Cosa avrebbe dovuto fare? Imprigionata in un luogo ostile e lontano, gli dèi avversi a lei e alle Sabine, era come bloccata in uno stato di apatia, in cui non riusciva a piangere, gridare, agire. Voleva crogiolarsi nell'illusione che il dio Somnus avesse deciso di farle uno scherzo e che tra poche ore si sarebbe risvegliata nel suo letto, a casa. Chiudendo gli occhi, era sicura di riuscire a percepire il profumo dei capelli di sua madre e il calore del suo abbraccio: le sue braccia la stringevano forte, così come faceva quando era solo una bambina e aveva bisogno del suo conforto.
La realtà, però, era ben diversa: stava per sposarsi con uno sconosciuto, un barbaro reietto che l'aveva incastrata in un matrimonio senza onore e che l'avrebbe condannata all'esilio dalla sua amata Cures.
«Domina» la voce di Alba la riscosse dai suoi pensieri «Sei davvero bellissima».
Claudia le abbozzò un sorriso genuino, senza rispondere: la vecchietta, con i suoi capelli canuti, il passo claudicante e gli occhi dolci come miele e fichi, le trasmetteva serenità e amorevolezza. Sapeva che era sincera e che era dispiaciuta per la situazione in cui era stata costretta: lo vedeva in ogni suo gesto, in ogni carezza che le aveva rivolto, in tutte le parole che avrebbe voluto esprimere ma che non poteva dire.
Poco prima, le aveva fatto indossare le vesti nuziali: una tunica bianca senza orli, lunga fino ai piedi e fissata con una cintura di lana dal doppio nodo; al di sopra, un mantello color zafferano. I capelli erano acconciati in sei trecce, attorcigliate alla sommità della testa con dei nastri rossi, e un velo arancio era posato graziosamente sul suo capo. I tessuti erano di fattura pregiata e senza dubbio erano stati importati e lavorati con grande cura. Un'opera così ben realizzata richiedeva tempo e Claudia, non appena ne aveva saggiato la consistenza, si era chiesta da quanto, esattamente, i Romani stessero pianificando questo matrimonio.
«So che non hai alcun desiderio di restare qua» le disse mentre le rassettava il velo con lentezza e delicatezza, come se stesse curando un piccolo passerotto caduto dal nido «Ma ti prometto che verrai trattata al pari di una dea e che presto Roma avrà il sapore di casa».
Claudia, nel frattempo, si stava rigirando la parte inferiore dell'abito tra le dita incerte e nervose. «Cetego è un uomo gentile?» le domandò.
«Il dominus è una persona giusta e paziente. Non ti farà mancare nulla».
«No, intendo dire...mi ascolterà? Ascolterà le mie richieste?».
Girò il volto, alzando lo sguardo verso quello della donna, che la stava osservando dall'alto con un sorriso malinconico e occhi lucidi, colmi di compassione quanto il cuore di Claudia lo era di paura.
«Io...non so se me la sentirò stanotte di...capisci cosa intendo, Alba?».
Era questo che le Troiane avevano provato quando erano state prese come schiave dai Greci? L'attesa non faceva altro che aumentare la paura e aver dato voce al suo timore più grande, l'aveva reso immenso. Se il romano l'avesse fatta sua quella notte stessa, né suo padre, né i soldati di Cures avrebbero potuto salvarla: sarebbe stata in tutto e per tutto una donna di Roma, il suo dovere sarebbe dovuto andare solo al marito e alla sua nuova città. I desideri del cuore sarebbero passati in secondo piano davanti a un atto così sacro, compiuto nel nome degli dèi.
«Bambina mia, questa tua ansia è comprensibile, ma vedrai che tuo marito saprà guidarti in quel momento così delicato» cercò di confortarla.
Ma la fanciulla non voleva saperne. Scosse la testa, un nodo in gola sempre più pressante.
«Non voglio» sussurrò in tono esasperato, la voce spezzata.
Alba non commentò altro, forse per non turbare il suo animo già delicato. Si limitò a darle un'ultima carezza, prima di annunciarle che era ora di raggiungere il suo promesso sposo all'esterno della casa. Claudia si alzò con gambe deboli e traballanti dal letto, e si aggrappò alla mano fragile e rugosa che le stava offrendo con tutta se stessa: temeva il momento in cui avrebbe dovuto lasciarla per una ben più grande e vigorosa, e fare così il primo passo verso la sua condanna.
STAI LEGGENDO
Amor amara dat
Historical FictionRomolo aveva da poco fondato Roma, i cui abitanti erano pastori sbandati, esuli dei villaggi vicini, delinquenti messi al bando dai loro popoli, e le poche femmine che vivevano lì godevano di una dubbia reputazione. In assenza di donne in grado di p...
