capitolo trentatré.

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Il ticchettio del mio tacco rimbomba per il corridoio, avvisando la mia entrata. Nella mano sinistra ho tra le mani la mia borsa, con la destra tengo dei documenti che dovrò analizzare con Simone.

Sono passati due giorni dalla serata passata insieme, non avendolo più visto, nemmeno al lavoro, ricordando solo a fine giornata del suo giorno libero. La cosa giova a mio favore d'altronde: non sono ancora pronta per imbattermi in un altra avventura. La mente e il cuore sono occupati da un altra persona.

Entro nel mio studio e dopo aver chiuso la porta, poggiato la borsa sul divano, mi siedo sulla poltrona della mia scrivania.

Compongo il numero di telefono fisso di Simone, il quale mi risponde al primo squillo.

«Sono arrivata, ti aspetto!» esclamo picchiettando fastidiosamente la penna sulla scrivania.

«Arrivo subito» risponde con voce rauca. Metto giù la cornetta e nel frattempo ordino il mio pranzo, che spero arriverà all'orario impostato.

Dopo aver bussato alla porta, Simone entra sfoggiando un sorriso timido, tipico di chi si sente in imbarazzo dopo la prima uscita finita in modo diverso da come si aspettava.

«Buongiorno» esclama sedendosi di fronte a me. Si sistema la giacca e si posiziona meglio sulla sedia.

«Ciao» rispondo sorridendo appena «Come stai?».

«Bene grazie. Tu?» domanda schiarendosi poi la voce. Sembra nervoso.

«Bene grazie» dico, inclino leggermente la testa verso destra e aggiungo:«Sicuro che sia tutto apposto? Sembri nervoso».

«Nervoso?Io? Oh, nono» afferma velocemente, muovendo la mano avanti e indietro, come se stesse scacciando una mosca. «Tutto apposto, davvero».

Potrà pure dire il contrario, ma le sue azioni parlano chiaro: è nervoso ed io non aspetto altro di saperne il motivo.

«Non ti ho portato la colazione oggi solo perché è mezzogiorno» dice guardandomi negli occhi. Resto con la penna in mano a fissarlo. Davvero crede che io lo voglia? Si, sarà un gesto gentile, ma non necessario e di sicuro non me la prendo se mai non dovesse avvenire.

«Tranquillo, non devi, davvero» rispondo allungando la mano verso di lui, ma poi la ritraggo immaginandola troppo azzardata «Preferisco andare ad un bar e ricambiare il dolce gesto che mi hai riservato con la ciambella».

«Ma non scherzare» esclama sbarrando gli occhi, per poi scuotere la testa «Non accetterei mai».

«Invece dovresti» rispondo alzando le spalle «È giusto così».

Lui resta in silenzio questa volta, osservandomi attentamente, dubbioso molto probabilmente, se dire qualcosa o meno. E poi parla.

«Non avrò nessuna possibilità con te vero?». Continua a fissarmi, mentre osservo una lunga striscia di sudore farsi strada sulla sua tempia.

Come glielo spiego che non voglio nessuna persona accanto se non l'unica che non vuole me?
Che non riesco più a vivere da quando Thomas è andato via?
Che non aspetto altro che lui torni e che mi dica di volermi quanto lo voglio io?

Simone, per quanto sia speciale e perfetto, non è la persona che voglio. Me ne pentirò? Non lo so, ma per ora è quello che sento di provare e non posso evitare la voci delle mie emozioni. Finirei per prendere in giro tutti e vivere una persona che non apprezzerei come dovrei.

MR.BROWNLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora