XXIX. Dulce et decorum est

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Lucio Claudio Prisco non era mai stato un uomo affettuoso e non le aveva mai riservato molti abbracci. Passava la maggior parte del tempo con il figlio maschio e raramente si occupava di "cose da femmine", come le definiva lui. Gli voleva un bene incommensurabile, ma aveva sempre pensato tenesse più all'onore della gens e al valore del sangue di Claudia, piuttosto che a lei come figlia.

In quell'esatto momento, però, l'amore e il sollievo di un padre si riversarono completamente sul corpo e sull'anima devastati di una figlia che aveva incredibilmente bisogno di quel calore.

La fece voltare e dopo averle osservato velocemente il viso, la strinse tra le proprie braccia. Claudia appoggiò la guancia al suo petto, sentì il battito del suo cuore, si impregnò del sangue, dell'odore di sporco e sudore che ricoprivano l'armatura. Si lasciò travolgere dall'intensità di quell'abbraccio inatteso e disperatamente necessario.

«Papà» sussurrò dopo qualche istante, trovando il coraggio di ricambiare la stretta. Suo padre non la odiava. Non la voleva uccidere. Il sollievo portò nuove lacrime ai suoi occhi; inspirò profondamente per trattenerle, solleticandosi le narici con l'odore acre che ne ricavò. Cornelia, invece, non riusciva a fermare il pianto sfrenato che le stava sconquassando il petto. Il suo grido acuto le fece capire che era ora di separarsi dal padre, anche se avrebbe voluto rimanere nel suo abbraccio per sempre.

Claudia fece leva sul suo petto, per segnalargli di scostarsi. Solo una volta libera, un sorriso dolce amaro sul volto, notò cosa stesse accadendo dietro di lei.

Cetego era a terra. Un nuovo taglio gli solcava il volto, correndo vicino alla cicatrice che già gli deturpava il viso. Sopra di lui, Cato gli stava puntando una lama alla gola. Suo fratello aveva perso sia l'elmo che lo scudo ed era ricoperto di fango dalla testa ai piedi, come se si fosse fatto un bagno nella palude. I ricci flosci erano l'unico frammento del volto visibile; la schiena era coperta dalla corazza di cuoio, le gambe tornite e pronte a scattare.

Suo marito non la stava guardando più: aveva gli occhi solo per Cato, l'odio riverso lì dentro con una forza quasi annichilente. Era già ferito, disarmato e provato dallo scontro precedente; era questo l'unico motivo per cui suo fratello, un guerriero sicuramente non alla sua altezza, era riuscito a inchiodarlo con una spada premuta sul collo taurino.

«Cato, no! Ti prego, non lo fare. È mio marito» gridò, lanciandosi verso di lui. Suo padre, però, l'afferrò per la vita, la strinse a sé mentre scalciava e si dimenava.

«Proprio per questo lo sto per ammazzare!».

Il panico la investì come un fiume in piena. «Padre, ti prego! Non permetterlo. Ci amiamo. È un buon marito e lei è nostra figlia, Cornelia. Ti prego!».

L'uomo non sembrava avere intenzione di diminuire la morsa in cui l'aveva costretta. A quel punto, non ebbe altra scelta: si abbassò e gli morse la mano. Fu un gesto istintivo, ma funzionale; fu costretto a lasciarla e Claudia si gettò sopra il corpo del marito, a un passo dalla spada, Cornelia appoggiata sulla spalla scoperta.

«Per uccidere lui, devi prima uccidere me».

Si ammutolirono. Gli unici rumori che echeggiavano erano quelli della battaglia, i grugniti degli uomini, il suono metallico delle spade che si scontrano, le grida di donne che si intromettevano nei duelli, proprio come aveva fatto lei.
Cetego avvolse le braccia muscolose intorno al suo corpo e per la prima volta, Claudia poté osservarlo da vicino. Vide l'amore nei suoi occhi, la riconoscenza, la preoccupazione; le ferite, il sangue, il fango incrostato nella barba, sul viso.

«Non essere sciocca. Vieni qua» provò nuovamente Cato, puntando la lama più in profondità sulla gola del romano. Claudia l'afferrò con la mano sinistra, tagliandosi il palmo sensibile.

Amor amara datDove le storie prendono vita. Scoprilo ora