XIII. Discessio

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Cetego venne a trovarla solo la sera prima della partenza. Il sole era tramontato da molte ore, l'unica fonte di luce le candele che illuminavano discontinue la camera; Claudia si stava legando i capelli in una treccia: aveva deciso di provare a bussare alla camera del marito per salutarlo in vista dell'indomani, ma l'uomo l'aveva preceduta. Non rimase troppo sorpresa di trovarlo sulla soglia della sua stanza: sapeva che non se ne sarebbe mai andato senza salutarla appropriatamente; quello che la stupì, fu l'abbraccio improvviso che ricevette non appena mise piede nella camera, le braccia muscolose che l'avvolsero in una stretta calda e confortevole. Un po' sconcertata, lo ricambiò: strinse le proprie braccia esili attorno al torso del romano, appoggiò il viso al suo petto, dove la toga ruvida sfregava contro la sua guancia, inspirò l'odore di sudore mischiato a quello della pelle, una fragranza maschile che lo caratterizzava. Non era agitata, non al momento: il panico sarebbe probabilmente subentrato il giorno successivo; ora, non riusciva ancora realizzare appieno cosa sarebbe successo a breve.

«Volevo salutarti, prima di partire. Non so se domattina ne avrò il tempo» le sussurrò, baciandole il capo. Afferrò la treccia, bionda color del grano, ne fece rigirare le ciocche finali tra le dita grezze.

Non gli disse "buona fortuna". Non voleva dirglielo perché non se la sentiva di aggiungere fortuna alla dose smisurata che Roma già possedeva: desiderava la vittoria di Caenina, anche se non poteva pronunciarlo apertamente. Mormorò solo un malinconico «Non morire», l'emozione aveva iniziato a coglierle la voce, i sensi. Se i Caeninensi non fossero risultati vittoriosi e fosse stata ormai costretta ad arrendersi alla sua permanenza a Roma, non voleva un altro consorte. Voleva...costruire qualcosa con lui, forse: se avesse dovuto immaginarsi una vita con un romano, avrebbe potuto essere solo Cetego, nessun altro. Realizzarlo fu come togliersi un peso morale e pressante dal petto, riuscire a respirare nuovamente a pieni polmoni.

«Non morirò. Te l'ho già detto, no?».

«Preferisco sentirmelo ripetere» il suono soffocato dalla veste del marito.

Lo scambio durò poco, ma Claudia poté percepire la carica emotiva che correva tra di loro, l'onda che, mentre si separarono, li travolse in pieno. Lasciarlo andare fu quasi doloroso e si trovò a ingoiare un groppo che gli aveva chiuso la gola. Si stava facendo redimere. Forse, c'era già riuscito.

La paura arrivò solo la mattina successiva. Alba la svegliò prima del sorgere del sole: la città, solitamente addormentata a quell'ora, era già ricca di voci di sottofondo, un brusio che penetrava dalle finestre spalancate insieme all'area gelida autunnale che prometteva già d'inverno. L'anziana si premurò di vestirla con capi pesanti, pellicce vaporose, morbide e calorose; più Claudia veniva inghiottita dalle vesti, più l'ansia premeva per uscire, la nausea insistente.

Al sorgere del sole, tutta la tribù dei Luceres – la tribù a cui appartenevano lei e Cetego – si radunò davanti alla casa del tribuno Lucio Papirio Fredisio, il padre di Cassio, per salutare i soldati in partenza per la guerra.
La sabina era accompagnata da quattro guardie, capeggiate da Marzio. L'uomo non sarebbe sceso in battaglia: le era stato assegnato dal marito in persona il compito di proteggerla con la sua stessa vita – o almeno, così aveva citato Marzio quando le aveva descritto le parole con cui Cetego gli aveva dato l'incarico. Le aveva anche confessato, in uno dei rari momenti in cui il loro rapporto pareva essere sereno, che era orgoglioso del fatto che Cetego avesse deciso di affidare a lui quel compito così importante, ma che, al contempo, si era realmente rammaricato di non poter combattere: sapeva che proteggere lei e le altre sabine rappresentava la priorità massima, ma smaniava dalla voglia di potersi dimostrare uomo, di poter lottare per la sua patria. Il tono di voce concitato e il pathos che lasciava trasparire le fece capire non solo che Roma era importante per lui, ma che desiderava dimostrarsi all'altezza della gloria che le profezie tanto decantavano per la città. Claudia si scoprì felice che il marito avesse scelto Marzio come sua guardia personale: alla fine era l'unico, tra i sottoposti di Cetego, con cui aveva parlato. Pensò, con amara ironia, che la sua presenza non fosse nemmeno così malvagia da quando aveva smesso di insultarla – o di minacciarla; la sua compagnia, inoltre, si poteva definire alquanto gradevole quando gli allenamenti mattutini andavano per il meglio.

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