Claudia aveva imparato che il tempo era un'arma a doppio taglio: le ferite, anche le più profonde, si lenivano; i pensieri, al contempo, parevano aver vita propria e tornare spesso su argomenti a cui non avrebbe voluto dar peso, come il proprio carnefice.
Cetego, nelle ultime settimane, passava ogni istante libero insieme a lei. Aveva accettato con garbo i rifiuti iniziali, ma con la caparbietà che solo un romano poteva avere, l'aspettava in disparte nel gineceo mentre tesseva. Claudia si lamentava spesso, ma nulla riusciva a fermarlo: se ne stava lì, zitto e immobile come una statua.
«Non ti preoccupare» le disse una volta, sentendola sbuffare «Ho ricevuto un addestramento militare, cresciuto da una sorella maggiore. Sono in grado di stare in silenzio per giorni interi per non infastidire una donna».
Un sorriso impudente le scivolò sulle labbra. Non era poi così antipatico, solo che lo odiava.
La sua tattica era prenderla per sfinimento. Era passato al corteggiamento spietato: ogni giorno arrivava con un dono diverso, tesori provenienti da ogni angolo del Mediterraneo. Tentava di ricattarla e convincerla a uscire con lui:
«Se venissi al mercato con me, potresti scegliere tu stessa cosa prendere».
Claudia ogni volta rifiutava, alzando gli occhi al cielo; eppure, sotto sotto, sapeva che la sua risolutezza stava per cedere. Aveva bisogno di uscire, di vedere qualcuno diverso da Alba, dai brutti musi delle guardie, di Marzio e Cetego. Se avesse accettato, forse avrebbe incontrato qualche sabina; magari Curzia, la sua amica del cuore. Non ne aveva la certezza, ma qualcosa dentro di lei le diceva che era lì: era troppo bella e ricca per essere stata ignorata. E se l'avesse incontrata, avrebbero potuto farsi forza assieme.
Il passatempo preferito del marito, però, era costringerla a partecipare a quasi tutte le salutationes matutine. «Stare vicina ai tuoi clientes ti ammorbidirà il cuore!» era la scusa che, ridendo, Cetego le propinava. E anche quando si chiudeva nel mutismo selettivo, ormai conscia che non si sarebbe arrabbiato nemmeno se gli avesse fatto fare brutta figura con loro, le imponeva di rimanere lì.
La tenacia era stata lo strumento vincente. Di sua spontanea volontà, dopo giorni di convivenza forzata, aveva accettato di pranzare insieme a lui. Aveva vinto. Ma quell'uomo sarebbe stato in grado di logorare anche l'animo più tenace.
L'estate stava per finire, l'aria sempre più frizzante. Approfittarono di una delle ultime giornate utili per stare in giardino; insieme, apparecchiarono la tavola come una normalissima coppia di sposi e mangiarono il garum preparato quella mattina dai servi.
Claudia si strinse nella coperta di lana che aveva portato con sé; il venticello gelido la faceva rabbrividire.
Cetego, seduto di fronte a lei, la studiava. Sollevava il cucchiaio alla bocca in silenzio, ma ogni tanto gli occhi correvano a lei, con un ghigno beffardo. Alla quarta occhiata indiscreta, Claudia sospirò esasperata. Le sembrava di avere a che fare con un bambino.
«Per grazia divina, posso sapere cosa c'è?».
Il romano appoggiò il cucchiaio sulla ciotola con fragore. Il luccichio nello sguardo le disse che non attendeva altro che quella domanda.
«Niente. Sei bella, mi piace guardarti».
Contro quell'aria fredda, non fu difficile sentire le guance prendere fuoco. «E tu sei un ruffiano» mormorò lei, riportando l'attenzione sul garum.
Delle fragili fondamenta per una convivenza pacifica erano state poste.
Il giorno seguente Alba la svegliò con una proposta allettante: saltare la salutatio matutina e in cambio, andare al mercato con il marito dopo le sue incombenze da patronus. Ci pensò solo per un istante e accettò: aveva bisogno di uscire da quelle mura. Che fosse con Cetego, poco importava; e poi, a dirla tutta, la sua presenza non era così malvagia.
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Amor amara dat
Historical FictionRomolo aveva da poco fondato Roma, i cui abitanti erano pastori sbandati, esuli dei villaggi vicini, delinquenti messi al bando dai loro popoli, e le poche femmine che vivevano lì godevano di una dubbia reputazione. In assenza di donne in grado di p...
