XXIV. Praeferre patriam liberis regem decet

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Claudia trovava ancora incredibile che suo marito avesse deciso di prendere le difese della sorella e di Marzio, ma così era accaduto. Era certa amasse Roma sopra ogni cosa e che l'avrebbe sempre messa al primo posto, ma forse aveva sopravvalutato il legame che aveva con la guardia e con la sorella. Non conosceva Fausta e non si vedevano spesso di buon occhio, era vero, ma Cetego amava l'idea di avere una famiglia. Aveva perso la propria presto e forse, proprio per quello, ora voleva provare a tenerla unita a ogni costo.

A quel punto, Marzio era diventato un membro della famiglia a tutti gli effetti: era solo una formalità, in quanto Cetego l'aveva sempre trattato come tale, considerandolo come un fratello più che un sottoposto. Probabilmente, era quello il motivo per cui aveva preso così male quel tradimento: Claudia aveva capito che suo marito si fidava poco e aveva ancora meno amici. Aveva dunque riservato a Marzio un comportamento a dir poco brutale, proporzionale al torto che percepiva di aver subito: innanzitutto, venne strappato dal suo ruolo di capo delle guardie e mandato a lavorare nei campi, a concimare i prati; gli fu vietato di partire per la guerra e di essere coinvolto in alcun modo nelle campagne belliche successive. Non avrebbe preso più in mano una spada, così aveva sancito Cetego, e gli aveva requisito qualsiasi arma possedesse. Claudia sapeva che era stato un duro colpo per Marzio, ma lui non se ne lamentò mai, nemmeno una volta. La sua mente non riusciva a concepirlo come una persona dolce, ma era chiaro che si sarebbe dovuta ricredere presto: mentre veniva spogliato dei suoi titoli, aveva dichiarato ai presenti che per sua moglie sarebbe diventato anche schiavo.
Claudia era rimasta a bocca aperta, scioccata ma anche commossa dalla dichiarazione: chi lo avrebbe mai detto che il suo burbero carceriere fosse un'anima romantica. I due ragazzi si amavano tanto ed era evidente a tutti.

Fausta si trasferì nell'angusta casa di Marzio. Tutti credevano che lei, così abituata ai fasti e a una vita agiata, se ne sarebbe stufata presto, ma così non fu: si rimboccò le maniche e anche nei mesi seguenti non mostrò mai alcun rimpianto per quella scelta.

Romolo, Fredisio e Lanato furono difficili da affrontare. Né Fredisio né Lanato furono felici del risvolto della situazione. La diatriba si prolungò per giorni estenuanti in cui anche Nasica dovette presenziare e ribadire il proprio coinvolgimento nella situazione e l'estraneità di Cetego. Fausta, ormai, non poteva venire risposata a Lanato e la cosa era evidente a tutti; l'uomo, però, era orgoglioso, così come tutti i ricchi petulanti, e non voleva accettare la cosa. Si sentiva preso in giro. Prima, aveva chiesto la testa di Marzio; poi, al rifiuto di Cetego, aveva domandato quella di Nasica. Nasica aveva risposto che l'avrebbe volentieri affrontato in un duello e quella risposta lo aveva fatto tacere immediatamente: non sarebbe stato in grado di sconfiggerlo nemmeno se il ragazzo avesse combattuto con le mani legate e lo sapeva. Alla fine, con la mediazione del re, venne deciso che Cetego avrebbe versato delle ingenti tasse annuali a Lanato, come risarcimento, finché lui sarebbe stato in vita: non era una condizione favorevole, soprattutto per un accordo che non era mai stato scritto, né sancito definitivamente, ma nessuno si sarebbe lamentato. Avevano rischiato molto di più, avevano rischiato la morte.

Il primo giorno di marzo iniziò con la costruzione della rocca del Palatino e i soldati furono costretti a partire per la guerra contro i Crustumini. Ci fu una grande festa e Cetego annunciò che l'amato fratellino Nasica sarebbe partito con lui. «Incontrerai il dio Marte combattendo al fianco di suo figlio, re Romolo. Non c'è vanto più grande. Magari, incontreremo anche Emiliano, se non è scappato a Cures: pensa che onore» gli aveva detto, guadagnandosi un'occhiataccia. 

Nasica non era per niente contento della notizia e Claudia sospettava che quella fosse la punizione per aver scavalcato la sua autorità e averlo reso ridicolo agli occhi dell'aristocrazia romana: la storia del matrimonio tra una ricca patrizia e la guardia aveva fatto il giro di Roma ed era diventata la fonte di pettegolezzo principale dell'Urbe.

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