Cetego si rivelò un padre attento e premuroso, così come aveva previsto. Passava ogni momento libero con Claudia e Cornelia, ed era completamente innamorato di sua figlia. Quando gli amici gli chiedevano se non fosse triste per non aver avuto il tanto desiderato erede maschio, lui rispondeva che era felicissimo di avere una figlia femmina. «Aiuterà Claudia quando avremo un esercito di bambini» replicava a tutti, mostrandola orgoglioso.
Il primo mese fu terrificante. Cornelia era così piccola che Claudia aveva paura che persino un alito di vento l'avrebbe uccisa. Era una bambina tranquilla e pacata: non piangeva mai, se non quando aveva fame; dormiva poco, ma non si lamentava: restava in silenzio nella sua culla, guardando il soffitto.
«Non ho mai visto una bambina così brava» le diceva in continuazione Alba. L'anziana le dava una gran mano: l'aiutava a occuparsi della neonata, facendo a turno con lei per permetterle così di provare a riposare, tessere e filare, andare al mercato, avere un'esistenza al di fuori della stessa figlia.
La rabbia si manifestò lentamente. All'inizio era troppo scossa dall'esperienza traumatica del parto per poter dare il dovuto peso alla faccenda: il seme però era stato gettato. Suo marito aveva promesso di candidare sua figlia come vestale. Come. Vestale. Dentro di lei era conscia che sarebbe stato un onore se la propria prole avesse rappresentato un'istituzione così prestigiosa, ma non riusciva a far meno di pensare che Cornelia, la sua bambina, dovesse essere solo sua. Non di Roma, non di Cetego: sua. Dentro di lei era racchiuso il seme di un dolore primordiale, uno scontro titanico tra due culture, l'amore di una madre divisa da un odio di cui era rimasta vittima. Vittima, ma non inerme: voleva la pace e avrebbe lottato per ottenerla. Non voleva più quella guerra ormai insensata: tutte le donne erano diventate mogli di Romani, madri di Romani, e le cose non sarebbero potute cambiare. Anche se avessero vinto i Sabini, ormai era fatta. Era troppo tardi. Cornelia era il simbolo dell'accaduto e non voleva farsela portare via, neanche per cederla agli dei.
Il risentimento verso Cetego cresceva di giorno in giorno. Guardava sua figlia e non poteva fare a meno di pensare che, forse, le sarebbe stata strappata via. E tutto per colpa sua. Suo marito se ne accorse, ovviamente; era un ottimo giudice del suo umore e ciò non sarebbe mai cambiato.
In una piovosa serata autunnale, Claudia si trovava sola con Cornelia in camera: Alba si era già coricata, mentre Cetego era nel triclinium con alcuni amici. Cornelia piangeva disperata, una cosa inusuale per lei: non era sporca; provò ad attaccarla al capezzolo, ma chiaramente non aveva fame; tentò di cullarla per addormentarla, ma pareva non avesse nemmeno sonno.
Dopo attimi interminabili di urla disperate, Claudia era sul punto di arrendersi. Stava piangendo lei stessa, sopraffatta dal nervoso, ed era pronta a cercare Alba per implorarla di darle una mano, quando suo marito entrò nella stanza, richiudendo rapidamente la porta alle proprie spalle.
«Va tutto bene?» chiese con un tono urgente, piegandosi verso di lei «Riesco a sentire Cornelia urlare fino a di là»
Claudia scosse la testa senza smettere di cullare la bambina. I suoi movimenti erano rapidi, nervosi, quasi febbrili.
«Ti pare che vada tutto bene? Puoi venire tu a risolvere la situazione, dato che sei così bravo» sbottò, le labbra tese e gli occhi cerchiati dalla stanchezza.
Lui sospirò, ignorando il suo tono velenoso. Si chinò, le sfiorò il braccio e parlò con calma: «Siediti un attimo, faccio io».
Con delicatezza le prese Cornelia dalle braccia, accostandola al petto. Poi si accomodò sul letto e cominciò a cullarla piano, tentando di tranquillizzarla.
Anche Claudia si sistemò lì accanto, sprofondando il viso tra le ginocchia. Era stanca. Cetego non poteva capirla: non doveva accudire la figlia tutto il giorno, stava con lei solo nei momenti di pausa ed era sempre accompagnato da qualcuno, che fosse la moglie, la sorella o Alba. In quel momento, offuscata dal panico e dalla stanchezza, le sembrò che si permettesse di giudicarla senza averne minimamente il diritto.
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Amor amara dat
Tarihi KurguRomolo aveva da poco fondato Roma, i cui abitanti erano pastori sbandati, esuli dei villaggi vicini, delinquenti messi al bando dai loro popoli, e le poche femmine che vivevano lì godevano di una dubbia reputazione. In assenza di donne in grado di p...
