7. She's American

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And you know I'm in love with this city

But the green is turning brown

[...]

Well, your face has got a hold on me

But your brain is proper weird

Are you feeling the same?

[The 1975]

***

Old Compton Street, Soho


Quel giorno, il cielo sopra Londra aveva deciso di piangere in modo ridicolmente copioso. Poteva essere altrimenti? meditò Lauren, stizzita, imbracciando l'ombrello mentre spegneva il motore della propria Mercedes-Benz. Pigiò il pulsante di chiusura delle portiere e con passo atto a schivare le pozzanghere raggiunse l'entrata della caffetteria italiana. Almeno sono di parola, pensò, prendendo posto a un tavolino che non fosse di facile individuazione. Era pur sempre il Primo Ministro del Regno! Le ho promesso un caffè e avrà un caffè!

Subito, sopraggiunse una gioviane cameriera. Era tanto trafelata quanto imbellettata. Aveva guizzanti occhi chiari e un paio di bionde trecce. Sul petto portava appuntato il proprio nome: Juliet.

- È già pronta a ordinare, Ministro? – domandò, ammiccando. Un sonoro clic sancì lo scatto della molla della sua penna.

Lauren imprecò tra sé e sé: non si poteva più passare inosservati, nevvero? Puntellò i gomiti sul tavolo, facendo cenno alla ragazza di avvicinarsi.

- Può tornare tra un quarto d'ora? – soffiò a bassa voce, forse con tono più rauco di quanto avrebbe voluto. Ma poteva forse controllarlo? – Sia discreta, please – raccomandò, mentre quella annuiva e si allontanava, quasi saltellando.

Il soffice tintinnio della campanella dell'ingresso la richiamò sull'attenti, distraendola dal vistoso sculettare della cameriera. Lola.

Ella ripose l'ombrello accanto alla porta e si lisciò i jeans chiari con modi vanitosi. Quando sfilò i propri occhiali scuri, sfarfallò lo sguardo lungo tutta la caffetteria e, individuata Lauren, si aprì in un sorriso malizioso. Avanzò, con passo cadenzato, ravviando dietro l'orecchio una ciocca sfuggita alla presa della crocchia.

- Hello – salutò, mentre sedeva. Allentò la sciarpa attorno al collo e abbandonò il proprio bomber sullo schienale della sedia. Intrecciò le dita inanellate sul tavolo, sbattendo le ciglia ancora un po' intirizzite dal freddo. Le lenti che aveva intersecato ai capelli le donavano un tocco da turista, innegabilmente.

Gli occhi fulgidi di Lauren seguirono ogni suo gesto, senza perdersene una sfumatura. Le ispiravano tanto una notte fugace quanto un giorno infinito. Aspetta che lo venga a sapere Dinah!

- Hello – ricambiò, cordiale quando bastava a mantenersi sul filo del rasoio, tra estraneità e confidenza.

- Mi sono fatta attendere molto? -.

- Assolutamente no -.

Mentre le dita lascive della pioggia carezzavano le vetrate della caffetteria senza pietà, Lola legò il proprio sguardo agli smeraldi che aveva innanzi, studiandoli con attenzione. Quando vi si era davvero soffermata con vivo interesse, in precedenza? È quasi un peccato, meditò, umettandosi le labbra. Quasi. Quegli occhi non potevano certe essere più verdi dei bigliettoni che le spettavano, no?

- Vogliamo parlare di lavoro? – indagò, retorica.

Lauren sollevò un sopracciglio, sorridendo sotto i baffi. Voleva giocare? Ma almeno saprà che io non rincorro? Roteò il proprio anello di perla un paio di volte, attorno all'anulare destro. Sembrò emulare l'avvolgimento delle spire di un boa constrictor. Non sapeva, tuttavia, che era lei a un palmo dall'essere poco più di una preda indifesa.

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