«Non si aspetti un favore di ritorno per questo» non avevo ancora aperto la porta che lui già mi stava facendo innervosire, o forse erano i favori perversi che mi frullarono nella testa.
«Non gliel'ho chiesto infatti» replicai.
Entrai lanciando la borsa sul letto ed afferrai l'accappatoio andando in bagno.
Mi tolsi il vestito dispiaciuta di doverlo buttare via. Mi liberai del trucco e diedi una sciacquata alla faccia prima di tornare fuori a prendere il pigiama in modo da cambiarmi dopo un'altra doccia bollente. Ne avevo bisogno.
Max era seduto sul letto con un completo plaid di seta in mano.
«Ha bisogno del bagno?» constatai.
«Serve prima a lei?»
«L'ho chiesto prima io» rispondemmo all'unisono per poi sorriderci a vicenda.
«Vada pure, in fondo è la sua stanza»
«Ci impiegherò più del dovuto, quindi ti aspetterò. Vai prima tu» gli liberai la strada e presi il suo posto sul letto. Mi diede retta.
Approfittando dell'assenza, riordinai le mie cose e guardai l'enorme letto immaginandoci già sopra. Sperai di non fare cazzate tipo muovermi troppo nel sonno come al mio solito. Ma poi mi venne un'idea!
Usai qualche cuscino come divisore lasciandogli più spazio possibile.
Avrei dormito più tranquillamente senza timore di toccarlo o che vedesse la mia orribile faccia dormiente.
Chissà che cazzo mi passò per la testa da proporre qualcosa di tanto stupido. Paul sarebbe svenuto come minimo se ne fosse venuto a conoscenza.
Max ci impiegò veramente poco. Il minimalismo maschile. Ne avevo sentito parlare.
Aprì la porta strofinando ancora i capelli con un asciugamano, alzò il viso sorridendomi con la faccia da bambino. Il plaid gli stava benissimo, pareva ringiovanito di almeno dieci anni, quasi come se fosse qualche strato di trucco nascosto a renderlo un uomo severo durante la giornata.
Poi mi ricordai che anche io ero senza trucco, una spaventosa rossa pallida che in quel momento si stava mostrando al naturale a qualcuno al di fuori di Jess, per un attimo avevo scordato tutte quelle fastidiose lentiggini che mi assicuravo sempre di coprire con un velo di fondotinta.
L'ennesimo segno che il tutto fosse stato un errore.
Accorgendomi della cosa, presi il mio pigiama e corsi in bagno chiudendomi a chiave. Merda! Non potevo dormire con il trucco, però.
Anche se si stava facendo tardi, ad una semplice doccia, optai per riempire la vasca d'acqua bollente, mi sdraiai con la testa sul bordo massaggiando la caviglia per non averlo gonfio al mio risveglio. Avevo portato soltanto tacchi.
Senza volerlo mi misi a pensare a Paul da solo in quella stanza, mezzo svenuto che si sarebbe ripreso in stato confusionale.
Me lo immaginai barcollante al congresso, incapace di fare due più due, gli occhiali da sole per nascondere le borse.
«Aspetta che scopra di non essere più milionario a causa dell'idiota con cui ha preferito uscire invece di cenare con noi» avrebbe detto Max. Oh Max.
Ancora faticavo a capire la rigidità nei suoi confronti quando lui sembrava mettercela tutta per fargli capire di essere il figlio preferito.
Sarà stato un modo per fargli pagare l'abbandono a se stesso a Parigi? O l'averlo coinvolto con Bryan senza il suo reale consenso? Il suo comportamento, allora, avrebbe avuto qualche senso logico.
L'acqua era così calda che mi pizzicava la pelle creandomi prurito. Mi rigirai mettendomi più comoda e giocando distrattamente con le bollicine.
Il minimalismo maschile sembrò avere preso il sopravvento perché nemmeno mezz'ora dopo Max si assicurò che fossi ancora viva.
«Ha scordato qualcosa? Vuole che gliela porga?»
