto.
«Oh» esclamò Claudia, incurvando le labbra a sua volta.
Non era la prima volta che l'uomo le regalava dei fiori; più insisteva nel suo assiduo corteggiamento, più si scopriva lusingata dei suoi gesti. Questa sua frivolezza, ingenua vanità, la spaventava, e al tempo stesso la rincuorava: avrebbe desiderato riuscire a rifuggire il contatto con Cetego, ma dentro di sé non trovava il coraggio per ritornare a imporsi lo stato di solitudine perenne che aveva vissuto il mese precedente. Si era accorta solo a posteriori di quanto l'avesse privata di ogni energia, alimentandosi inizialmente della sua tristezza, poi del rancore, e trasformandoli in una disperazione profonda che l'aveva resa il guscio di se stessa. La spensieratezza del marito l'aveva fatta sentire viva, l'aveva aiutata a uscire dal nero livore che rischiava di inghiottirla. Non faceva nulla di male: non avevano interazioni intime e Cetego al massimo le aveva fatto qualche battuta più spinta, beccandosi così un'occhiataccia. Non erano nemmeno amici e a volte, quando sentiva il peso della situazione gravare con forza sulle sue spalle, non ne gradiva nemmeno la presenza. Succedeva spesso, anche se la frequenza con cui accadeva stava diminuendo di settimana in settimana. Non erano amici, ma c'erano i presupposti per poter definire il loro rapporto come pacifico.
«I fiori più belli per la donna più bella di tutta Roma» le disse, allungandoglieli ma non avvicinandosi.
«Preferisco le rose» gli rispose lei, scherzando.
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Amor amara dat
Narrativa StoricaRomolo aveva da poco fondato Roma, i cui abitanti erano pastori sbandati, esuli dei villaggi vicini, delinquenti messi al bando dai loro popoli, e le poche femmine che vivevano lì godevano di una dubbia reputazione. In assenza di donne in grado di p...
