XXII. Lupercalia

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Non è che non si fidasse di Cetego, ma sapeva che avrebbe anteposto il bene della tribù a quello della sorella. Era un uomo equilibrato, che teneva alla pace e rifuggiva i conflitti evitabili. Avrebbe fatto sentire la sua opinione, ma non avrebbe impuntato i piedi se Fredisio gli avesse detto che non aveva altra scelta. E Claudia non poteva accettarlo.

Fu così che condivise quanto appreso dal marito a Marzio; d'altronde, Cetego non glielo aveva vietato. E Marzio, a sua volta, condivise le informazioni con Veturia e Fausta. Sentiva un annichilente senso di colpa ogni volta che si ritrovavano per i Lupercalia e cercavano una soluzione per evitare il matrimonio con Lanato a Fausta ma, alla fine, sapeva di aver fatto la cosa giusta. Fausta aveva il diritto di essere a conoscenza del suo destino. E di imporsi, se necessario.

Veturia si era visibilmente arrabbiata quando aveva saputo che Fausta aveva confrontato Cetego, ma con il passare delle settimane e l'assenza di reazioni da parte del marito, si era calmata: Cetego aveva mantenuto la promessa e non gli aveva riferito niente.

L'aveva anche resa partecipe delle novità, cosa che non aveva fatto altro che acutizzare il suo senso di colpa. Lanato non si era mosso dalla sua posizione, così come Fredisio; anzi, pareva che la posta in gioco si fosse alzata: Romolo in persona si era proclamato a favore di un matrimonio che permettesse di creare una solida alleanza tra le due tribù, rendendo così la posizione dei Luceres ancora più precaria.

Il tempo passava inesorabile e di conseguenza la frustrazione aumentava. Non c'era nulla che potesse minare la solida posizione di Lanato; l'unico modo per uscire da quell'accordo non ancora siglato sarebbe stato trovare un partito migliore, attraente anche da un punto di vista economico per la tribù. Al momento, però, nessuno deteneva più potere di lui.

Claudia, Fausta, Veturia e Marzio si erano trovati quotidianamente, con la scusa che i Lupercalia erano ormai imminenti e dovevano rifinire i dettagli per la festa. Nessuno aveva trovato strani questi incontri o messo in discussione la loro dedizione: anzi, Cassio pareva molto felice di vedere la moglie impegnata in un'attività che la obbligasse a instaurare relazioni con i membri della tribù; d'altro canto, a breve sarebbero stati lui e Veturia ai vertici.

I quattro erano diventati inseparabili ma, più di tutti, Fausta e Marzio. Era evidente che ci fosse qualcosa di speciale tra di loro: un'attrazione particolare, un'intesa che era difficile spiegare. Marzio giurava che il loro rapporto non si sarebbe mai evoluto, che non avrebbe mai tradito Cetego in quel modo; Fausta, d'altro canto, era consapevole che avrebbe messo Marzio – e anche se stessa – in grave pericolo se lo avesse tentato, o se si fosse fatta tentare. Era un peccato, davvero, perché quei due erano in grado di capirsi con uno sguardo, di ridere tra di loro come se il resto della stanza non esistesse. Il lignaggio, però, richiedeva sacrifici, e per quanto Fausta fosse una testa calda, sapeva assumersi le proprie responsabilità. Inoltre, Marzio era troppo ligio al dovere e al ruolo che Cetego aveva giocato nella sua vita per tradire in quel modo la sua fiducia.

Arrivarono, senza alcuno sviluppo positivo, i Lupercalia.

Mentre percorreva le strade di Roma a braccetto con suo marito, sentiva l'ansia consumarle lo stomaco. La sua mente era un groviglio di pensieri contrastanti. Quella giornata era importante: Claudia sapeva che dare un erede alla gens Cornelia era un suo dovere; fino a quel momento, aveva tenuto lontano quel pensiero, soffocandolo sotto i preparativi per la festività e, se doveva essere onesta, dietro uno scarso entusiasmo all'idea di avere un figlio da un romano. Forse...non aveva ancora accettato totalmente di esserlo diventata, una romana, perché ogni volta che si ritrovava a pensare alla necessità di dare degli eredi a Roma, una morsa le serrava lo stomaco. Sapeva, però, che non poteva scappare dalle proprie responsabilità né sottrarsi al destino che il Fato le aveva imposto. Eppure, accanto a questo malsano senso del dovere cresceva un timore più intimo e sincero: la paura di non riuscire a concepire. Molte delle donne erano già in dolce attesa, mentre il suo ventre era ancora vuoto, ostinatamente silenzioso. E poi, c'era anche il senso di colpa: Cetego avrebbe adorato e venerato un figlio nato dalla loro unione, mentre lei era ancora spaventata e titubante. Tra i Romani, nessuno più di suo marito si sarebbe meritato una solida discendenza.

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