La sera dopo l'arrivo della neonata, Cetego comparve sulla soglia della camera: Claudia stava allattando Cornelia mentre Fabia, finalmente, dormiva beata nella culla accanto al letto. Un miracolo.
La piccola lucerna a olio che teneva tra le mani illuminava in modo soffuso i suoi lineamenti. Il viso dell'uomo era disteso, privo delle consuete rughe d'espressione che ne incorniciavano i lineamenti, e negli occhi brillava uno sguardo sereno. Si appoggiò allo stipite della porta, una gamba piegata contro il muro e il braccio sinistro rilassato; poi, le rivolse un sorriso dolce.
«Ciao» le disse, non spostandosi però da quella posizione.
Claudia incurvò le labbra di rimando, gli occhi gonfi e le palpebre cadenti. La giornata era stata pesante: a differenza di Cornelia, Fabia era un tornado di energie; piangeva tanto ed esigeva ancora di più. Era estenuante prendersene cura, soprattutto ora che le bambine erano due.
«Buonasera» rispose, sollevando leggermente gli angoli delle labbra sottili.
A passi lesti, suo marito si avvicinò al letto, sedendosi accanto a lei e appoggiando la lucerna sul comodino, insieme all'altra che già era lì accesa.
«Sei stanca?» le domandò, carezzando la testa minuta della figlia.
«Mmmmh» replicò lei, in bilico tra veglia e sonno.
Cetego ridacchiò e le diede un bacio sulla tempia, un leggero sfiorare di labbra. «Perché non mi dai una delle bambine stanotte? Ti do una mano».
«Non ti preoccupare. Alba arriverà tra poco».
«Dammi Cornelia. La stai allattando ora quindi non avrà fame presto; così, tu e Alba potete dedicarvi solo a Fabia. Quando ha fame, te la riporto qua».
Claudia alzò il viso dal volto delicato della figlia e guardò il marito, riconoscenza e senso di colpa mischiati nei suoi occhi. Sapeva che si sarebbe dovuto svegliare presto per lavorare, ma le serviva così tanto una pausa: Alba era veramente un grande aiuto, ma ora che le bambine erano due ed entrambe avevano bisogno del suo latte, ogni mano era più che apprezzata.
«Sei sicuro?» gli domandò, il tono incerto e tremulo.
Se c'era una cosa che Cetego era in grado di infondere, era la sicurezza. Il suo sorriso si allargò e il suo sguardo si addolcì ancor di più. Claudia percepì in lui la certezza che tutto sarebbe andato per il verso giusto.
«Certo che sono sicuro. Voglio prendermi cura di mia figlia».
Era un buon padre. Pochi uomini si dedicavano così tanto alla cura dei figli, vista come una cosa da donne. Sicuramente, nessuno degli uomini della sua famiglia a Cures lo avrebbe fatto.
«D'accordo, allora» gli rispose, donandogli un sorriso timido ma sincero.
Rimasero per un attimo in silenzio, contemplando la loro bambina. Cetego la guardava sempre con adorazione, come se non riuscisse a credere che una creatura talmente delicata potesse provenire da lui.
Fu lui il primo a spezzare il silenzio, con un sospiro carico di tensione. «Dobbiamo parlare di questa situazione e dell'altra sera. So che sei stanca, ma dobbiamo veramente affrontare l'argomento».
Ne era consapevole. Avevano procrastinato quella conversazione il più a lungo possibile, ma ora non c'era modo di sfuggirvi.
«Lo so, hai ragione».
Suo marito annuì con fare vigoroso. «Voglio essere chiaro: una parte di me sarebbe orgogliosa se mia figlia diventasse una vestale, ma credimi, non c'è nulla di più doloroso dell'idea di separarmene. Stavate morendo e volevo salvarvi. Ero disperato».
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Amor amara dat
Romansa~ Dark retelling mitologico ~ Romolo aveva da poco fondato Roma, i cui abitanti erano pastori sbandati, esuli dei villaggi vicini, delinquenti messi al bando dai loro popoli, e le poche femmine che vivevano lì godevano di una dubbia reputazione. In...