«Ti piacerebbe» sussurrai con gli occhi al cielo.
«Dormi tranquillo, se un mostro dovesse rapirmi fidati che sentiresti un urlo!» aggiunsi.
«Bene...»
Nel tono di voce sentii qualcosa di sospeso e non aggiungendo più nulla nei secondi successivi, dedussi che si fosse ritirato.
Non proseguii il mio bagno rilassante, era tardi e tra me e Paul qualcuno sarebbe dovuto essere abbastanza lucido.
Uscendo dalla doccia sentii l'inno francese provenire dalla televisione. Non un altro che rompesse il cazzo con il calcio!
Feci scorrere l'acqua e ripulii la vasca in fretta pronto a dirgli di togliere quella porcheria.
Abbassai la maniglia proprio mentre stavo per fare un nodo alla cintura dell'accappatoio. Lui non si era mosso.
Il suo petto mi fece da muro contro cui andai a sbattere inclinandomi all'indietro pronta per una caduta che la mia nuca non si sarebbe mai dimenticata.
Di riflesso mi afferrò per le mani convinto di stare facendo qualcosa di buono, al contrario mi fece sfuggire di mano la cintura. L'accappatoio si disgiunse al ritmo del mio urlo di spavento ed imbarazzo. Ero spudoratamente nuda.
Come biasimarlo il fottuto francesino spione, non resse il colpo, nemmeno il mio dolce peso a quanto parve, e finimmo per cadere comunque. Io con la nuca dolente e lui sul mio corpo paralizzato, nudo e con le mani sui miei seni per quanto giurai sull'Iddio che lo avrei ammazzato.
Brutto porco schif-
«Putain! Sono tremendamente desolato...» si dimenticò in che posizione fosse e sbatté la testa sul mio petto cercando di enfatizzare il dispiacere, ma continuava a palparmi e pure a farmi male.
«E mi insulti pure nella tua lingua! Puttaniere sarai tu! Levati subito!» non mi lasciai sfuggire il suo 'putain', ignorante che in francese fosse solo un'esclamazione.
La situazione superò ogni base che non mi sarei mai sognata di testare con lui. Andò addirittura contro ogni briciolo di sfacciataggine rimasto per poter superare l'imbarazzo.
Invece di alzarsi, l'atmosfera si surriscaldò di colpo sotto i miei occhi confusi ed i suoi che parevano volermi spogliare della mia stessa pelle.
La sua mano tremava e non seppe mascherarlo quando la allungò per lasciarmi una carezza sulla guancia.
Mi spostò qualche ciocca e con esse mi rese più evidente le farfalle che vedevo svolazzare attorno a lui come un'aureola, eppure quelle stronze dovevamo trovarsi nel mio stomaco, non là fuori a scompigliare quel meraviglioso biondo platino.
«Il contrasto tra una rossa ed i suoi occhi blu è affascinante» la voce scese di qualche grado fino a diventare sensualmente roca. Sessualmente avrei detto piuttosto!
Mi augurai che il piacevole dolore nel basso ventre fosse dovuto alla fame per la cena mai finita e non alla maniaca perversa in me che piano piano stava riaffiorando.
Mi sarei fatta entrambi i fratelli a quel punto, che storia tutta da raccontare! Com'è che lo chiamavano le ragazzine? Classica storia da Fan Fiction. Questo mi rendeva direttamente una Hope?
Classica storia da pervertita.
«Solitamente non faccio queste cose, ma c'è qual-...non so cosa mi stia succedendo» fu incomprensibile mentre con la fronte corrugata si avvicinava alle mie labbra con così tanta lentezza da dovergli andare incontro.
Era la fine.
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BE CAREFUL WITH ME
RomantizmRiley Elle james è una Newyorkese finita a Los Angeles con la sorella Jess per motivi lavorativi. L'organizzazione non è il suo forte, infatti continua a rimandare tutto ciò che metterebbe un po d'ordine nella sua vita per dedicare anima e corpo nel...
