XI. Auspicia

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La guerra era imminente, l'aria sempre più tesa: suo marito si era fatto vedere poco, perennemente agitato e di fretta; più la battaglia si avvicinava, più il desiderio di Claudia di tornare a casa aumentava. Il bacio, invece, l'aveva completamente destabilizzata, spaventata: si era resa conto di non essere immune a Cetego come credeva, non le aveva fatto ribrezzo come mesi prima e non sapeva che considerazione trarne. Di riflesso, si era allontanata da lui, troppo confusa e spaventata dalle sensazioni contrastanti che provava. Era ritornato il senso di colpa, così viscerale che a volte poteva percepirlo strisciare dentro di lei, acutizzato ulteriormente dalla discussione avuta con Curzia e Veturia; altre volte, invece, si convinceva che stava semplicemente cercando di sopravvivere al meglio alla situazione in cui si trovava, che non stava facendo nulla di male. Non riusciva a darsi pace e non sapeva come ottenerla.

Cetego era stato troppo occupato per badare al suo cambio repentino di umore, incastrato tra i consigli di guerra e i suoi compiti da pater familias. Si erano incrociati solo saltuariamente: l'uomo era venuto diverse volte a salutarla mentre consegnava la sportula ai clientes in sua vece, oppure durante il pasto serale. Fortunatamente, non era mai riuscito a fermarsi per molto tempo, a interrogarla con attenzione e a scoperchiare quel vaso di Pandora che stava cercando di tenere sigillato con le unghie e con i denti.

Questo suo malessere era acuito dal fatto che Marzio non l'avesse ancora affrontata. Ogni volta che lo vedeva, l'ansia le montava in corpo con forza, prepotenza; sudava freddo, persino. Voleva parlargli, davvero: si era detta più volte che, se lo avesse affrontato direttamente e gli avesse chiesto senza mezzi termini cosa volesse in cambio del suo silenzio, si sarebbe tolta quel pensiero angosciante. Ma non riusciva: l'aveva pervasa un'immobilità totalizzante, un senso di vergogna infondato, misto al timore per la richiesta che avrebbe potuto fare. Era consapevole che non le avrebbe richiesto nulla di indecente – portava troppo rispetto per Cetego – ma una parte di lei se ne preoccupava comunque. Cosa sarebbe successo se non fosse riuscita a rendergli il favore? E se non avesse mantenuto la parola data? E se avesse continuato a farle richieste?

L'uomo decise di porre fine alla sua tortura in un giorno di autunno inoltrato, l'aria fredda e tagliente. Claudia non aveva molta voglia di uscire: era seduta nel gineceo, avvolta in una coperta pesante, le mani strette tra le cosce nel tentativo di riscaldarle. Non riusciva a lavorare con costanza al telaio quando il freddo era troppo pungente, le dita diventavano violacee ed era dunque obbligata a fare diverse pause.

La reazione istintiva che ebbe quando la guardia interruppe il suo pomeriggio dicendole che doveva parlarle in giardino, fu di protestare: perché dovevano per forza andare all'esterno, con tale clima avverso? Marzio le aveva però già dato le spalle, dirigendosi all'esterno della casa, non lasciandole altra scelta se non maledirlo e seguirlo; quando lo raggiunse, si era già seduto su una delle sedie davanti all'ingresso, le braccia incrociate.

«C'era bisogno di farmi uscire con questo freddo?» gli chiese subito, cercando di sembrare noncurante, scocciata. L'agitazione, in realtà, era alta: la portò a stringersi con forza gli avambracci, le unghie premute nella carne, il gesto ben nascosto alla vista dal tessuto che la copriva.

«Dovevo essere sicuro che nessuno ci sentisse».

Claudia esalò un sospiro, che formò una nuvoletta di condensa nell'aria. Afferrò a sua volta una sedia e la posizionò esattamente di fronte al romano; si raggomitolò su di essa, si strinse nella morbida coperta che aveva portato con sé, alla ricerca di calore.

«Vuoi finalmente dirmi come posso ripagarti il favore?».

«Sei perspicace».

Si sistemò meglio sulla sedia, accavallò le gambe in un gesto apparentemente indifferente, ma che serviva a nascondere i battiti del suo cuore che rimbombavano come passi di ciclopi.
«Mi odi tanto da tenermi sulle spine anche ora?».

Amor amara datDove le storie prendono vita. Scoprilo ora