«Ciao» dissi gentilmente alzando un sopracciglio.
«Ciao bellissima» era un brunetto poco più alto del mio metro e settanta.
«Posso avere una Hop House? Vuoi qualcosa? Te lo offro io» disse prima al mio barista e poi a me.
«No, grazie. Faccio io» avevo ancora il culo dolorante per quella pacca, ma lo presi sul ridere perché mi divertiva tutta quella confidenza.
«Steve» mi strinse la mano muovendosi un po' fuori ritmo.
«Riley, piacere»
«Riley, bel nome. Ti va di ballare?» prese entrambe le mie mani e risi seguendo i suoi passi.
Mi fece alzare il braccio e ruotai su me stessa una, due, tre volte, fino a farmi venire la nausea.
Ci trovammo petto a petto su un pezzo reggae e mi tenne stretta sui lati del fondo schiena muovendo il bacino contro di me, intanto gli tenni le mani sulle spalle provando a non pestargli i piedi dato che ero piuttosto negata.
«È la tua prima volta qui?» le sue labbra potevano toccare il mio orecchio per farsi sentire, annuii e mi trattenne comunque vicino baciandomi sul collo, scese fino alle spalle lasciando cadere una spallina del vestito.
Non avendo il reggiseno sotto, quando lo vidi guardare dentro la mia prima reazione fu dargli un calcio sulla gamba per poi spingerlo lontano.
«Ma che cazzo fai!» urlai poi tirando su le spalline.
«Ehi, calmati» cercò di riavvicinarsi e lo spinsi più forte facendolo andare a sbattere contro un gruppetto di ragazzi che lo resse in tempo.
«Ma vaffanculo» borbottai prendendo il vodka che il barista stava tenendo in attesa.
«Posso avere un redbull e un altro po di vodka?»
Aggrottò prima la fronte, poi decise di accontentarmi.
Si, mi stavo per ubriacare malissimo ed andava bene.
Magari mi sarei incazzata di meno per una sbirciatina quando io stessa avevo avuto la geniale idea di uscire senza reggiseno, oppure avrei dimostrato a Bryan di non essere poi tanto rigida.
«Senti, mi spieghi cosa non va? Ci stavamo solo divertendo, no?» Steve era tornato e scolandomi tutta la vodka senza aspettare di mescolarlo con la redbull, gli feci il dito medio sperando che mi lasciasse in pace.
«Ehi» ritentò e stavo per urlargli addosso quando il barman mi porse le bevande e il pos.
«Grazie» pagai posando il bicchiere vuoto sotto i suoi occhi stupiti.
«Piano» disse infine.
Quello scemo era sparito senza prendere la birra ordinata, io cercai di tornare indietro con la mente mezza offuscata per l'alcol che avevo stupidamente mandato giù tutto insieme.
Mi persi ben due volte cercando Bryan.
La prima volta finii in coda per il bagno e la seconda volta ritrovai l'uscita che era praticamente un labirinto.
La lattina di redbull era già vuota e rimanevano pochi sorsi nel secondo bicchiere di vodka.
Ero tentata a tornare indietro e spendere altri quindici dollari, ma poi trovai il tavolo e Bryan, ma non era da solo.
Seduto sulle sue gambe, stava una barbie bionda con un vestitino bianco che, seduta con il culo all'infuori, lasciava trasparire il perizoma rosso che portava.
Gli disse qualcosa e poi scese giù con le labbra sul suo petto e poi sul collo, ma lui le circondò il viso riportandola su e si parlarono di nuovo fino ad infilarsi le lingue in bocca.
Mi venne la nausea. Non più per il sapore disgustoso che la vodka mi aveva lasciato in bocca, ma per il pensiero del forte scambio di saliva che stava avvenendo.
Bryan la teneva salda sulle cosce, le loro teste che si muovevano in direzioni opposte, così come lei si stava strusciando sul suo cazzo con le dita che gli scompigliavano quei ricci di cui avrei confermato al mondo la morbidezza.
Che diavolo di posto era? Una discoteca o il set di un porno?
Li avrei anche lasciati in pace a godersi il momento, ma cercando di stare più comoda, lei calciò via la mia giacchetta, il che mi fece infuriare, quindi mi avvicinai schiarendo la voce rumorosamente.
«Ti spiace? È mia» dissi quando mi guardò con sufficienza, ci diede letteralmente un calcio facendola finire ai miei piedi.
«Riley...»
Essendo un po' ubriaca, lo shock sulla mia faccia risultò più tragica del previsto e lei lo prese come se avessi intenzione di tirarle un pugno, e aveva ragione.
Eppure non feci nulla, nemmeno degnai di uno sguardo il Bryan immobile che non sapeva cosa dire, semplicemente presi la mia roba ed andai a cercare mia sorella, poi un altro drink e magari un taxi. Quello era morto per me.
Jess era irriconoscibile, i capelli un casino e gli occhi rossi che, mano sul fuoco, non erano dovuti all'alcol.
«Porca puttana, che hai fatto!?» barcollavamo tutti e due e lei non seppe rispondermi se non scoppiare a ridere abbracciandomi.
Puzzava di fumo da morire ed era in compagnia di tre ragazzi che ora ci ballavano intorno.
«Andiamocene da qui, santo cielo!» cercai portarla fuori, ma si rifiutò chiedendomi di ballare piuttosto.
«Assaggia questa aranciata, è pazzesca» mi porse la cannuccia e scossi la testa.
«Ti giuro, un sorso e lo amerai. Me l'hanno offerto loro poco fa»
«È buonissimo» confermarono i tipi e rifiutai di nuovo finché lei non si indispettì e mi disse di berne un po' o di sparire dalla sua vista.
«Jess, smettila e andiamo»
«Se non lo vuoi, lasciami stare! Marc, accetto la tua offerta. Vengo con voi» si strinse a lui sporcandogli la spalla con quel maledetto succo.
Ovviamente non l'avrei lasciata andare da nessuna parte con tre sconosciuti e le strappai di mano quel bicchiere prendendo un piccolissimo sorso.
Pareva della normalissima aranciata, finché non mi ritrovai nei parcheggi del locale a pomiciare con un totale sconosciuto che ora aveva le mani dentro le mie mutandine. Di mia sorella nessun segno.
Non capivo nulla e quello non era una cazzo di aranciata!
Spero fin qui vi stia piacendo la storia!
Grazie mille per i voti e ovviamente per i commenti❤️
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BE CAREFUL WITH ME
RomanceRiley Elle james è una Newyorkese finita a Los Angeles con la sorella Jess per motivi lavorativi. L'organizzazione non è il suo forte, infatti continua a rimandare tutto ciò che metterebbe un po d'ordine nella sua vita per dedicare anima e corpo nel...
