I. Roma caput mundi

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Roma era una città caotica. Le strade che avevano percorso erano confuse, disorganizzate; non c'era un ordine nella loro disposizione, almeno non apparente. Il contrasto con Cures, dove le vie erano simmetriche e regolari, era evidente. Non era stata ancora attrezzata per accogliere così tante persone e avevano dovuto passare una mattinata intera bloccati nel traffico di carri, mentre il caldo asfissiante e l'umidità faceva maledire loro di aver accettato l'invito. Tutti avrebbero preferito fare marcia inversa e ritornare a Cures, tranne Claudia: mentre percorrevano con il carro la palude che avrebbe dovuto condurli alla zona dove si sarebbe svolta la festa, pensò che nonostante il viaggio fosse stato un autentico incubo e la città fosse un disastro, almeno non era a casa, o al mercato. Non sapeva se avrebbe mai più avuto l'occasione di uscire dai confini del centro abitato; cercava dunque di non perdersi un dettaglio del paesaggio, delle persone, osservando con occhio curioso tutto ciò che avveniva intorno a lei.

Quando finalmente giunsero all'arena, i giochi erano già iniziati. Dopo tanto tempo passato sul carro, la schiena e le gambe di tutti erano a pezzi, e nel constatare la scomodità delle gradinate iniziò ad aleggiare un senso di sconforto generale. Si trovavano lungo i due lati allungati dell'area di forma rettangolare ed erano costituite da zolle di terra ricoperte con fronde, mentre sia per il re dei Sabini, Tito Tazio, che per il re dei Romani, Romolo, e i sacerdoti era stato riservato un misero podio di legno.   

Da subito, non appena presero posto, le fu chiaro che avrebbe dovuto ubbidire senza se e senza ma al padre e al fratello. Erano agitati e sospettosi nei confronti dei Romani, temevano per la sua incolumità e quella della madre. A Claudia e a tutte le ragazze non sposate era riservato un occhio di riguardo, dato il loro status di nubili, di prede appetitose agli occhi degli uomini. Tutte le fanciulle erano state infatti costrette a indossare una veste bianca, a differenza di quella grigia delle donne con marito, in modo che fossero identificabili – e dunque controllabili – più facilmente.

Forse complice il suo buon umore, quel giorno Claudia si sentiva bella:il vestito, aderente sul busto e con un taglio lineare, riusciva a mettere inrisalto la sua corporatura slanciata; i suoi lunghi capelli biondo grano eranomolto graziosi raccolti e abbelliti con il nastro bianco sgargiante che leaveva regalato la madre

Publio Valerio Publicola e famiglia erano arrivati poco dopo, e si erano seduti insieme a loro. Le donne si erano posizionate leggermente in disparte, in modo da poter chiacchierare indisturbate, ma sempre sotto lo sguardo vigile degli uomini, che si stavano godendo le gare.
A Claudia in realtà non interessavano molto i discorsi di sua madre e di Galeria, la moglie di Publicola, che aveva già sentito innumerevoli volte. Era invece certa che non avrebbe mai più avuto l'opportunità di assistere a un evento così importante; voleva dunque prestargli più attenzione possibile e assorbirne ogni dettaglio. Non conosceva però nulla di quei giochi, non sapeva in cosa consistessero, quale fosse la dinamica alla base. Incuriosita, aveva dunque cercato di tendere l'orecchio verso il gruppo dei maschi, per tentare di carpire qualche informazione dai loro discorsi, affascinata da quel mondo così diverso da quello che le era solitamente permesso indagare.

Alla madre, però, non sfuggiva nulla. Quando se ne era accorta, non aveva preso l'occasione per rimproverarla. «Le fanciulle ben educate non origliano conversazioni che non sono destinate al loro udito» le aveva detto in tono severo.

La ragazza aveva sospirato sconsolata, borbottando delle scuse che poco avevano di sincero. Sapeva che non era ben educato ascoltare le conversazioni altrui, ma era anche sicura che se non l'avesse fatto, non avrebbe mai appreso nulla di interessante. Decise però di desistere dal suo proposito, almeno per il momento, non volendo provocare le ire della sua famiglia.

Nel vivo della giornata, quando gli animi erano infervorati e le grida degli uomini alle stelle, la madre le prese la mano. Con il pollice le tracciò un cerchio lento sul dorso e le rivolse un sorriso esitante.

Amor amara datDove le storie prendono vita. Scoprilo ora