V. Confarreatio

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Re Romolo alzò nuovamente una mano e tutta la confusione che si era creata quando aveva finito di parlare, cessò immediatamente.

«Uomini e donne di Roma, finalmente è giunto il momento che stavamo tutti aspettando: nonostante gli dei si siano mostrati più volte favorevoli a questa unione, leggeremo comunque le viscere di una pecora, per dimostrare alle donne che non diciamo il falso. Portate la pecora all'altare!».

La folla reagì in modi differenti: se i Romani esultarono ancora più entusiasti di prima, molte delle donne lanciarono grida di disperazione, o iniziarono a piangere.

Claudia non fece niente di tutto ciò: mentre Cetego sollevava il velo che era situato dietro il suo capo e glielo deponeva sul volto, osservò con sguardo gelido il sovrano scendere dal palchetto e avvicinarsi all'altare, dove diverse persone lo stavano già aspettando, tra cui gli aruspici. Non pronunciò nulla ad alta voce, ma dentro di sé lo maledisse numerose volte, sperando che la dea Discordia potesse comunque percepire i suoi pensieri.

Quattro uomini portarono l'ovino presso l'ara e lo gettarono lì sopra con irruenza. L'animale sembrò capire di essere imminente alla morte e prese a dimenarsi con forza, cercando di liberarsi dalle mani che lo tenevano forza: gli fece pena, costretto a essere sacrificato per delle nozze che tutto erano meno che desiderate. Quella scena misera terminò quando il re, dopo aver preso un coltello dalla lama affilata, lo pugnalò con forza al ventre, ponendo così fine alla sua vita.
Lo taglio per la lunghezza dello stomaco e si spostò, facendo posto agli aruspici, che iniziarono ad osservarne le viscere per capire se gli auspici fossero favorevoli. Era il momento più sacro e importante della cerimonia nuziale, che sarebbe continuata solo se gli dei avessero dato il proprio consenso a queste unioni. Il silenzio era teso nell'aria, una corda d'arco pronta a rilasciare la freccia finale. Claudia sapeva che i presagi sarebbero stati favorevoli ai Romani, baciati da un'incommensurabile grazia divina che non si meritavano; nonostante ciò, una parte di lei si trovò a sperare che il Fato la sostenesse e quella pazzia potesse avere fine lì, in quel momento.

Ma il Fato aveva altri piani per le Sabine.

Il sovrano si consultò con gli aruspici e salì nuovamente sul palchetto, un sorriso a trentadue denti in volto.
«Gli dei hanno parlato!» urlò euforico «I matrimoni si celebreranno!».

Un groppo le serrò la gola. Sapeva già che quello sarebbe stato l'esito. Avrebbe celebrato  il matrimonio senza protestare, perché così volevano gli dei, ma non si sarebbe degradata ulteriormente: non si sarebbe sottomessa ad alcun vincolo o dovere matrimoniale che avessero recato danno alla sua vera patria – Cures – e all'onore della sua gens. Si sarebbe rifiutata di giacere con lui: in questo modo, non appena i Sabini avessero sconfitto i Romani, il matrimonio sarebbe stato annullato e il decoro della gens Claudia sarebbe rimasto intatto.

Sentì uno sguardo fisso su di lei e si girò. La ragazza di poco prima la stava guardando, le sopracciglia corrucciate in uno sguardo di pura sofferenza. All'improvviso, si buttò addosso a lei. Claudia vacillò, sorpresa dall'impatto, e Cetego fu costretto a sostenerla. La fanciulla si aggrappò a lei, le lacrime scivolando lungo le guance, il volto sepolto nell'incavo del suo collo. Il tremito del corpo vicino la fece sentire meno sola, anche solo per un attimo.

«Non voglio, non voglio» le sussurrò all'orecchio, la voce rotta dal pianto.

Claudia le accarezzò il capo, comprensiva.
«Devi essere forte, hai capito?» le rispose in tono dolce, ma deciso. Quelle parole non servivano solo di incoraggiamento per la ragazza, ma anche a convincere se stessa.

Di risposta, la percepì fare un cenno di assenso con il capo, ancora premuto contro la sua spalla. Il suo futuro marito si fece avanti e le toccò piano la schiena; la donna scoppiò a piangere in maniera inconsolabile e lui, con un sospiro affranto, la staccò dalla sabina e la strinse tra le sue braccia. Claudia avrebbe voluto intervenire, ma anche Cetego la prese per la vita, stringendola a sé e facendole così intendere che non voleva che interferisse tra i due sposi.

Amor amara datDove le storie prendono vita. Scoprilo ora