Se Romolo avesse ritardato un attimo, forse qualcuno si sarebbe accorto della stranezza della situazione e sarebbe intervenuto. Se Claudia avesse espresso ad alta voce i propri dubbi, forse i fratelli di Manio avrebbero fatto qualcosa. Forse. O forse nulla sarebbe comunque cambiato.
Claudia ebbe modo di osservare direttamente la scena, spettatrice passiva e impotente. Romolo, in un gesto all'apparenza innocuo, si alzò dallo scranno su cui era seduto; si slacciò il mantello, lo ripiegò e lo indossò nuovamente.
Lo scenario mutò rapidamente. La musica si interruppe. Gli uomini che se ne erano rimasti in disparte, insieme a molti altri sparsi lungo le gradinate, si lanciarono in un urlo disumano e attaccarono. Nel giro di pochi istanti, i Romani erano ovunque, armati di spade e coltelli, veloci e feroci come uccelli predatori.
Ci fu a malapena il tempo di capire cosa stesse accadendo: un attimo era seduta, quello successivo i due fratelli di Manio avevano afferrato lei, sua madre e Galeria, cercando di trascinarle lontano dal caos.
Non aveva mai assistito a una scena simile: le donne gridavano e tentavano di correre lontane, spingendo, sgomitando, scavalcando i corpi delle persone cadute a terra senza nessun riguardo. La cosiddetta grazia delle Sabine, in quella lotta per la sopravvivenza, era solo un lontano ricordo.
Nella ressa aveva perso le due donne e ora si ritrovava sola con uno dei figli di Galeria.
Mani sudate le stringevano forte il braccio, guidandola con brutalità verso una via di fuga, impedendole di cadere a terra. Ansimava pesantemente, il cuore in gola e le gambe dolenti per lo sforzo; le lacrime le scorrevano ormai libere lungo il volto, dei singhiozzi laceranti le squarciavano il petto. Riusciva ad avanzare solo per disperazione. Sapeva che se non fosse andata avanti, non ne sarebbe uscita illesa.
Improvvisamente, si bloccarono. Cinque uomini si pararono davanti a loro, tutti con le spade sguaiate, pronti ad ucciderli. Il ragazzo ebbe appena il tempo di darle una spinta, urlandole di correre, che fu attaccato.
Non ci pensò due volte e tentò un ultimo, disperato gesto. Si voltò dalla parte opposta, fuggendo come una cerbiatta. Sentiva i passi degli energumeni dietro di lei mentre tentava di saltare corpi, sgusciare dietro le persone; le parve persino di scorgere il guizzo dorato dei capelli di suo fratello e proprio mentre tentava di allungare la mano per raggiungerlo, qualcosa le mozzò il respiro.
Finì a terra con un rumore sordo, sbattendo il viso contro un gradino; delle braccia la stavano avvolgendo, impedendole di rialzarsi. Scalciò con tutte le forze che aveva in corpo, dibattendosi, cercando di sfuggire dalla loro presa, ma l'uomo era più alto e più forte di lei, e la sollevò da terra. Tentò di morderlo, di graffiarlo, di tirargli delle testate, ma nulla sembrava scalfirlo; la teneva stretta al petto, affondando le dita nei suoi fianchi, dolorosamente.
Incominciò a gridare. Il sapore salato delle lacrime si mischiava a quello pungente e ferroso del sangue, che colava copioso dalla sua fronte.
«Ti prego, lasciami» implorò.
Si divincolò, le unghie che cercavano presa sul suo braccio, ma lui non rallentò il passo. Il fiato le usciva spezzato, come se le mancasse l'aria, mentre i talloni strisciavano sul terreno in un vano tentativo di fermarlo.
«Ti prego. Ti prego!» la voce le si spezzò in un grido rauco, inghiottito dal dolore.
La testa le pulsava, gli occhi bruciavano, la vista offuscata dal sangue che continuava incessantemente a scorrere sul viso. Faticava a tenerli aperti, a riconoscere qualcosa oltre alle ombre delle persone.
Artigliò nuovamente le proprie mani sul bicipite muscoloso del romano, le dita affondate nella sua pelle dura come pietra, e provò ancora una volta a divincolarsi; più per orgoglio che per reale convinzione che il suo gesto potesse fare la differenza. Quando comprese che era inutile, si abbandonò contro il torace del romano, inerme.
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Amor amara dat
Ficción históricaRomolo aveva da poco fondato Roma, i cui abitanti erano pastori sbandati, esuli dei villaggi vicini, delinquenti messi al bando dai loro popoli, e le poche femmine che vivevano lì godevano di una dubbia reputazione. In assenza di donne in grado di p...
