(SEQUEL DI CHEMISTRY)
Sei disposto a morire per salvare chi ami?
<< Hai qualche problema? >>
<<Tu, sei il mio problema! >>
***
Sono passati cinque anni dall'ultima volta che Lydia ha visto Daniel. E lei è andata avanti. Ha...
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Give me love - Ed Sheeran
Daniel's pov.
<< Ci risentiamo per gli ultimi aggiornamenti. A presto. >> dissi, mentre sfogliavo alcune scartoffie presenti sul mio tavolo. Annuì e strinse la mia mano prima di uscire dal mio studio, chiudendosi la porta alle spalle. Mi guardai intorno e subito dopo afferrai il telefono selezionando alcuni numeri.
Squillò per un paio di secondi e poi rispose..
<< Si, Mr. Parker? >> domandò la stagista con la sua solita vocina acuta, dall'altra parte del telefono.
<< Portami un caffè entro ora... >>
La porta si spalancò, e mi preparai al peggio. Ormai era una situazione che andava avanti da anni, quindi in teoria dovevo averci fatto l'abitudine, ma non era proprio così.
<< Daniel, amico mio! >>
Socchiusi gli occhi nel tentativo di calmare la rabbia che ribolleva in me. Avevo spiegato mille volte a Jaiden di non entrare così dentro il mio ufficio, ma sembrava non capire, arrivati a questo punto.
<< Ne porti due di caffè. >> affermai chiudendole il telefono in faccia, senza darle il tempo di rispondere.
<< Jaiden, quante volte ti ho detto di non entrare così nel mio ufficio? >> dissi puntando il dito contro di lui, che non fece altro che sorridere. Io e Jaiden ci eravamo conosciuti in una sorta di pub. Da quando ero arrivato a Londra, ero cambiato e con il mio cambiamento era cambiata anche la mia vita. Ero ormai uscito dal quel giro di brutte compagnie già da molto tempo. Jaiden, era davvero un buon amico, ma sarei sempre rimasto legato a Thomas.
Di tanto in tanto ci sentivamo, ma solitamente era lui a chiamarmi, io evitavo sempre. Non perchè io non lo volessi sentire, semplicemente evitavo, specialmente durante la giornata. Thomas mi aveva raccontato, in una delle sue telefonate che lui e Lydia erano diventati ottimi amici.
Pensavo spesso a Lydia, ogni giorno da cinque anni. Non mi ero mai pentito di come fossero andate le cose, anche se dovevo sicuramente fare meno lo stronzo, con lei. Ero cambiato moltissimo, anche se non sembrava. La parte dello stronzo narcisista c'era ancora, ma anche quella parte era cambiata con me.
<< Ma andiamo, lo sai che ormai è inutile dirlo. Lo faccio lo stesso, ogni giorno. >> alzò le spalle e quando feci per parlare la porta venne aperta.
<< Ecco a voi i caffè. >> disse la stagista, ammiccando nella mia direzione e posizionando i caffè sul tavolo da lavoro. Afferrai il caffè e quando stetti per passare l'altro a Jaiden, lei mi precedette. Le sorrisi cordiale ed iniziai a bere il caffè quando uscì dal mio studio.
<< Com'è andata oggi? >> domandai mentre sorseggiavo il caffè, tra l'altro bruciato. Alzò le spalle mentre continuava a bere.
<< Il solito. >> rispose, alzando ripetutamente le sopracciglia.
Alzai gli occhi al cielo, ma sulle mie labbra si formò comunque un sorrisino. Le ore passarono in fretta e ancor prima di rendermene conto era ora di andare. Presi l'ascensore ed una volta a piano terra afferrai le chiavi della mia macchina e mi avviai verso casa. Accesi la radio e canticchiai qualche canzoncina mentre continuavo a guidare. Una volta arrivato a casa, aprii la porta e vidi subito Mojito seduto per terra. Era un bellissimo pitbull, color caramello. L'avevo preso un paio di anni fa per fare da guardia alla casa. Mi inginocchiai e lo salutai con qualche carezza sul dorso. Di tanto in tanto leccava la mia mano e sorrisi quando notai la sua coda muoversi ad un ritmo impressionante.
Ordinai una pizza, che sarebbe arrivata tra circa mezz'ora e nel frattempo feci una doccia veloce. Una volta uscito, indossai un semplice asciugamano in vita. Mi distesi a letto e la mia testa prese a vagare tra un pensiero e l'altro, tra questi, spuntò Lydia che ormai era una costante nella mia vita. Mi chiedevo spesso se stesse con un altro o se mi avesse dimenticato. Per lei era stato semplice voltare pagina? Perché per me non lo era stato.
Ero stato costretto a lasciarla e partire. L'avevo fatto per lei, perché se fossi rimasto l'avrei messa in pericolo conducendo quella vita di merda e credevo che infondo al suo cuore, lo sapesse proprio come lo sapevo io.
Il campanello suonò e sfilai l'asciugamano dalla mia vita, infilando un paio di boxer ed un pantalone della tuta. Afferrai la pizza e pagai il ragazzo che me l'aveva portata per poi andarmi a sedere sul divano appoggiando i piedi sul tavolino che avevo proprio di fronte a me. Dopo aver finito la pizza, afferrai il cellulare e senza prestare molta attenzione, finii nella rubrica a cercare il suo nome. Quando lo lessi, quasi mi tremò il cuore. Lo premetti prima di pensarci troppo, e rimasi in attesa per qualche secondo. Dopo qualche squillo la sua voce giunse forte e chiara alle mie orecchie.
Strinsi i pugni quando disse:
<< Chi è? >>
Aprii la bocca ma da questa non uscì nessun suono. Ero un codardo che non riusciva neanche a parlare. Il suo respiro diventò pesante e quando stetti per staccare la chiamata mormorò una sola parola che riuscì a far cadere tutti i muri e le mie convinzioni costruite negli anni. Sussurrò 'Daniel?' con la voce strozzata e prima che io potessi anche muovere solo un muscolo, sentii qualcosa che non avrei mai voluto sentire.
<< Amore, non vieni a dormire? >>
Amore.
Stritolai i braccioli del divano quando staccò la chiamata e lanciai la testa all'indietro per poi emettere un suono basso e roco. Somigliava a un ringhio. Le mie mani finirono nei miei capelli e li tirai, facendo un sibilo. Mi alzai di scatto dal divano e strinsi i pugni lungo i fianchi, facendo sbiancare le nocche. Cinque secondi dopo, la casa era messa a soqquadro. Il tavolino era rovesciato e tra le mie labbra vi era una bottiglia di birra.
Stavo per crollare, lo sapevo. Ma sapevo anche che non potevo permettere all'oscurità di avvolgermi.